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Addio Uomo Effemminato
di Antonio Casillo

Chi usa chi? Sono i mass media ad utilizzare la politica per farne spettacolo o è la politica ad utilizzare gli strumenti dello spettacolo per proporre la propria visione del mondo? Una cosa è certa, mentre negli Stati Uniti si sta celebrando la grande vittoria del femminile proponendo per la prima volta una donna alla massima carica dello stato, le donne – e in particolare le donne femministe – sono pressoché scomparse dalla luce dei riflettori mediatici, assenti dai dibattiti televisivi più importanti, minoranze esigue nei talk show, voci ormai ridotte praticamente al silenzio.

Susan Faludi, scrittrice e femminista americana, vincitrice del premio Pulitzer nel 1991, è convinta che il nuovo anti femminismo americano abbia una precisa e circostanziata data di nascita: l’11 settembre 2001.

Ma che relazione può mai avere l’attentato terroristico alle Torri Gemelle con l’antifemminismo? E’ difficile da comprendere per chi non è americano, e ancor più difficile è capire il senso della prima cosa che la Faludi si sentì dire, da un collega giornalista, la mattina stessa dell’atto terroristico: “beh di certo questo cancellerà il femminismo dalla faccia della terra”.

Nel suo libro “Il Sesso del Terrore”, Susan Faludi spiega anche a noi europei questa “disarmante” connessione,  una connessione che ha risvolti psicoanalitici latenti da sempre, in attesa di un trauma per riemergere con forza e  ardore: “Dopo pochi giorni dall’attacco, i media suonarono le campane a morto per il femminismo. Ci fu detto in svariati modi che alla luce della calamità nazionale, il movimento delle donne si era dimostrato ‘frivolo’, un lusso che non ci si può permettere e che era giunto alla sua Waterloo”. Sempre a questo proposito Cathy Young, giornalista di agenzie di stampa, afferma: “Ora che non può più essere garantita un’esistenza pacifica, uno dei principali perdenti probabilmente sarà il femminismo”.  E ancora l’editorialista Mona Charen scrive: “Forse il nuovo clima di pericolo calmerà l’agitazione antimaschile che abbiamo sopportato così a lungo”. L’accusa si delinea in tutta la sua illogica logicità: con l’11 settembre la società americana riscopre una “cultura del guerriero” nella quale non pare trovare più posto la donna, o meglio, non trova più posto una femminilizzazione della società basata su valori di pacifismo, sensibilità, e analisi profonda delle cause che stanno dietro ogni evento del genere. Il simbolo fallico dell’America, le torri gemelle, crollano lasciando un vuoto castrante al mito machistico del cowboy di frontiera, un mito di cui i mass media non tardano a recuperare. Colui che lanciò l’accusa più celebre – ma purtroppo non isolata – fu il reverendo Jerry Falwel: “Punto il dito contro di loro (le femministe) e dico ‘Avete contribuito a far si che tutto questo accadesse...ai pagani, agli abortisti, alle femministe, ai gay e alle lesbiche che stanno cercando attivamente di mettere in pratica uno stile di vita alternativo”. L’idea del reverendo era questa: “modificando i tradizionali ruoli di genere, le femministe fecero si che Dio tirasse il suo velo protettivo che ha consentito di non essere attaccata sul proprio suolo dal 1812”. La difesa femminista dell’aborto legale, dopo l’11 settembre, fu considerata un vero è proprio tradimento contro la sacralità della vita. La conclusione era sempre la stessa: le nostre vite vengono così disprezzate perché siamo stati noi stessi a disprezzare la vita.

Susan Faludi

Gli uomini americani, hanno per troppo tempo indossato il grembiule da “casalinga”, ora è tempo che riscoprano la loro virilità.  I commentatori conservatori individuarono il problema in modo netto e semplice: “l’influenza maligna delle femministe ci aveva trasformato in uno stato assistenziale”. Soltanto un America “maschia” sarebbe stata in grado di difendere nuovamente il sacro focolare domestico violato.

All’appello di virilizzazione risposero in coro i mass media, i film di John Wayne  tornarono ad occupare prepotentemente i palinsesti televisivi, l’eroe dalla mascella volitiva che salva dalle fiamme la donzella con le trecce diviene l’icona mediatica più utilizzata in ogni anniversario dell’11 settembre. Furono quattro le soccorritrici donne che persero la vita nell’inferno delle Twin Tower, ma di loro venne cancellata ogni traccia, ogni memoria. L’eroe deve essere necessariamente un maschio, la donna rimane relegata al suo ruolo di vittima.

