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Dialogo Interculturale
di Maddalena Galli

Su proposta di Ján Figel, commissario europeo per l'istruzione e la cultura, il 2008 è stato proclamato “anno europeo del dialogo interculturale”, con il fine ultimo di sensibilizzare i cittadini dell'UE, affinché la diversità possa diventare una risorsa, uno stimolo per dare una svolta consapevole alla crescente globalizzazione, troppo spesso diretta all'asettica standardizzazione e alla frattura culturale.

Certo non è facile parlare di interculturalità oggi, in un'Italia in cui la coalizione vincente è quella che promette di tener lontano lo straniero, il barbaro invasore giunto a predare la nostra identità; un'Italia in cui i mass media non fanno che sottolineare continuamente che extracomunitario e delinquente in fin dei conti potrebbero essere sinonimi.
E così nel Belpaese dilaga un'atavica paura dell'”altro”, dello straniero che nessuno conosce. Le strade si affollano di uomini temibili senza volto e senza nome che sarebbe meglio “rimandare a casa loro”, anche se producono il 7% del PIL.

Ma per fortuna, anche in questa Italia che sembra non volersi adeguare agli standard europei, esistono in molte città delle isole dove si tenta di instaurare un dialogo tra il cittadino e l'”altro”; dove si offre allo straniero la possibilità di integrarsi e all'italiano l'opportunità di conoscere il migrante che vive nella sua città, di rivalutarlo in quanto persona e donargli, finalmente, una nuova dignità.
Esempio di questi spazi di ascolto reciproco possono essere le scuole di italiano per stranieri, che forniscono all'immigrato uno strumento fondamentale per l'integrazione: la conoscenza della lingua.
Possiamo solo immaginare quanto sia grande, per chi giunge nel nostro Paese, la necessità di comprendere e farsi comprendere; a cui si somma il bisogno di conoscere l'Italia e gli italiani, ovvero il contesto in cui si vive, per potersi adattare nel migliore dei modi.

Associazioni come le scuole di italiano per stranieri spesso puntano ad estendere la conoscenza dell'”altro” a tutta la cittadinanza, creando occasioni di avvicinamento, aprendo degli spazi in cui sia possibile incontrarsi e dare vita al dialogo interculturale. A farci da testimone, l'esperienza delle scuole di Babele e Pinocchio di Legnano e della scuola di italiano per stranieri di Canegrate, che con altre associazioni attive sul territorio e il contributo dei comuni di Busto Garolfo, Canegrate e Legnano hanno dato vita a “Stranitalia”: quattro mesi (da marzo a giugno) densi di attività, dibattiti, spettacoli teatrali, corsi, cineforum, momenti di gioco e di festa che hanno invitato i cittadini ad aprirsi nei confronti dell'”altro” e a predisporsi alla conoscenza.

Durante uno di questi eventi ho avuto l'opportunità di partecipare ad una conferenza di Kossi Komla-Ebri, medico italo-togolese, nonché scrittore e mediatore culturale.
Per Kossi interculturalità è  “un'agorà ove imparare ad assumere il punto di vista dell'Altro”, un luogo “dove le differenze emergono armoniosamente, costituendo una risorsa per tutti”; per dirla in altre parole: il luogo dell'identità nella diversità.
In effetti solo nel confronto con l'”altro” si ha modo di affermare la propria identità: il bianco è bianco perché esiste il nero e il nero sa di essere nero perché conosce il bianco.
Ed è ancora il confronto che ci permette di valorizzare la nostra “similarità di esseri umani, di persone (...) per poi coniugare le nostre diversità e molteplicità identitarie”.
Il riconoscimento e la comprensione delle uguaglianze sarà dunque il mezzo per andare oltre quell'accettazione del diverso che pur iniziando si arresta al livello fisico, limitandosi all'aspetto folclorico: basta guardarsi intorno per scoprire quanto di moda siano oggi la musica, l'abbigliamento, l'arredamento e la cucina “etnici”; per ritrovarsi circondati di kebab-houses, ristoranti cinesi, indiani, messicani, giapponesi etc etc...
Sebbene possa essere utile per avvicinare ed aprire le menti soprattutto delle nuove generazioni, questo fenomeno di “mercificazione del diverso” rimane comunque insufficiente e superficiale.
La nostra comprensione deve andare oltre l'udito, il gusto e la vista ed elaborare con il cuore e con la mente un pensiero che vada al di là di apparenze e stereotipi.

Kossi, scrittore tanto innamorato della lingua italiana da averla scelta come strumento di espressione, sottolinea l'importanza del linguaggio e dell'immaginario ad esso legato, in questo processo di interculturalizzazione.
Analizzando con attenzione una parola tanto semplice quanto abusata come “extracomunitario” ci si rende conto di come essa faccia da cassa di risonanza all'associazione della parola stessa con il concetto di delinquenza. È una parola che già in origine definisce l'immigrato per “ciò che non è”, più che per ciò che effettivamente “è”; come dice Luca Cristaldi: “è come se dovessi definire una donna come un 'non-uomo' e viceversa”.
Ma non sono in realtà le parole il male da abolire, quanto piuttosto i preconcetti che invadono l'immaginario celato dietro al linguaggio.
A far da ponte: la letteratura della migrazione.
Sono scrittori come Kossi che possono inaspettatamente arricchire la lingua italiana ed accompagnarci verso la sua riscoperta, portando, dietro le nostre stesse parole, un bagaglio di immaginari nuovi tutti da scoprire. L'immigrazione non è dunque un insabbiamento della nostra cultura, ma piuttosto una nuova svolta.

Per realizzare il sogno dell'interculturalità è necessario quindi che gli stranieri si lascino conoscere. L'invito che Kossi rivolge a tutti gli “amici immigrati” è a partecipare alla vita sociale, ad avere un ruolo attivo nelle attività della città e dei suoi abitanti.
Resta da dire che l'idea interculturale di Kossi rimane per ora la meta finale da raggiungere; una meta che appare sempre più lontana quando ci si ritrova quotidianamente a fare i conti con la clandestinità e con una legislazione che non lascia scampo.

Il mio invito è rivolto a tutti gli italiani, affinché si guardino intorno e tendano una mano allo straniero, cercando di avvicinarsi a questa realtà presente nell'esperienza quotidiana di ognuno di noi.
Il mio più vivo augurio va invece al sogno interculturale, perché non resti a lungo una chimera. 

“ le persone devono cercare di conoscersi. Devono incontrarsi...soltanto la conoscenza può abbattere le barriere tra i popoli.
Kossi Komla-Ebri

 

Per informazioni su "STRANITALIA" visitate il sito:
http://www.scuoladibabele.it/
oppure
http://www.legnano.org/reteciv/associaz/nolib/

per informazioni sulle scuole di italiano per stranieri a Legnano consultate il sito:
http://www.scuoladibabele.it/
o inviate una mail all'indirizzo: scuoladipinocchio@yahoo.it
la scuola di Pinocchio riaprirà a settembre. Ci troverete ogni giovedì sera, a partire dalle ore 21:00, in via Sardegna, 51 a Legnano.

                                                        

FONTI:

Commissione europea, 2008: il grande dibattito europeo sulla cultura, La Rivista dell'istruzione e della cultura – Numero 28, Lussemburgo, Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee
www.altrapagina.it

www.comune.fe.it
www.kossi-komlaebri.net


© LiberaMENTE MAGAZINE 1 giugno 2008