| "Fozza"
Italia |
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| di Antonio
Casillo |
| Negli anni ’80 apparve su i muri delle città italiane un manifesto pubblicitario che aveva una caratteristica inedita: non riportava il nome del prodotto pubblicizzato. Si inaugurava una tecnica pubblicitaria nuova definita all’epoca, da un articolo di TV Sorrisi e Canzoni, come “pubblicità in due tempi. Il bel viso dell’attrice Tanya Roberts (protagonista del telefilm Charlie’e Angeles) occupava tutto lo spazio del manifesto, al di sotto una scritta: Tanya Roberts, l’angelo dalla faccia pulita”. Lo scopo della comunicazione pubblicitaria in due tempi era quello di creare curiosità, di non far capire immediatamente che cosa significasse quel manifesto, di riservarsi soltanto in un secondo tempo l’affissione di un secondo manifesto a cui aggiungere il nome del prodotto. Alcuni
anni più tardi, nel 1990, un altro manifesto mise a dura prova l’innata curiosità
degli italiani. Questa volta veniva ritratto un bambino che camminava a gattoni, la scritta,
grammaticalmente scorretta, era formata da due parole che ben presto gli italiani
impararono a conoscere bene: “Fozza Italia”. Era nata Forza Italia, Silvio Berlusconi
era sceso in campo, eppure – a parte i pubblicitari che avevano messo a punto
la campagna mediatica in “due tempi” – nessuno ancora lo sapeva. Mentre il cavaliere
negava alla stampa la possibilità di una sua comparsa sulla scena politica, l’innocenza
di un bambino ne preparava mediaticamente L’utilizzo della
manipolazione psicologica in campo politico non è stata, naturalmente, una scoperta
recente: se volessimo provare a fissare una data dovremmo probabilmente guardare
agli Stati Uniti del 1956. La
nuova tecnica di persuasione politica inaugurata a San Francisco, attraverso spettacoli
minuziosamente organizzati, venne poi applicata alla
campagna elettorale vera e propria. Il Partito Repubblicano, per il grande raduno
di Philadelphia, in cui presentava Eisenhower in persona preparò una “sceneggiatura
e orario” di trentadue pagine. Anche i democratici, come i repubblicani, cominciarono
ad investire grosse somme di fondi elettorali in brevi spot di cinque e dieci
minuti, in sostituzione dei più lunghi dibattiti di mezz’ora. Anche loro, nel
1956, assoldarono un grande numero di specialisti di Hollywood e Broadway per
movimentare lo spettacolo. Il loro direttore artistico era Dore Schary, sempre
della MGM. Un’altra importante figura in campo democratico era Ma negli ultimi
anni anche le tecniche pubblicitarie applicate alla politica sembrano aver perso
il loro effetto. Forse è stata questa la razionalità di una legge che proibisce,
nel nostro paese, la trasmissione
degli spot pubblicitari ai partiti e i candidati dei partiti? Certamente le tecniche di persuasione hanno
perso gran parte della loro efficacia di fronte ad un elettorato sempre più smaliziato
e alle prese con problemi reali e concreti. Che forza hanno avuto, ad esempio,
gli slogan dei maggiori partiti impegnati nella sfida elettorale del 13 aprile?
“Si può fare”, “Italia Rialzati”, sono riusciti a vendere
i loro candidati come avrebbero potuto vendere una lattina di Coca Cola?. Lo slogan
è immediato, facile da ricordare, esemplifica concetti altrimenti difficili da
comprendere. Ma hanno un limite: parlano alla pancia di un elettorato che di pancia
ormai ne ha ben poca. Impedire gli spot pubblicitari è stata un’esigenza morale
o una necessità? Negli stadi quando gioca la nostra nazionale gli italiani hanno
imparato a gridare Forza Azzurri e i bambini che camminavano
a gattoni ormai sono cresciuti e non ingannano più con i loro errori
grammaticali. La lotta politica ha bisogno nuovamente di tribune ampie in cui
spiegare in modo chiaro i programmi concreti di cui dovrà farsi carico. Queste
tribune sono state ampiamente fornite e le promesse, credibili o meno, hanno almeno
avuto il merito di non apparire più occulte. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 20 aprile 2008 |