Titolo: La Femmina della Specie
Autore: Joyce Carol Oates
Edizioni: Bompiani
Prezzo: 16,50 Euro
Nelle librerie dal mese
di Ottobre, la nuova fatica della prolifera Joyce Carol Oates è
una collezione affascinante ed inquietante di racconti che hanno
come protagoniste donne innocenti, ma che sono portate da una provocazione
(abbandono, tradimento, abuso…) a diventare assassine.
L’immaginazione fertile, febbrile e macabra della grande scrittrice
americana ci porta nei suoi luoghi cari dell’Upstate New York, ma anche a Manhattan,
nelle aristocratiche spiagge di Cape Cod, nei corridoi di un lugubre e triste ospedale del Midwest.
Nata il 16 Giugno del 1938 vicino a New York, la piccola Oates cresce amando la lettura
e la scrittura: dice di essere rimasta colpita dalla lettura di
“Alice nel paese delle meraviglie”, e inizia a scrivere storie all’età
di 14 anni. Già al liceo si distingue per le sue doti, scrive
infatti per il giornale dell’istituto e vince una borsa di
studio per la Syracuse
University.
A 19 anni vince il suo primo premio per una “short story”, un racconto.
Dopo aver ottenuto il master, insegna all’Università di Detroit
mentre scrive il suo primo romanzo (“With shuddering fall”); ha solo 26 anni.
Da lì, pubblicherà circa due libri all’anno
(“Them”, che uscirà nel 1970, riceverà il prestigioso National
Book Award).
Anche in quest’ultima raccolta sono presenti i temi frequenti nella
sua letteratura: l’abuso sessuale, le tensioni di classe, la difficoltà
dell’infanzia femminile, la seduzione.
Diventa celebre per la bravura nell’inscenare situazioni di violenza,
nonostante il suo maggiore interesse sia in realtà il mostrare ciò
che può portare alla violenza, e le sue vittime.
Questo è evidente
in ognuno dei racconti di “La femmina della specie”: ogni protagonista
e ogni situazione è diversa, ma tutte sono collegate da un sostrato
comune.
Prendiamo, come esempio,
il primo racconto, “Che Dio mi aiuti”. La donna protagonista è Lucrezia,
moglie del poliziotto “bad body” cittadino, Luke Pitman. Il racconto
è tutto incentrato sul mostrare quanto l’iniziale attrazione fisica
(provata per il futuro marito la prima volta a 14 anni), già contaminata
tuttavia da una certa dose di paura, si sia trasformata
in terrore verso il consorte che si prende continuamente gioco della
moglie, bionda e di ricca famiglia (insomma, un colpo grosso per
il “bulletto” Pitman).
Abbandonata la ragione, ogni nervo spezzato sotto la pressione dell’insolente
marito, Lucrezia decide di afferrare la carabina che Pitman teneva
in casa e aveva sempre voluto che lei imparasse
ad usare – e gli spara. Gli spara, e “c’è un senso di sollievo”,
perché non dovrà più essere spaventata e turbata dagli adolescenziali
scherzi telefonici di Pitman, non dovrà più temere di lui nel suo
letto, non dovrà più “sentire su di lui l’odore di un’altra donna”
o “l’odore della sua furia uscire dai suoi pori”.
In ogni racconto avviene, ad un certo punto e per diversi motivi,
il salto dalla nave della ragione e il tuffo nelle acque gelide
e profonde del comportamento della “femmina” umana, ferita, umiliata,
schiacciata. Può essere una passione travolgente,
che porta una moglie e madre a premeditare (quasi senza volerlo)
l’assassinio del ricco marito (“Fame”); può essere la cattiveria
di un padre/patrigno (e la perdita della madre) che spingono la
figlia undicenne a prostituirsi: così lei, dopo aver svolto da brava
bambina il suo dovere, uccide i clienti e porta come “regalino”
al padre/patrigno i loro peni recisi (“Doll:
storia d’amore sul Mississippi”).
Incontriamo anche una donna alla ricerca della perfezione, che in
realtà vuole solo trovare la sua anima: la quale non è racchiusa
nell’accessorio all’ultimo grido o nei falsi sorrisi dei commessi
nei negozi d’alta moda a Madison Avenue. Mai soddisfatta dagli oggetti
del suo desiderio, Mrs. G rimarrà intrappolata in un teatro dell’orrore
che va ben oltre la sua capacità umana di capire; il gioco di parole
nel titolo inglese si perde nella versione italiana: “Madison at
Guignol”, intendendo l’incrocio tra Madison Avenue (famosa via di
negozi d’alta moda) e lo spettacolo terrificante fatto per divertire
e scioccare (il Grand Guignol).
Attraverso immagini abilmente intessute nel
contesto narrativo, anche la natura si rende messaggera di minaccia:
attraverso uccelli che strillano nel cielo sereno, orde di miagolanti
gatti randagi che invadono la spiaggia elitaria.
Tutti questi racconti,
ognuno con la sua unica prospettiva distorta, esplorano i bisogni
inimmaginabili e gli impulsi ingovernabili che portano donne all’apparenza
innocenti e “normali”a compiere atti di violenza inattesa e atroce.
Perché dietro il sesso considerato “debole”, dietro la sua apparenza
dolce e sottomessa, si nascondono impulsi distruttivi, velenosi,
oscuri e violenti.