Twelve Monkeys |
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| di
Claudia Dani |
| Primo piano di due occhi azzurri di ragazzino, aeroporto. Ecco cosa vede
il ragazzino: un uomo e una donna corrono, l’uomo viene colpito e muore fra le
braccia della donna bionda. Saranno queste le immagini enigmatiche che guideranno
il pubblico durante tutta Questa
è Il
film è liberamente ispirato a "La jetée", cortometraggio sperimentale
francese di Chris Markers . Il plot è lo stesso: un ragazzino in visita all’aeroporto
di Orly coi genitori assiste ad un incidente, ma mentre tutti corrono verso un
uomo morto, il ragazzino fissa il viso di una giovane donna. Molti anni dopo i
sopravvissuti ad una guerra nucleare sperimentano i viaggi nel tempo. Scelgono
il giovane per il potente ricordo che continua a tornare. "La jetée"
è in realtà una sequenza di immagini supportate da una voce narrante: l’autore
stesso, infatti, lo definisce un fotoromanzo. È importante ricordare che il cortometraggio
va collocato in quel momento di grande fermento artistico che è l’inizio
della Nouvelle Vague. Markers riproduce la sua concezione del cinema costringendolo
all’essenzialità: l’immagine e "L’esercito
delle 12 scimmie" è il sesto film
di Gilliam, unico americano facente parte
del gruppo comico britannico dei Monty Python. Il film è divenuto un classico
della cinematografia metafisica e futuristica. Un’avventura fantascientifica fra
realtà e immaginazione, in cui desolati paesaggi metropolitani si intrecciano
con le straordinarie fulminee invenzioni del regista. L’atmosfera
ricorda quella di Blade Runner, la fotografia è cupa, i colori sono pochi. Gli
sceneggiatori David Peoples e Il
tema del viaggio nel tempo è solo un mezzo per dare una rappresentazione del mondo
interiore dell’uomo. Un mondo popolato da incubi neri, dalla confusione propria
dell’esistenza umana. Chi vede il film segue Gilliam nei suoi salti nella fantasia
futuristica e selvaggia: il ritmo confonde, ma non si può fare a meno di seguirlo.
È il potere perverso del regista. L’anima
del film è il sogno ricorrente di Cole, che torna, nel corso della pellicola,
arricchito di particolari creando un puzzle confuso. Niente è come sembra.
Il sogno allude alla scena iniziale del film che si conferma nella chiusura: Cole
aveva già assistito alla fine della storia. Fra
le molte citazioni (Hitchcock, i fratelli Marx) quella di Vertigo: il rimando
al maestro del cinema torna quando Cole e Reilley si nascondono in un cinema in
cui stanno proiettando proprio Vertigo, dove appunto troviamo un Cole confuso
fra illusione e realtà in un vortice. Gli
attori danno ottima prova di sé. Brad Pitt fa presagire la sua performance nevrotica
di Fight Club interpretando Goines: è fantastico, e trova lo spunto della pazzia
in un personaggio che è apparentemente lontanissimo dalla star glamour che Pitt
sembra essere. Ma è Willis che sorprende come eroe ambiguo e disperato, che tenta
di evadere dall’orrore del destino. È una performance esplosiva di intensa emozione.
Willis passa dallo status di malato mentale a soldato della prima guerra mondiale,
a bambino, allontanandosi dai suoi soliti ruoli ‘muscolosi’ con una performance
molto più complessa. Tutto
il divertimento, la paura e l’ipnotica narrazione che Gilliam compone va a scavare
profondamente nel tema del fato e del destino. È più della celebrazione della
pazzia, con un eroe che tenta di prevalere sul caos della sua condizione pur essendo
inadeguato. Risolvere
l’enigma di "12 Monkeys" è una sfida esilarante.
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© LiberaMENTE MAGAZINE 7 marzo 2010 |