torna all'indice
Il Cacciatore di Aquiloni
di Silvia Carena

Un quadro dipinto a tinte forti, ma ricco di sfumature e di contrasti.

Un caso letterario pubblicato in 12 paesi, che ha fatto conoscere il talento di  Khaled Hosseini, medico afgano emigrato negli Stati Uniti.

Hosseini scrive un romanzo avvincente, sempre gradevole e delicato, ma nello stesso tempo drammatico e sconvolgente: è la storia di Amir, ragazzino afgano, la cui storia si intreccia con quella del suo sfortunato Paese.

Amir è un bambino di Kabul, che prima dell’ aprile 1978, conosce solo le strette vie della città e il lunghissimo inverno, la stagione del torneo degli aquiloni. Ma in seguito Amir conoscerà anche la violenza, la sofferenza e la colpa, prima di dover fuggire dal Paese invaso, e dimenticare tutto tentando di rifarsi una vita in America.

L’eco del passato non tarderà però a farsi sentire, e Amir diventato uomo sarà costretto a far ritorno a Kabul e a lottare contro i fantasmi della sua coscienza.
Sullo sfondo, un Paese cambiato, ma ancora una volta in gabbia, sotto la pesante mole del regime talebano.

Bellissime le “fotografie” dell’ Afghanistan “scattate” dal protagonista al suo ritorno nella terra natale:

“Passato il confine apparvero dovunque i segni dell’estrema povertà in cui versava il Paese. Sui lati della strada si intravedevano qua e là piccoli villaggi simili a giocattoli buttati via, case d’argilla, baracche (…). E fuori da quelle baracche bambini vestiti di stracci prendevano a calci un pallone (…). Qualche chilometro dopo, un gruppo di uomini erano accucciati come corvi sulla carcassa di un carro armato sovietico.

Tra i morti e le rovine della sua terra, un uomo cercherà di recuperare il suo passato, per espiare per sempre la sua colpa e poter tornare a vivere e ad alzare gli occhi al cielo; un cielo, quello afgano, fattosi più cupo e triste, un cielo in cui Amir vorrà ancora, nonostante tutto, far volare un aquilone:

“Dietro di noi si era già formata una mischia urlante di ragazzini, pronti a dare la caccia all’aquilone  verde che ondeggiava alla deriva (…). Era un uomo adulto quello che correva con uno sciame di bambini vocianti. Ma non mi importava. Correvo con il vento che mi soffiava in viso e sulle labbra un sorriso ampio come la valle del Panjsher. Correvo.”

La storia di Amir è la storia di un bambino che cresce, in contrasto con l’immobilità di un Paese che, anche di fronte al crollo dei regimi comunisti successiva alla caduta del muro, resta ai margini di qualsiasi cambiamento, ancorato a tradizioni millenarie, orgoglioso della propria peculiarità ed identità.

Ma è anche la storia di un popolo soffocato nella sua ansia di liberta, che Hosseini dipinge magistralmente, in tutta la sua malinconica bellezza e nelle sue eterne contraddizioni.

Un libro da leggere e gustare come un viaggio, attraverso il tempo e la Storia, che trascina gli uomini e ne sconvolge i destini, per poi concedere (a volte) la possibilità di un ritorno e di una redenzione.


© LiberaMENTE MAGAZINE 16 Giugno 2007