La Faludi si spinge oltre,  analizzando i talk show andati in onda nei giorni immediatamente seguenti l’attentato dell’11 settembre, scopre con sconcerto che non era presente nemmeno una donna. Importanti esponenti del Pentagono riproponevano le loro analisi e la soluzione era sempre la stessa: che rispetto può mai avere un esercito composto da donne? Via le donne dai campi di battaglia!

Il nuovo modello di virilità fu individuato – o meglio creato – nel super eroe Pompiere di New York. Kate O’Beirne – del National Review – due settimane dopo l’11 settembre scrisse il suo elogio ai vigili del fuoco di New York per essere riusciti a mantenere i suoi membri prevalentemente maschili, resistendo “all’attacco femminista”. Tra le vittime e i sopravvissuti del World Trade Center vi erano prevalentemente uomini, eppure tutti i giornali si affrettarono nel cercare e pubblicare soltanto quelle rarissime foto che ritraevano soccorritori maschi e sopravvissute donne, e la scena era sempre la medesima: uomini dallo sguardo coraggioso e determinato, sporchi di fuliggine che proteggevano inermi ragazze disperate. Le fotografie poste sotto la dicitura “Eroi” mostravano una serie di uomini, mentre l’unica fotografia posta sotto la scritta “sopravvissuti” mostrava una donna sconvolta, insanguinata, vestita di rosso, seduta su di un marciapiede e un uomo in divisa sopra di lei con le mani sulle sue spalle. Si stava inaugurando l’era della riscossa di John Wayne contro l’effeminato Leonardo Di Caprio. Peggy Noonan – editorialista conservatrice ed ex autrice dei discorsi di Reagan – scrive: “…le femministe, in combutta con i pacifisti, quelli di sinistra e gli intellettuali hanno ucciso John Wayne” e ancora Dan Neal, nella sua rubrica “Practical Man” del Palm Beach Post afferma: “Addio uomo effeminato!”

Quando Maureen Mc Fadden, responsabile della comunicazione della “Nazional Organization for Women’s Legal Defence and Educazion Fund (NOW LDEF), propose l’idea di celebrare le donne soccorritrici si vide negare ogni collaborazione dai numerosi media che aveva contattato. Nonostante le forti opposizioni riuscì ugualmente a trovare i finanziamenti per produrre un breve documentario di tredici minuti intitolato “The Women of Ground Zero”. A parte la proiezione in qualche ambasciata e al Congresso americano, il documentario passò pressoché inosservato, come nell’oblio più totale tornarono le eroine che l’avevano ispirato. Anzi “The Women of Ground Zero” generò violente reazioni contrarie: da più parti si sollevò la pesante accusa che il NOW volesse, in questo modo, impadronirsi dei fondi stanziati per le famiglie delle vittime. Le numerose e mail di sdegno che ricevette il NOW in quei giorni avevano tutte lo stesso tono: “Dico che i nostri soldi devono andare alle vittime, non a un gruppo di lesbiche sadomaso favorevoli all’aborto a nascita parziale”.

Il libro della Faludi comincia con una testimonianza che racchiude in sé anche la suggestione di una metafora. Appena dopo l’attentato terroristico alle Twin Towers cinque ragazze adolescenti e magre si presentarono separatamente all’ospedale di Manhattan accusando gli stessi sintomi: deperivano perché non riuscivano ad “ingoiare”, e dichiaravano di conoscerne la causa, tutte e cinque credevano che a seguito della distruzione delle due torri si fosse depositato nelle loro gole parti di detriti o resti umani che producevano tale sintomo. L’attentato dell’11 settembre è stato un boccone amaro da mandar giù, ma l’autrice de “Il Sesso del Terrore” dà a questo episodio un’interpretazione più profonda: non è soltanto la drammaticità dell’evento ad essere indigesta, quello che ancora brucia in gola all’America è l’incomprensione verso un qualcosa che rimane incomprensibile, quasi surreale. Piuttosto che analizzare a fondo le cause, l’America – secondo la Faludi – ha preferito chiudersi in sé stessa cercando le spiegazioni non nella realtà dei fatti, ma creando nuovi miti ai quali aggrapparsi, nemici immaginari fuori e dentro di sé, sui quali scaricare ogni responsabilità.  Ma Susan Faludi conclude ottimisticamente il suo libro, e questo articolo non può che terminare con le sue stesse parole, un messaggio chiaro, coraggioso, controcorrente al quale ogni aggiunta apparirebbe superflua:

“L’11 settembre ci offre, anche ora, la possibilità di rivisitare il passato e di capovolgere quel lungo rifiuto: per immaginare un’identità nazionale basata non su un’illusione, ma sui talenti e sulla vitalità di tutti noi allo stesso modo, uomini e donne”.

 

Fonti:

- Il Sesso del Terrore, Susan Faludi, Edizioni Isbn, Milano 2008


© LiberaMENTE MAGAZINE 20 aprile 2008