| Videocracy |
![]() |
| di
Chiara Bianchi |
VIDEOCRACY. Basta apparire “Qual
è la tua passione?” Ci ho messo un po’ ad arrivarci; farmene una ragione, soprattutto quello è stato difficile. Da un po’ di tempo a questa parte – francamente non saprei dire esattamente da quando, perché, si sa, le trasformazioni sono lente e spesso striscianti – la fama è diventata una professione. “che
lavoro fai?” È
così. Niente etica né morale. Solo lusso e culto dell’apparire. E ci sono
tutta una serie di satelliti che girano intorno a questi autoproclamati soli che
accecano senza riscaldare. Nuove terminologie arricchiscono la lingua italiana: velina, letterina, letteronza, tronista; nuove definizioni di nuove professioni. (immagino un altro dialogo possibile e verosimile) “Che
lavoro fai?” Ah
ecco. I nuovi ricchi. È molto preciso, molto puntuale, semplice e agghiacciante al tempo stesso il lavoro di Gandini che ripercorre con chiarezza tempi, luoghi. E persone. Descrive, non giudica. Non è per nulla necessario. Perché bastano gli sguardi. Un certo tipo di vuoto dietro certi occhi. Un’ombra
che taglia in due verosimilmente il viso di Fabrizio Corona mentre partecipa annoiato
alla sua serata da diecimila euro, firma autografi, beve
qualcosa, si mette un posa per un’altra foto. Si rimette in auto. E le luci di
Milano di notte sono stranamente soffuse, e il silenzio è ancor più stranamente
denso mentre la berlina nera sfreccia senza far rumore. Era un tempo Intanto Lele Mora passa dal letto al divano, dalla veranda alla piscina, nella sua villa in Costa Smeralda con il suo cellulare che suona la musica del fascio e rimanda immagini del duce. E guarda in macchina con un sorriso strano, un sorriso che va in trasparenza. Come gli occhi, che ti fissano e ti sfuggono. E Berlusconi sorride, sorride, sorride sempre. E Ricky invece sogna, guardando la tv in piedi il più vicino possibile, di diventare un fenomeno, un po’ Ricky Martin, un po’ Van Damme (che nessuno dei due sa fare bene entrambe le cose…) mentre la sua anziana madre lo avvolge pian piano in un bozzolo che diventa sempre più stretto. Da un’altra parte ancora, centinaia di ragazze ballano su un palcoscenico di pochi metri quadrati, si dimenano come forsennate, sbattono i capelli di qua e di là, forse per nascondere l’espressione triste e quasi tragica del loro viso, stanco, frustrato, teso dietro il trucco, le ciglia finte e il rossetto a lunga tenuta. Perché le veline sono solo due alla volta e le possibilità sono davvero poche… Basta anche solo la giustapposizione di queste immagini per tirare le somme. Gandini è un regista impressionista; così come Monet dipingeva giustapponendo i colori sulla tela e rendendo visibile una certa realtà – quella tranquillamente meravigliosa del suo favolosa giardino – anche lui avvicina un’immagine all’altra creando sovrapposizioni, correlazioni, rendendo chiaramente visibili cause, concause e conseguenze. Ma non è un bel giardino che dipinge, è un acquario (come i corridoi nascosti della casa del grande fratello) dove determinati pesci stanno fermi lì, senza far nulla, senza dire nulla. Ma ci sono. |
|
© LiberaMENTE MAGAZINE 20 settembre 2009 |