| Il Tempo di Vivere |
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| di Arianna
Rivoira |
| Non
c’è tempo. O meglio, non c’è mai abbastanza tempo per
fare tutto. Siamo ormai abituati a cercare in tutti i modi come guadagnarne un po’. Gli impegni di lavoro sono incastrati
tra loro come un complicato puzzle cronologico. Ciò che necessita tempo, dura
troppo, ciò che richiede tempo, richiede troppo tempo. Non importa quanto brevi
siano le nostre attività, non lo sono Eppure,
nonostante tutte queste belle
invenzioni ci promettano di ridurre la durata delle nostre attività,
il tempo a nostra disposizione
è sempre meno. Il lavoro, la famiglia, la continua frenesia che avvolge la nostra esistenza, inesorabilmente
affliggono le nostre giornate, portandoci ad un indispensabile bisogno di staccare
la spina, di prenderci una vacanza. E’ tuttavia importante rendersi conto
di quanto difficile sia riuscire a ritagliare attimi per noi stessi. Se al tempo
non lavorativo sottraiamo il tempo utilizzato per i nostri hobbies,
per andare in palestra, per seguire
un corso di inglese, quanto tempo rimane per una sana e legittima noia? Quanto
rimane per quella dimensione del tutto gratuita e intima che è quella del tempo
libero soltanto per noi
stessi? Quello che forse oggi manca è il tempo per riflettere, per fermarsi
un attimo e guardare dentro di noi, per annoiarci anche un poco o leggere
un buon libro. E’ la dimensione individuale del tempo che oggi paradossalmente
sembra venire meno, paradossalmente perché mai come oggi definiamo la nostra società
individualista. Un contadino dell’800 aveva tutto il tempo per fantasticare e
riflettere sul senso della propria vita. Lo faceva forse in modo ingenuo, sopportato
da superstizioni e racconti popolari, ma lo faceva. Il suo tempo era il tempo delle stagioni,
dei raccolti, della fasi lunari, del sole e della pioggia … Ai
nostri tempi tutto questo non esiste più. Oggi la vita scorre troppo in fretta,
e noi non riusciamo a starle dietro. E allora succede che non troviamo più niente che ci piace,
più niente che risuoni dentro di noi. Non troviamo più la bellezza neanche nelle
piccole cose, nelle cose sempre
uguali, di tutti i giorni che ci ancorano alla vita, che ci fanno sentire
appartenenti a qualcosa di più grande e misterioso, nelle nostre abitudini che
ci regalano il fascino della quotidianità. Le piccole cose contingenti, normali,
che tutte insieme creano il nostro
vivere. Ma quella serenità nel vivere è difficile trovarla. La vita sembra
far meschinamente il
possibile per sottrarci tempo, e di conseguenza per impedirci di trovare la necessaria serenità. E’ facile avere paura in questi casi, quando
le persone che per noi dovrebbero essere
come dei pilastri non si rendono conto di noi e della nostra vita, perché anche
loro sono vittime della frenesia e della fretta. La mancanza di spazio e di tempo
ci porta a cadere nel baratro della solitudine, dal quale
è difficile risalire. La serenità si scaglia contro di noi, nelle vesti di una
necessità inesistente, ed è difficile ritrovarla con le sole proprie
forze. In questo modo viviamo e cresciamo spettinati, sempre fuori posto, sempre
alla ricerca di un equilibrio. Ci sentiamo
eternamente inadeguati, aggrovigliati come una matassa
di lana che si attorciglia. La calme è persa alla ricerca
di tempo, di un attimo di respiro, di un attimo di vita. Tutto quanto scorre troppo
velocemente, gli impegni si sovrappongono e non si riesce a dare priorità a ciò
che effettivamente è una priorità. Ci manca il respiro e arrivare
fino in fondo, finire, è l’unica soluzione. Finire e provare, se possibile, a ricominciare. Il Mondo sembra essere
una giostra manovrata dal tempo. Ma esistono persone che vorrebbero
scendere un attimo da questa giostra, per provarne un’altra, che giri come dicono
loro. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 10 agosto 2008 |