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Divorzio all'Italiana
di Nicola Pegazzano

“Divorzio all’italiana” (1961), di Pietro Germi, con Marcello Mastroianni, Stefania Sandrelli, Daniela Rocca

Tipico film italiano, o, meglio, italico. Storico, verrebbe quasi da dire, in anticipo con i tempi, poiché solo nel 1970 ci sarà la legge sul divorzio vero e proprio. Ma, col senno di poi, si può vedere in questo film un’anticipazione di ciò che sarebbe stato: un matrimonio, lui sposa lei, ma poi s’invaghisce di un’altra, più giovane, più bella, più… procace. Il lui in questione è “persona rispettabile, rispettabilissima”: la terra è una Sicilia come non s’era mai vista prima, forse Ragusa, forse Modica, una Sicilia ancora contadina eppure già così avanti coi tempi… manco fosse un film di quelli di oggi, intendiamoci.

Lui che è sposato, lui che passa ogni santo giorno per il corso del paese, salutando tutti gli anziani rispettabili come lui, lui che è un noto personaggio della vita del posto. La moglie è a casa, a badare alle faccende domestiche, come se il “fuori” manco dovesse esistere, per lei. Anche questo è tipico degli anni 60: la donna deve essere controllata, come avviene ancora oggi nei paesi arabi, dove una donna non si deve permettere di voler uscire di casa da sola. Guardata solo dal marito, che difatti la guarda e non la guarda perché… arriva lei. Lei è una Sandrelli all’inizio della sua stupenda carriera, aveva 15 anni quando fu notata al regista sul lungomare di Viareggio. Lei è stupenda, eterea, cammina leggera e soave, è la Stefania che ho avuto modo di conoscere attraverso tanti film. Una parente della moglie, comunque. Arriva, e stravolge la vita di questo “poraccio” (per dirla alla Moccia), che fino ad allora aveva vissuto al meglio la sua inutile vita di ricco in un paese contadino dell’interno siciliano.

Lui pensa, lui fa, elabora, medita. Di uccidere la moglie per vivere sereno accanto alla bella giovane che ha modo di conoscere, anche se non carnalmente  (forse nessuno lo sa, ma la Sandrelli è incinta della figlia Amanda, avuta da Gino Paoli, sposato con figli, ndA): la sogna, la pensa, e… già, e la moglie? Lui, uomo d’onore, non può certo sporcarsi le mani con un delitto. Ma fa uccidere la moglie da un altro, certo, così lui ha libero accesso ai segreti della giovane, e la moglie riposi in pace, tanto è già… vecchia!

Mastroianni dà libero sfogo alla sicilianità dell’epoca, dell’uomo latino, di quello che, parafrasando una nota pubblicità degli anni 80, “non deve chiedere mai”. Un essere del sud, meridionale fino al midollo, con tic, manie, abitudini, quindi per forza incivile, barbaro, spregiudicato e insensibile. Ma questo è il primo film con un titolo così, dove “divorzio” è sinonimo di “separazione”, di “fine di un matrimonio”, di “rottura”. E siamo agli inizi degli anni 60, che porteranno poi, ma solo all’inizio del decennio successivo, a ciò che la vecchia DC ha condannato da subito, bollandolo come “rovinafamiglie”, il divorzio che dà libertà a una coppia di vivere un’altra vita, senza magari uccidere moglie o marito che sia.

Gran film questo. Titolo stupendo, attori al meglio.  Un film certo interessante anche come costume di un’Italia in rapida crescita, in mutamento costante. Da rivedere senza dubbio, merita davvero.


© LiberaMENTE MAGAZINE 25 Agosto2007