LiberaMENTE MAGAZINE

Twelve Monkeys

di Claudia Dani

Twelve Monkeys – L’esercito delle 12 scimmie

Primo piano di due occhi azzurri di ragazzino, aeroporto. Ecco cosa vede il ragazzino: un uomo e una donna corrono, l’uomo viene colpito e muore fra le braccia della donna bionda. Saranno queste le immagini enigmatiche che guideranno il pubblico durante tutta la pellicola. Si tratta del film "12 Monkeys – L’esercito delle 12 scimmie" di Terry Glliam, uscito nel 1996. 

Questa è la trama. Nel 1996 un virus uccide 5 miliardi di persone. Quarant’anni dopo i sopravvissuti, principalmente detenuti e scienziati, sono costretti a vivere nel sottosuolo. Un detenuto ‘volontario’, James Cole (Bruce Willis), viene inviato indietro nel tempo per studiare il virus. I viaggi nel tempo non sono una scienza esatta, e Willis viene inviato  inizialmente nel 1990, dove viene dichiarato malato di mente e rinchiuso in un ospedale psichiatrico; "salta" poi nelle trincee della Prima Guerra Mondiale. Nei suoi viaggi incontra due figure chiave: la psichiatra Railly (Madeiline Stowe) e il paziente Jeffrey Goines (Brad Pitt). Goines, figlio di un biochimico di rilievo, diventa il sospetto numero uno della diffusione del virus. Railly è l’unica persona, in seguito ad una serie di eventi e al sentimento che pian piano inizia a provare per Cole,  che comprende l’illusione paranoica in cui si trova il protagonista.

Il film è liberamente ispirato a "La jetée", cortometraggio sperimentale francese di Chris Markers . Il plot è lo stesso: un ragazzino in visita all’aeroporto di Orly coi genitori assiste ad un incidente, ma mentre tutti corrono verso un uomo morto, il ragazzino fissa il viso di una giovane donna. Molti anni dopo i sopravvissuti ad una guerra nucleare sperimentano i viaggi nel tempo. Scelgono il giovane per il potente ricordo che continua a tornare. "La jetée" è in realtà una sequenza di immagini supportate da una voce narrante: l’autore stesso, infatti, lo definisce un fotoromanzo. È importante ricordare che il cortometraggio va collocato in quel  momento di grande fermento artistico che è l’inizio della Nouvelle Vague. Markers riproduce la sua concezione del cinema costringendolo all’essenzialità: l’immagine e la parola. Questo cortometraggio riesce a narrare di viaggi temporali post-apocalittici, di amore, di visioni di morte, della memoria.

"L’esercito delle 12 scimmie" è  il sesto film di Gilliam, unico  americano facente parte del gruppo comico britannico dei Monty Python. Il film è divenuto un classico della cinematografia metafisica e futuristica. Un’avventura fantascientifica fra realtà e immaginazione, in cui desolati paesaggi metropolitani si intrecciano con le straordinarie fulminee invenzioni del regista.

L’atmosfera ricorda quella di Blade Runner, la fotografia è cupa, i colori sono pochi. Gli sceneggiatori David Peoples  e la moglie Janet, già sceneggiatori per Blade Runner, arricchiscono  "La Jetée" con la loro visione commovente di un futuro tormentato dal passato. Gilliam, insieme al cineoperatore Roger Pratt e allo scenografo Jeffrey Beecroft, disegna un abbagliante mondo perso.  Il mondo di "12 Monkeys" è freddo: il clima, ma anche i personaggi e le loro azioni. E’ un insieme di pensieri scuri e profondi  e di inquietanti interrogativi. Molti personaggi raggiungono il surrealismo, come gli scienziati e lo stesso Jeffrey Goines, ambientalista psicolabile, il quale è perfettamente lucido per tutta la durata del film. Il concetto di pazzia è stato rovesciato. La dottoressa Reilly si troverà a dover seguire una nuova strada ben lontana da quella conosciuta, ipotizzando un secondo rovesciamento della realtà dopo quello della definizione di follia. Il confine con la follia è molto labile, è facilmente sostituibile con la religione, la cultura e il mercato. Difficile stabilire se il film voglia essere pessimista o ottimista, anche se il finale lascia una speranza.

Il tema del viaggio nel tempo è solo un mezzo per dare una rappresentazione del mondo interiore dell’uomo. Un mondo popolato da incubi neri, dalla confusione propria dell’esistenza umana. Chi vede il film segue Gilliam nei suoi salti nella fantasia futuristica e selvaggia: il ritmo confonde, ma non si può fare a meno di seguirlo. È il potere perverso del regista.

L’anima del film è il sogno ricorrente di Cole, che torna, nel corso della pellicola,  arricchito di particolari creando un puzzle confuso. Niente è come sembra. Il sogno allude alla scena iniziale del film che si conferma nella chiusura: Cole aveva già assistito alla fine della storia.  Fra le molte citazioni (Hitchcock, i fratelli Marx) quella di Vertigo: il rimando al maestro del cinema torna quando Cole e Reilley si nascondono in un cinema in cui stanno proiettando proprio Vertigo, dove appunto troviamo un Cole confuso fra illusione e realtà in un vortice.

Gli attori danno ottima prova di sé. Brad Pitt fa presagire la sua performance nevrotica di Fight Club interpretando Goines: è fantastico, e trova lo spunto della pazzia in un personaggio che è apparentemente lontanissimo dalla star glamour che Pitt sembra essere. Ma è Willis che sorprende come eroe ambiguo e disperato, che tenta di evadere dall’orrore del destino. È una performance esplosiva di intensa emozione. Willis passa dallo status di malato mentale a soldato della prima guerra mondiale, a bambino, allontanandosi dai suoi soliti ruoli ‘muscolosi’ con una performance molto più complessa.

Tutto il divertimento, la paura e l’ipnotica narrazione che Gilliam compone va a scavare profondamente nel tema del fato e del destino. È più della celebrazione della pazzia, con un eroe che tenta di prevalere sul caos della sua condizione pur essendo inadeguato.

Risolvere l’enigma di "12 Monkeys" è una sfida esilarante.

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© LiberaMENTE MAGAZINE 7 marzo 2010