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Avvistamenti U.F.O.
di Elena Refraschini

Pochi giorni fa l’Inghilterra ha declassificato parte dei suoi archivi di stato segreti riguardanti gli UFO. Nel 2008 l’hanno già fatto Francia e Ecuador. Non è privo di interesse il fatto che questi files vengano resi pubblici: secondo Enrico Baccarini, dirigente del centro ufologico nazionale (CUN), c’è una nuova consapevolezza da parte dei governi sul fatto che i cittadini devono sapere quelli che sono i risultati di alcune decine di anni di ricerca mondiale e speculazioni sul fenomeno.
Naturalmente, i documenti rilasciati hanno gli opposti poteri di rassicurare il pubblico curioso del fenomeno fornendo dati (e,qualora fosse possibile, interpretazioni) attendibili, ma anche di allarmarlo, “preparandolo” al peggio.
L’ultimo avvistamento ufologico  è avvenuto in Galles, il 27 giugno di quest’anno: tre piloti di elicotteri hanno avvistato un oggetto strano, hanno provato a seguirlo, ma ad un certo punto quello è sparito; come ha sottolineato il Corriere della Sera, si tratta di tre militari che per regolamento sono frequentemente sottoposti a controlli medici rigorosi: si dovrebbe escludere, quindi, che si tratti delle proiezioni mentali di qualche squilibrato o di chi fa abuso di sostanze.

L’ondata di avvistamenti ufologici è arrivata in concomitanza con l’inasprirsi del clima della Guerra Fredda, dal 1947. Guarda caso. Si sa come entrambe le politiche statunitensi e russe continuassero a mantenere alta la tensione, affermando continuamente l’esistenza di un complotto ordito dall’altra superpotenza.
È proprio questa campagna del terrore, probabilmente, ad aver causato una certa isteria in alcuni soggetti, intimoriti da un attacco addirittura intergalattico.
Il fenomeno sembra però molto più vasto e complesso: basta fare un giro su internet per vedere quante associazioni sono nate per lo studio e l’informazione sugli UFO.
La CIA stessa ha un ufficio che se ne occupa.
Il primo avvistamento di un “disco volante” (flying saucer) avvenne il 24 Giugno 1947: il pilota e imprenditore Kenneth Arnold, mentre cercava un aereo abbattuto nei pressi di Mt. Rainer, nello stato di Washington, vide nove dischi volanti che viaggiavano ad una velocità approssimativa di 1600 km/h. Da quel momento, cominciarono a piovere avvistamenti sia da parte di militari che di civili.
Nel ’48, un generale dell’Air Force creò il progetto SIGN per raccogliere e analizzare tutte le informazioni disponibili sugli strani oggetti, temendo che potessero effettivamente rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale: la base dell’Air Force, che sarebbe stata chiamata Wright-Patterson, assunse il controllo del progetto, e pubblicò infine un rapporto che affermava che il fenomeno degli UFO era raro ma comunque spiegabile, e manteneva in ogni caso la promessa di continuare le indagini.
Negli anni ’40 l’Air Force continuò i suoi sforzi attraverso un nuovo progetto, GRUDGE, istituito anche per alleviare l’ansia pubblica grazie ad una campagna pubblicitaria che evidenziava la normalità degli UFO, spiegati come illusioni ottiche o aerei o meteore. Dichiarata la non pericolosità del fenomeno, il progetto venne concluso alla fine del ’49. Nel ’52, quando ci fu una valanga di nuovi avvistamenti, tanti da preoccupare l’amministrazione Truman, venne creato un altro progetto, BLUE BOOK, che costituì lo sforzo maggiore dell’Air Force e rimase attivo fino alla fine degli anni ’60.
La CIA monitorò sempre gli studi dell’Air Force, fino a creare una propria divisione (OSI – Office of Scientific Intelligence): questa fu sempre tenuta nascosta dai riflettori, per evitare di creare panico. D’ora in poi l’Air Force e la CIA collaborarono nelle indagini (quest’ultima, mantenendosi sempre nell’ombra) per assicurarsi che gli Unidentified Flying Objects non costituissero una minaccia alla sicurezza nazionale. L’Air Force escluse, negli incontri, che gli avvistamenti potessero essere legate ad armi sconosciute sovietiche o ad “uomini da Marte” – si preferì invece ricondurli alla errata interpretazione di fenomeni naturali.
La CIA negò sempre, come abbiamo già accennato, il suo diretto coinvolgimento nella ricerca sugli UFO, per paura che questo potesse essere interpretato come una conferma dell’esistenza degli stessi e quindi del pericolo da essi costituito. Questa politica, però, le risultò molto nociva nel momento in cui questo coinvolgimento fu ammesso, e nacquero così ondate di teorie cospiratorie.

