| L'Uomo che Ama |
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| di
Bruna Taravello |
| La
fine di un amore, l’inizio di un altro; la vita, che in certi momenti non riesce
ad avere il sopravvento sul dolore. Molto intimista ed ispirato, questo film di
Maria Sole Tognazzi parla dell’abbandono, e quindi della coppia, vista dall’uomo, pur facendo molto sentire la mano femminile della
regista. L’interesse
per il punto di vista maschile però, che lui sia il partner di una felice unione
gay o il distratto compagno di Monica Bellucci, dà un insolito sapore di nuovo
ad un tema, e ad un film, che proprio da questa insolita miscela trae la propria
forza espressiva. Ambientato
in una Torino a tratti irriconoscibile, il film ruota attorno alla bravura di
Pierfrancesco Favino, che cresce ad ogni prova e che qui è alle prese con
un copione che evidentemente deve aver amato molto. Roberto,
farmacista quarantenne non paticolarmente vivace, che
dalla propria vita non trae grandi emozioni (ma questo noi possiamo solo immaginarlo)
si emoziona, e tanto, all’incontro con Sara (Ksenia
Rappoport) fino ad innamorarsene in breve tempo. Tutto,
intorno a lui, sembra guadagnare
brillantezza mentre lui è sempre più intrigato da lei, tralasciando
quei segnali che, ascoltati, gli impedirebbero di giocarsi cuore e testa. Ma tant’è,
gli innamorati vedono solo ciò che vogliono vedere, e Roberto non fa eccezione:
il ritorno alla realtà sarà durissimo, il dolore profondo, la dignità un ricordo. Ma
se a questo punto sarebbe facile cadere nel drammone sentimentale, la regia suggerisce
invece una sofferenza cerebrale contenuta ed interessante, spostando il racconto
su più piani, senza mai lasciarlo diventare asfittico. Oltre
al già citato Favino, tutti gli interpreti si muovono bene, dando prova
di essere a proprio agio nelle
varie parti: persino la Bellucci rinuncia per una volta ad essere una fantasia
erotica e impersona una credibile fidanzata, bella ma non per questo meno ferita
dall’abbandono. Degni
di memoria, infine, gli scambi fra Roberto e la sua più matura collega (Marina
Paredes), donna amara e sconfitta, incapace di accettare
la perdita ma pure in grado di confortare e condividere il dolore, caustica
ed ironica quando serve. Carmen
Consoli ha firmato la colonna sonora, malinconica e grintosa quanto basta. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 16 novembre 2008 |