Tariffa you & Porn
di Bruna Taravello

“Spegni la tivù, altrimenti resti incinta”. Frase assurda, insensata:  o no?  No, poiché da una ricerca condotta negli Stati Uniti su 2000 giovani fra i 12 e i 17 anni, è emerso che chi sta molto tempo davanti al teleschermo  occupa quello che gli resta libero facendo sesso, con una probabilità di trovarsi a fronteggiare una gravidanza indesiderata doppia rispetto a chi non ha la televisione fra le proprie passioni primarie.
Il motivo sembra elementare ed è quasi un luogo comune: tutte le trasmissioni che i giovani apprezzano di più, da “Scrubs” ai vari reality hanno contenuti, riferimenti, citazioni sessuali molto esplicite. Questo fa sì, secondo i ricercatori della rivista “Pediatrics”, che i ragazzi facciano sesso prima del tempo, senza essere preparati e senza valutare i rischi e lo sconvolgimento che questa attività può portare nelle loro vite.
Sesso precoce, quindi, e non particolarmente consapevole, poiché l’area del cervello preposta alla capacità di giudizio nel periodo adolescenziale sembra non sia ancora completamente sviluppata: altra scoperta scientifica che il buon senso ci suggeriva da tanto tempo.

Aumento quindi del rischio di gravidanze indesiderate, ma anche di contrarre malattie sessualmente trasmissibili, poiché nei programmi tivù più divertenti il sesso può essere tragico, romantico o imprevisto ma raramente è protetto; delle conseguenze si parla solo se funzionali alla storia (solitamente per magnificare una gravidanza della protagonista).
Ma quanto questi teenager d’oltreoceano possono essere assimilati ai nostri, quante abitudini hanno in comune? Certamente tivù, cellulari e internet sono media onnipresenti nella vita dei ragazzi ed egualmente (ir)responsabili della loro formazione sentimentale: ma in che ordine?
In Italia la tv generalista è ancora quella largamente più diffusa, proprio questo è il suo punto debole che la rende il mezzo meno praticato dalla IuTiubGeneration.
L’abitudine consolidata, ormai, è quella di cercare in rete le informazioni che servono, quando servono: i quotidiani vivacchiano, nel loro mondo di adulti, ma i ragazzi non sono meno informati, non tutti: on demand, è la soluzione, almeno per loro.

Gli stessi mezzi che usano per informarsi, per comunicare, attraverso sms, facebook, msn, sono poi usati per  conoscere il sesso, per parlarne, e, a modo loro, per farlo e per vantarsene.

Video hard ripresi all’insaputa (?) del partner e messi su You Tube, ragazze condivise, in tutti i sensi, con gli amici, gare notturne a chi soddisfa più pretendenti; e poi storie di baby prostitute pronte a darsi via per una ricarica telefonica,  di sesso nei bagni delle scuole medie, e potremmo proseguire con una lunga lista molto più simile alla fantasia sessuale di un maniaco di mezza età che a quello che si vede in giro.
Tutto questo per loro non avrebbe quasi senso senza il media che, in barba a McLuhan, resta mezzo e non diventa messaggio: non per loro almeno, che in questo modo possono condividere, come una volta si faceva in gruppo, al bar con gli amici o in auto, girando intorno alle puttane e ai travestiti, un’iniziazione sessuale in piena regola.
Ma proprio guardando in giro, guardandoci attorno possiamo vedere che questa immagine degli adolescenti ossessionati dal sesso può essere parziale, tendenziosa, di maniera: se una cosa accomuna le varie generazioni, questa è l’insofferenza ad essere catalogati, a diventare luogo comune, ed è la vera difficoltà che si incontra nel parlare di loro, nel cercare di raccontarli.
Così, mentre sulla superficie dell’acqua si possono cogliere certi movimenti, piuttosto eclatanti e sbandierati, nella profondità ce ne sono altri, forse più significativi e inquietanti.

Ed è sempre stato così: ostentavano l’amore libero i sessantottini quando i giornalisti si intrufolavano nei concerti per le interviste “dal vivo”; la telecamera era spesso scacciata dalle affollate assemblee del ’77 dove il terrorismo, il sesso e i sentimenti  si intrecciavano senza stabilire  priorità. Ma quello che davvero accadeva  lo possono sapere solo loro, quelli che erano là, se la memoria è riuscita a rimanere libera dal ricordo collettivo ripetuto e ormai obbligato.
E insofferenti e ostentati sono anche questi ragazzi, mentre con passo strascicato e boxer a vista si avviano verso la scuola: essere classificati è una sfiga alla quale non tengono proprio, ma apparire diversi da come si è diventa quasi un obbligo.

Quindi non stupiamoci delle risposte, sconnesse e contraddittorie, che ci danno quando proviamo ad interrogarli sul sesso, la politica, l’amore; come tutti quanti, come noi prima di loro e i nostri genitori prima di noi, sanno che non capiamo, che non potremo capire: e hanno ragione, purtroppo noi siamo ormai persi nel nostro mondo dove un numero moltiplicato zero non può  dare sorprese, è sempre zero e basta. 

Loro, caparbiamente, si allontanano da noi per cercare un’altra soluzione, diversa e impossibile: ma non lo sanno, che non esiste, perciò forse la troveranno.

 

Fonti:
Salute24.ilsole24ore.com
www.corriere.it
xl –la repubblica n39
zai.net giovani reporter                        

Bruna Taravello

© LiberaMENTE MAGAZINE 16 novembre 2008