LiberaMENTE MAGAZINE

Tina Modotti

di Claudia Dani

« Ogni volta che si usano le parole "arte" o "artista" in relazione ai miei lavori fotografici, avverto una sensazione sgradevole dovuta senza dubbio al cattivo impiego che si fa di tali termini. Mi considero una fotografa, e niente altro. »

Fotografa dotata e consapevole. Tina Modotti nacque in Italia, immigrò negli Stati Uniti con la sua famiglia nel 1913. Si stabilirono a San Francisco, dove Tina lavorò in una fabbrica tessile continuando ad esercitare la sua passione verso la recitazione. Quando si sposò con Robo, Roubaix  pittore, entrò a contatto con la comunità artistica e conobbe Edward Weston.  Si pensa che Modotti sia stata introdotta alla fotografia quando era ancora in Italia, dove suo zio Pietro gestiva uno studio fotografico e in seguito la tradizione proseguì con il padre. L’incontro con il fotografo Weston nel 1921 fu l’evento decisivo per la sua carriera di fotografa.  Nel giro di un anno divenne la modella preferita del fotografo e sua amante. Il marito, deluso dalla relazione, si trasferì a Città del Messico, dove Tina lo raggiunse, ma troppo tardi perché egli era già morto di vaiolo al suo arrivo.

Rimase in Messico  accanto a  Weston  e solo allora decise di perseguire il suo nuovo obiettivo con decisione: la fotografia. Incontrò artisti come Hagemeyer, Dorothea Lange, Cunningham e attraverso la loro influenza lo stile della fotografa si evolse in qualcosa di più sociale.  Weston e Modotti entrarono rapidamente in contatto con la comunità bohemien della capitale. Attivamente coinvolta in politica, era membro del partito Comunista. Durante il suo più intenso periodo di attività politica le sue foto furono pubblicate sulla stampa politica. La sua simpatia per gli operai  si legge chiaramente attraverso i suoi ritratti di uomini o donne al lavoro.  Espressione della sua volontà di una fotografia socialmente coinvolta è il ritratto dei Due uomini che portano un grosso peso sulla schiena, dal quale emerge la consapevolezza che il lavoro usurpi la personalità delle persone, la loro individualità.  Attraverso l’occhio della Modotti, nel ritratto Donna di Tehuanpec la protagonista è ritratta leggermente dal basso  e ha un aria regale nonostante il peso sulla testa che più che un carico appare come un’ornamentale corona.

Donna di Tehuanpec

Quella foto è l’emblema di una società matriarcale che deve aver colpito non poco la fiera e indipendente fotografa. Le immagini che scatta nella comunità Tehuanpec sono le ultime che scoppiano di energia fotografica:  in quell’occasione la Modotti scriverà a Weston: “…metto troppa arte nella mia vita…e così non mi rimane nulla da lasciare all’arte”.  La carriera come fotografa sarà breve, infatti dopo essere stata deportata, per ragioni politiche, fuori dal Messico, lasciò definitivamente la fotografia. Girovagò per l’Europa per poi stabilirsi a Mosca, ma a parte alcune eccezioni non scattò più una fotografia. In Russia si unì alla polizia sovietica e partecipò a varie missioni in Francia ed Europa orientale. Missioni, queste, probabilmente a sostegno della rivoluzione mondiale che aveva in mente. Si stabilì per un po’ in Spagna dove entrò in contatto con Vittorio Vidali (politico e attivista antifascista) e le Brigate Internazionali durante la Guerra civile spagnola. Dopo il collasso del movimento repubblicano  lasciò la penisola iberica per tornare sotto pseudonimo in Messico. Morì a Città del Messico il 5 gennaio 1942.

La carriera fotografica di Tina Modotti è divisa, per alcuni, in due periodi: romantico e rivoluzionario. Il primo includerebbe il periodo trascorso con Edward Weston in Messico. Aprirono insieme uno studio di ritrattistica e viaggiarono per il paese incaricati di scattare immagini per il libro di Anita Bremmer, Idols Behind Altars. Nello stesso periodo venne scelta come fotografa ufficiale del movimento muralista messicano. Scattò molte immagini dedicate ai fiori. Il periodo rivoluzionario della sua fotografia sarebbe quello in cui fu più attiva politicamente. "La prima mostra fotografica rivoluzionaria in Messico" fu l’appellativo dato ad una sua mostra nel dicembre del 1929.  Fu l'apice della sua carriera di fotografa, e all'incirca un anno dopo fu costretta a lasciare il Messico.

“La fotografia è precisa, corretta in quanto può essere prodotta solo nel presente proprio perché basata su ciò che esiste oggettivamente davanti alla macchina fotografica, si realizza come il più soddisfacente fra i mezzi per registrare la vita in tutti i suoi aspetti e da questo deriva il suo valore documentale. Se a questo si aggiunge sensibilità e comprensione e, sopra ogni cosa, un chiaro orientamento verso il posto che dovrebbe avere nel campo dello sviluppo storico, io credo che il risultato sia qualcosa di degno di avere un posto nella produzione sociale alla quale tutti dovrebbero contribuire (Tina Modotti)


© LiberaMENTE MAGAZINE 29 novembre 2009