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| di Bruna
Taravello |
| “Spegni
la tivù, altrimenti resti incinta”. Frase assurda, insensata: o no?
No, poiché da una ricerca condotta negli Stati Uniti su 2000 giovani fra
i 12 e i 17 anni, è emerso che chi sta molto tempo davanti al teleschermo occupa quello che gli
resta libero facendo sesso, con una probabilità di trovarsi a fronteggiare una
gravidanza indesiderata doppia rispetto a chi non ha la televisione fra le proprie
passioni primarie. Aumento
quindi del rischio di gravidanze indesiderate, ma anche di contrarre malattie
sessualmente trasmissibili, poiché nei programmi tivù più divertenti il sesso
può essere tragico, romantico o imprevisto ma raramente è protetto; delle conseguenze
si parla solo se funzionali alla storia (solitamente per magnificare una gravidanza
della protagonista). Gli
stessi mezzi che usano per informarsi, per comunicare, attraverso sms, facebook,
msn, sono poi usati per conoscere il sesso, per parlarne, e,
a modo loro, per farlo e per vantarsene. Video
hard ripresi all’insaputa (?) del partner e messi su You Tube, ragazze condivise,
in tutti i sensi, con gli amici, gare notturne a chi soddisfa più pretendenti;
e poi storie di baby prostitute pronte a darsi via per una ricarica telefonica, di sesso nei bagni delle scuole medie,
e potremmo proseguire con una lunga lista molto più simile alla fantasia sessuale
di un maniaco di mezza età che a quello che si vede in giro. Ed
è sempre stato così: ostentavano l’amore libero i sessantottini quando i giornalisti
si intrufolavano nei concerti per le interviste “dal vivo”; la telecamera era
spesso scacciata dalle affollate assemblee del ’77 dove il terrorismo, il sesso
e i sentimenti si
intrecciavano senza stabilire priorità.
Ma quello che davvero accadeva lo possono sapere solo loro, quelli che
erano là, se la memoria è riuscita a rimanere libera dal ricordo collettivo ripetuto
e ormai obbligato. Quindi
non stupiamoci delle risposte, sconnesse e contraddittorie, che ci danno quando
proviamo ad interrogarli sul sesso, la politica, l’amore; come tutti quanti, come
noi prima di loro e i nostri genitori prima di noi, sanno che non capiamo, che
non potremo capire: e hanno ragione, purtroppo noi siamo ormai persi nel nostro
mondo dove un numero moltiplicato zero non può dare sorprese, è sempre zero e basta.
Loro, caparbiamente,
si allontanano da noi per cercare un’altra soluzione, diversa e impossibile: ma
non lo sanno, che non esiste, perciò forse la troveranno. Fonti:
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© LiberaMENTE MAGAZINE 16 novembre 2008 |