torna all'indice
C'era (ancora) una Volta
di Bruna Taravello

Leggere due volte lo stesso libro, cantare due volte la stessa canzone, ripetere due volte un’intervista e rifare due volte l’amore con la stessa persona .
Come dite, non avete abbastanza tempo? Ma no, è l’unico modo per vivere il doppio.
Coazione a ripetere, forse? Ancora no, sappiamo che una coazione è qualcosa su cui non abbiamo alcuna possibilità d’intervento.

Pensiamo al tempo che ci rimane da vivere: non siamo assolutamente in grado di valutarlo; c’è chi si dice sicuro di non invecchiare, chi pensa di essere quasi immortale, tutti quanti vivono e progettano e si programmano senza calcolare una scadenza.
Ma proviamo ad immaginare di aver ascoltato, dalla poco sensibile bocca di un dottore, la notizia che il nostro tempo ha una data limite fissata: peggio, che certe scatole di piselli e pelati dureranno più a lungo di noi. Quale è il primo pensiero che ci viene in mente? Forse che ci sono ancora mille cose da fare, da vedere, da dire a chi ci sta intorno, forse che nessuno saprà rimproverare nostro figlio se studierà poco e male, o forse ancora che quel figlio che ci si è dimenticati di fare avrebbe garantito una qualche continuità con la nostra vita.
Rimpianto, insomma, rammarico ed amarezza: curioso modo di terminare una bella giornata. Ma questo la dice lunga sullo spazio che dedichiamo ai sentimenti, alle emozioni, alla ricerca dell’autentico nella nostra vita, mentre ci accapigliamo per un aumento di stipendio o un bonus fiscale e le altre cose ci sembrano sciocchezze da vecchio insegnante di liceo.
Invece, avere il tempo, o comunque prenderselo, per riflettere in situazioni diverse sulle stesse parole, per cercare reazioni diverse ad azioni più e più volte ripetute; ed incredibilmente vedere nuove sfumature, nuove interpretazioni e possibilità può avere effetti stupefacenti sulla nostra vita.
Ma perché limitarci ad un unico bagno quando siamo al mare, mangiare una singola porzione di gelato e dire ti amo una volta sola?

Eppure è a questo che ci obblighiamo: provare sempre il nuovo quando si vorrebbe invece rivivere un’esperienza, visitare un posto dove siamo già stati, rivedere una persona che abbiamo perso: sapendo che stavolta sarebbe diverso. Ma ci sembra che, a stare sempre voltati indietro, si sprechi il tempo che appunto fugge; invece saperlo fare ogni tanto è un regalo, una seconda chiamata, permette di gustare un’ emozione in modo diverso, più meditato, più esperto.
Chi pensa di aver tratto ormai dalla vita ciò che poteva, e che i giochi siano fatti, vede le esperienze solo come una lunga teoria di caselle da spuntare: vince chi ne annerisce di più nel minor tempo possibile, per poi trovarsi con ansia ad inseguirne di nuove, sempre più sfavillanti ed ambite e uniche.
Per questo guarda ai ritorni, ai secondi (e terzi) tentativi, sia che si tratti di Lippi alla guida degli azzurri, del ritorno di fiamma con l’ex, o della seconda volta in una città molto amata, come di una banale minestra riscaldata. La frase preferita inizia sempre con “se rinasco” in modo da far sapere che più niente lo schioderà dal solito binario, in fondo rassicurante, scelto parecchio tempo fa.

Ma smettere di sognare è smettere di vivere, e anche diventare frenetici per battere il tempo fingendo che non basti mai, o che non sia mai passato, servirà solo a sentire il terreno franare sotto i piedi, in una patetica corsa verso l’inutile.
Occorre copiare l’entusiasmo di vivere e la capacità di sfruttare a proprio vantaggio il tempo che passa, tipica degli atleti più longevi: quelli che sanno trasformare una situazione sfavorevole, l’età, in un’arma in più, cioè l’esperienza e la capacità di soffrire, tanto da colmare in tutto o in parte lo svantaggio fisico rispetto a concorrenti più giovani e freschi.
A dicembre abbiamo visto un grande campione, Paolo Maldini, vincere la coppa intercontinentale per club a quasi 40 anni, diventando il più anziano giocatore ad aver vinto quel trofeo: in tribuna ad applaudirlo c’era Ronaldo, “anziano” 31enne appesantito.

Le Olimpiadi di Pechino si avvicinano e sono un altro esempio di vittoria sull’ansia da tempo che scorre: infatti sono presenti atleti che due o tre edizioni fa pensavano, o lasciavano pensare, di essere all’ultima possibilità, oppure di poter smettere al vertice del successo. Josefa Idem, 44enne in cerca di medaglie nella canoa k1; Antonio Rossi, anche lui canoista, 39 anni, affascinante portabandiera della nostra Nazionale; la nuotatrice americana Dara Torres, 41 anni e un entusiasmo contagioso; poi la ciclista francese Jeannie Longo, classe 1958, alla sua settima partecipazione ai Giochi.

Tutti questi atleti dimostrano che entusiasmo, voglia di divertirsi, disciplina in allenamento e coraggio nell’affrontare un eventuale insuccesso sono le ragioni profonde del loro spirito; una carica che ti tiene acceso, potremmo dire giovane, se solo essere giovane bastasse

Bruna Taravello


© LiberaMENTE MAGAZINE 10 agosto 2008