| Sweeney Todd |
![]() |
| di
Chiara Bianchi |
| Cinema
d’estate ultima (re) visione Tutto
comincia con una goccia di sangue…che cola sul vetro, che passa in una feritoia,
che riempie lo spazio fra due piastrelle, che scivola giù e ancora giù fra misteriosi
ingranaggi, che raggiunge le fogne di una Londra cupa e malsana, che vive, misteriosamente,
della vita che le è stata tolta. L’ultimo film di Burton, tratto
da un racconto dell’autore inglese Thomas Peckett Prest, si basa sulla versione
musicale di Stephen Sondheim che ha goduto e gode tuttora di grande successo nei
teatri. Il personaggio di Sweeney Todd in realtà compare in quanto presenza leggendaria
in altri scritti dell’epoca (siamo intorno alla metà dell’Ottocento) e si vocifera
che sia ispirato ad un personaggio realmente esistito il che lo avvicina in modo
pericolosamente affascinante alla figura di Jack lo Squartatore. La trama è presto detta: un barbiere
talentuoso e geniale viene accusato ingiustamente dal giudice Turpin (che turpe
lo è davvero) che ne insidia la moglie e ne “adotta” la figlia, salvo poi decidere
di sposarla, senza ovviamente che la ragazza ne sia entusiasta. Dopo il lungo
periodo di prigionia, il barbiere ritorna a Londra e, in attesa di mettere in
atto la sua vendetta, apre in Fleet Street la sua personalissima bottega degli
orrori aiutato dalla signora Lowett, proprietaria della locanda adiacente, i cui
affari, “inspiegabilmente” da quel momento in poi lievitano… Burton si è innamorato della
storia sin dalla prima volta che l’ha vista rappresentata a teatro, quando ancora
era studente, ed in effetti si tratta di uno script le cui caratteristiche gotiche
sono assolutamente nelle sue corde. Interessante è tentare un parallelismo
fra il personaggio di Benjamin Baker (questo è il nome del barbiere prima della
“trasformazione” interiore che lo rende Sweeney Todd) e quello di Edward mani
di forbice dell’omonimo, splendido, storico film di Burton. L’uno da uomo felice
ed appagato e sì, anche un po’ noioso, diventa un mostro dopo che è entrato in
contatto con la crudeltà, l’ingiustizia e la prepotenza umana scoprendo anche
in sé ed esasperandole fino alla follia, queste caratteristiche così umane che
lo rendono però disumano. Edward, per contro, invece è inumano in quanto non sociale
(non antisociale, semplicemente non ha mai avuto a che fare con la socialità)
e proprio per questo sensibilmente puro ed incontaminato, in contatto con la crudeltà
umana, con l’ipocrisia, non ne viene corrotto ma ne fugge spaventato e si rinchiude
nel micromondo che lo ha visto nascere e in cui può mantenere intatte le sue caratteristiche
anche se le sue mani (forbici) si sono ormai indelebilmente macchiate di sangue. Sweeney
Todd è un assassino per scelta, i quindici anni di prigionia lo hanno cambiato,
lo hanno reso disumano, i rasoi che lui considera amici lo hanno accecato con
il loro fulgore facendogli credere di poter essere una sorta di angelo vendicatore
il cui senso di giustizia possa prevaricare e decidere della vita (e soprattutto
della morte) altrui. Ma Todd non è un angelo nero, Todd è Benjamin, un uomo lacerato
dal dolore e ormai incapace di amore e perdono, non è superiore al suo antagonista
Turpin, è esattamente come lui se non peggiore, la sua solitaria sete di vendetta
prevarica su tutto il resto, sulla capacità di discernere e di riconoscere, di
fermarsi quando è il momento, Todd è più simile ad una macchina da guerra, della
stessa pasta metallica del meccanismo che lui stesso ha ideato per far scivolare
i cadaveri dalla sua bottega direttamente nel locale caldaie dove la solerte Mrs
Lowett cuoce i sui pasticci di carne… Sweeney Todd è il film della
maturità di Tim Burton, una favola nera che è allegoria, simbolo, senza speranza
né redenzione; il male è ovunque, il rivolo di sangue dei titoli di testa ce lo
conferma, siamo tutti colpevoli, tutti fatti della stessa pasta, anzi, pasticcio…(e
perdonatemi la battutaccia macabra ma in questo contesto non poteva non esserci). |
|
© LiberaMENTE MAGAZINE 7 settembre 2008 |