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La Fabrica del Consenso
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di Simone Maldino
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Nell'ambito del diritto e della separazione dei poteri, si indica con quarto potere la capacità dei media di influenzare le opinioni e le scelte dell'elettorato. I rischi principali per i sistemi democratici in seguito ad un uso improprio di questo potere, sono costituiti dal controllo politico dei mezzi di informazione e dall'accentramento di essi nelle mani di una ristretta elite di persone, di solito legate al potere economico. In questi due casi, infatti, considerando che coloro che controllano i media tendono in genere a filtrare le informazioni che sono in contrasto con i propri interessi, si avrebbe una mancanza di pluralismo, e si ostacolerebbe quindi la possibilità dei cittadini-elettori di crearsi delle opinioni informate e di attuare delle scelte informate. Esistono quindi forti correlazioni tra potere politico, economico e media, questi ultimi intesi nel loro ruolo di strumenti di influenza dell’opinione pubblica. Tale concetto è stato analizzato e sviluppato in particolare da due autori statunitensi, Edward S. Herman e Noam Chomsky, i quali nella loro opera “La Fabbrica del Consenso” (1988) teorizzano un modello socioeconomico che tenta di spiegare la presunta distorsione dei mass media in termini di cause economiche strutturali. La Fabbrica del Consenso (Manufacturing Consent: the Political Economy of the Mass Media, 1988) descrive dunque i media come imprese che devono vendere un prodotto – non le notizie, ma i lettori ed il pubblico – ad altre imprese (inserzionisti pubblicitari). Secondo gli autori esistono dei filtri che determinano quali notizie vengono pubblicate ed in particolare: la proprietà, gli introiti, le fonti di notizie, la reazione negativa, l’ideologia. Prima di esaminare in dettaglio i cinque filtri, va specificato che il modello teorico di Herman e Chomsky è stato costruito basandosi sulla società statunitense, anche se gli autori ne affermano la generalità per tutti i paesi simili per struttura economica di base, che è postulato della teoria stessa. Si riscontrano effettivamente preoccupanti similitudini con la propria esperienza quotidiana. La Proprietà Tutti i media dominanti sono grandi imprese, a loro volta spesso parte di conglomerati più grandi, le cui attività vanno ben oltre i settori tradizionali dei mezzi di comunicazione. Tali imprese hanno quindi forti interessi che potrebbero essere intaccati dalla divulgazione di determinate informazioni, le quali, sostengono gli autori, vengono sistematicamente “distorte”. Il filtro della proprietà è fondamentale per il fatto che le corporazioni sono soggette alla logica dell’economia di mercato ed all’azionariato: la scelta di massimizzare il profitto passa spesso attraverso il sacrificio dell’obiettività delle notizie pubblicate, che vengono distorte per non intaccare gli interessi dell’azienda (intesa in senso lato) che le diffonde. Herman e Chomsky sostengono, infatti, che in nessun caso i manager potrebbero consentire che i “propri strumenti” facciano qualcosa che possa danneggiarne gli interessi. Gli Introiti La fonte principale
di sostentamento dei media è Le Fonti di Notizie I mass media hanno bisogno di un costante flusso di informazioni per soddisfare la loro richiesta giornaliera. Secondo gli autori, in un’economia industrializzata, questo compito può essere svolto dal governo e dai settori finanziari, unici organismi in possesso delle necessarie risorse materiali (nel loro caso Pentagono ed altri enti governativi). Si viene a creare in tal modo una “relazione simbolica” tra mass media e parti del governo, in particolare queste ultime: forniscono ai media centri in cui riunirsi, consegnano in anticipo copie di discorsi o rapporti, programmano le conferenze stampa in orari “strategici”, redigono i lanci stampa in linguaggio sfruttabile, organizzano minuziosamente le proprie uscite sui mezzi di informazione. Si suppone che, consapevolmente o meno, i giornalisti assumano un atteggiamento acritico nei confronti di coloro che forniscono le notizie, sulla base del rapporto di reciproco interesse che si è consolidato. Con il termine flak (fuoco contraereo) vengono definite dagli autori tutte quelle azioni poste in atto per screditare pubblicamente individui ed organizzazioni che manifestino opinioni in disaccordo con le opinioni dominanti. Mentre i primi tre filtri derivano dai meccanismi del mercato, il flak è caratterizzato da comportamenti intenzionali volti alla gestione dell’opinione pubblica. L’Ideologia Ogni notizia deve passare al vaglio di questo filtro, che si comprende appieno solo attraverso l’esempio concreto: una volta caduta l’Unione Sovietica, è venuto meno uno dei più potenti cardini del sistema propagandistico ed i mass media si sono affannati alla ricerca di una valida alternativa, che nel tempo è risultata essere, secondo Herman e Chomsky, la focalizzazione sull’“antiterrorismo”, dove “terrorismo” sembra essere sinonimo di “qualunque azione che si opponga alla politica estera degli Stati Uniti”. La sintesi del modello teorico è dunque la seguente, secondo gli stessi autori: “Un modello di propaganda plausibile può basarsi inizialmente su assunzioni guidate su un mercato libero non particolarmente controverse. Essenzialmente, i media privati sono grosse aziende che vendono un prodotto (lettori e spettatori) ad altre imprese (i pubblicitari). I media nazionali tipicamente hanno come target e servono le opinioni d'élite, gruppi che, da una parte forniscono un "profilo" ottimale per gli scopi dei pubblicitari, e dall'altra prendono parte al processo decisionale della sfera pubblica e privata. I media nazionali non riuscirebbero ad andare incontro ai bisogni del loro pubblico elitario se non presentassero un ritratto tollerabilmente realistico del mondo. Ma il loro "scopo societario" richiede anche che i media riflettano gli interessi e le preoccupazioni dei venditori, dei compratori, e delle istituzioni governative e private dominate da questi gruppi”. Nel libro “La Fabbrica
del Consenso”, alla parte teorica segue un'ampia sezione dedicata
ad esempi empirici che possano verificare le teorie contenute nel
modello. Gli autori hanno scelto volutamente casi considerati paradigmatici
per l’indipendenza della stampa, in modo che fosse efficace Sebbene la critica contesti al modello di propaganda elaborato da Herman e Chomsky di non essere un effettivo modello socioeconomico, ma solo un ramo della teoria del complotto, esso è stato utilizzato dagli autori come base di analisi di fatti rilevanti, quali la Guerra del Golfo, l’invasione di Panama e la guerra in Iraq. E’ vagamente inquietante individuare nella teoria e negli esempi empirici quello di cui siamo testimoni quotidianamente e di cui, forse, non ci accorgiamo appieno. La nostra opinione è davvero considerata “merce”? Oppure è soltanto una teoria sociologica che getta ombre sinistre sulla nostra effettiva libertà di pensiero e sulla nostra capacità di giudizio? Quale che sia la risposta,
l’unico accorgimento che va adottato nella lettura di quest’opera
(come per “La Casta” di Rizzo e Stella, ad esempio) è quello di
leggere un capitolo alla volta, lasciandoci il tempo di “sedimentare”
ed “accettare” le informazioni che esso contiene. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 04 Novembre 2007 |