Tuttavia, gli avvistamenti sempre vicini ad importanti basi difensive americane fecero mantenere alta la guardia contro possibili nuove armi sovietiche a forma di disco.
Nel 1952 l’Intelligence Advisory Committee (IAC) si prese il compito di monitorare l’attività ufologica. L’OSI intanto contattò gli scienziati inglesi che, parallelamente, avevano anch’essi attribuito gli avvistamenti nel loro Paese come una sbagliata interpretazione di fenomeni naturali. Nel 1953 Chadwell, a capo dell’OSI, e H. P. Robertson, scienziato del California Institute of Technology, crearono una commissione formata da diversi scienziati civili per studiare il problema degli UFO: dovettero raccogliere tutto il materiale già esistente e studiare i pericoli del fenomeno per la sicurezza degli Stati Uniti. I fenomeni vennero spiegati come particolari riflessi di luce, e l’unico pericolo alla sicurezza nazionale poteva essere la possibile isteria collettiva legata agli avvistamenti e alle tante teorie cospiratorie contro la CIA e il Governo. Per evitare che questo accadesse, venne ideata una campagna di sensibilizzazione che agì nei mass media, nella pubblicità, nelle scuole. In sostanza, i risultati della “commissione Robertson” non erano dissimili da quelli precedenti dell’Air Force (progetti SIGN e GRUDGE) e della CIA. Ricordiamo di nuovo che il coinvolgimento di quest’ultima nella commissione era da mantenere assolutamente segreto.
Dopo un periodo di perdita di interesse nel fenomeno, la paura che l’URSS stesse sperimentando nuovi aerei superveloci a forma di disco fece riaffiorare la questione. Nel 1954, la CIA stava sperimentando l’U-2, aereo che viaggiava a 60.000 piedi (un normale aereo di linea viaggia tra i 10.000 e i 20.000); quando si cominciarono a fare i voli di prova, i raggi del sole si riflettevano sulla sua superficie argentea: più della metà degli avvistamenti di “dischi incendiati” sono attribuibili proprio a questo segretissimo nuovo gioiello tecnologico , la cui segretezza fu mantenuta servendosi nuovamente della spiegazione sui male interpretati fenomeni naturali.

Intanto molti gruppi civili iniziavano a fare pressione perché venisse pubblicato il rapporto della commissione Robertson: dopo lunghe trattative, ne venne pubblicata una versione censurata, per togliere ogni riferimento alla CIA; il che fu come buttare benzina sul fuoco quando il suo coinvolgimento venne ammesso.
Il clima infatti stava diventando avvelenato e banali incidenti si trasformavano in imbarazzanti questioni di stato e il Governo veniva accusato di tenere il popolo americano all’oscuro di ciò che stava avvenendo sopra alle loro teste. Si arrivò al punto che nel 1958 un esperto di UFO fece causa alla CIA, accusandola di obbligare deliberatamente i testimoni oculari di fenomeni ufologici a mantenerli segreti.
Nel 1966 venne creato, con la collaborazione dell’Università del Colorado, un nuovo progetto della durata di 18 mesi per studiare gli UFO, specialmente attraverso l’osservazione analitica del materiale fotografico a disposizione, grazie ai sofisticati strumenti di cui i membri poterono fare uso presso le sedi della CIA (ovviamente, in gran segreto). Nel 1969 vennero rilasciati i risultati della nuova indagine, che non si discostavano dai precedenti. Così, venne messa fine anche al progetto BLUE BOOK dell’Air Force.

Molti appassionati rimasero delusi dal rapporto che sembrava voler nascondere come al solito il ruolo della CIA. In seguito ad una ulteriore causa contro l’Agenzia, essa fu obbligata a pubblicare qualsiasi documento avesse mai avuto sugli UFO: 355 documenti vennero resi pubblici, 57 vennero mantenuti segreti (a quanto sembra, perché contenevano riferimenti a fonti e metodi della CIA che dovevano restare classificati). La stampa si gettò vorace sui files, riempiendo pagine e pagine con accuse di voler ancora mantenere il segreto su ciò che realmente stava accadendo.
Dagli anni ’80 in poi, però, la CIA, nonostante le varie cause ancora intentate contro di essa, mantenne un interesse di basso profilo verso l’argomento. Malgrado questo, sembra impossibile mettere a tacere una controversia che si ciba dell’innato desiderio da parte degli uomini di credere di non essere soli nell’Universo; di credere che “qualcuno”, estraneo alle nostre guerre, alle nostre carestie, alle nostre inondazioni, ai nostri terremoti, ci stia sempre guardando, da un luogo molto molto lontano.

Elena Refraschini


© LiberaMENTE MAGAZINE 13 luglio 2008