Immagini e Informazione |
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| di
Claudia Dani |
| “In
fondo, la fotografia é sovversiva non quando spaventa, sconvolge o anche solo
stigmatizza, ma quando è pensosa.” (R. Barthes in
La camera chiara - 1980) Le
belle immagini confezionate quotidianamente dai mezzi di comunicazione, solo con
un’occhiata hanno già conquistato. Belle rimangono, sia che lo siano oggettivamente
o per motivi di significato o emozione. Nelle foto dei reportage di guerra, ad
esempio, l’aggettivo
bello assume significato differente rispetto
a quello riferito ad un’immagine costruita per far intendere un concetto, una
pubblicità, per suggerire qualcosa. Le
belle immagini fanno notizia. Ma una foto-notizia o un testo hanno lo stesso effetto
informativo? Spesso la foto è sufficiente nella sua “bellezza” emotiva
per informare. La
questione è, quindi, fra la notizia e la foto-notizia, o meglio se a “bella” foto corrisponda
“bella” informazione. La
potenza di un’immagine è inequivocabile, una fotografia arriva a tutti, immediatamente, non
può che essere testimonianza di qualcosa che ritrae.
È proprio in questo concetto che si definiscono le belle immagini dei mezzi di
comunicazione di massa. Non vi è dubbio che esistano belle immagini che comunicano
sul serio, che sono testimonianza, informazione; allo stesso tempo vi sono immagini
che sono semplicemente costruite per assolvere uno scopo, hanno significati allusivi
e di commento, ma in realtà non portano con sé nulla di vero e tangibile. Il loro
bello sta nel convincere della loro verità anche se non reali. La
pubblicazione di fotografie non è solo storia recente. Jacob. A. Riis fece il primo reportage fotografico nel 1900 a New York;
già nel 1842 la fotografia appariva sulla stampa ( The Illustred London News). Con la prima guerra mondiale, il fotogiornalismo
affronta il suo definitivo banco di prova e la conseguente consacrazione. Da allora
ad oggi l’informazione utilizza l’immagine fotografica:
internet, mms, televisione, quotidiani e riviste: tutte le forme
di informazione citate “vivono” di immagini. La fotografia, dunque, e in quanto tale, non può essere altro che quello che rappresenta; il suo punto di forza è la comunicazione, sempre, anche con un solo sguardo; nel testo la comunicazione va ricercata, esso va letto. Oggi, la parola lascia il posto alle belle immagini e filmati della televisione eliminando forse, i concetti. Le immagini assumono l’aggettivo “bello” perché nell’universo collettivo, non possono mentire, qualcuno ha prodotto quella fotografia quindi è lì a testimoniare la sua esistenza senza dubbio alcuno. Nei telegiornali, per esempio, l’autorità è nella visione stessa, il servizio assume verità-autorità grazie a ciò che mostra visivamente. Una bella immagine non è solo un segno sulla pagina (multimediale o cartacea) utile per motivi grafici o estetici, non è semplice arricchimento del testo o descrizione del fatto. Non
vi è dubbio che la foto-notizia abbia una forte capacità di registrare, imprimere
nella memoria. Una notizia di ieri che, raramente si ricorda, se rimane nella memoria è grazie a un’immagine
televisiva o a una fotografia su di un quotidiano. Fotografie
ben scelte parlano da sole, informano, sintetizzano una notizia. Il “successo”
della comunicazione fotografica è dettato dal fatto che oggi, chi legge le notizie vuole esserne all’interno
il più possibile, vedere i particolari; l’immagine fotografica fa questo, il pubblico
ricerca il protagonismo. A favore della foto-notizia gioca anche il poco tempo
dedicato all’informarsi. L’immagine può essere informazione per la forza della
foto stessa ed è un tipo di comunicazione che ha valore di conoscenza e di stimolo,
di emozione. Un testo va cercato e letto. Il
fruitore di informazione, spesso, si accontenta della bella fotografia che non
contiene informazioni ma è semplicemente bella, piacevole e soprattutto emozionante
in qualche maniera. Oggi
è possibile intervenire sull’immagine modificandola notevolmente a proprio piacere;
nasce una problematica: quella della possibilità ed estrema facilità di falsificare
il contenuto della foto e dare un’informazione non completamente esatta. Altro
problema quello dell’interpretazione personale della foto, che coinvolge i soggetti:
chi la pubblica (e perché pubblica proprio quella), chi
la vede, la interpreta a modo suo. Anche il soggetto ripreso può essere influenzato
e modificare il suo comportamento. Ma
si può affermare che una foto “onesta” (non manipolata) comunichi, comunque, qualcosa
anche se interpretata e influenzata dalle tre parti. L’uso
della fotografia rischia di produrre un immaginario collettivo, un immaginario
generalizzato che permette di vedere le differenze, l’immagine fotografica, spesso,
è consumata, proprio come un prodotto da supermercato. Può anche produrre e consolidare
stereotipi dell’opinione pubblica. Il testo, dal suo canto, fornisce maggiori particolari e commenti, ma si possono leggere mille parole che non impressioneranno con lo stesso effetto dato dalla foto. È indiscutibile che la fotografia abbia un forte feedback emotivo. Si possono raccontare a parole migliaia di avvenimenti ma saranno sempre le immagini a suscitare una reazione pubblica, semplicemente sembrano più reali. Una bella immagine può rendere tangibili gli avvenimenti, causa una reazione immediata, interiore, rimane nella memoria più a lungo. Si
può concludere che, forse, le belle immagini dell’informazione, riflettono come
specchi la realtà in cui viviamo, sia che siano reali o manipolate.
Perché a volte mentono, altre ci mostrano il reale ma, il più delle volte
esternano proprio quel “bello” ricercato,
a cui aspirare anche se costruito ad hoc da qualcuno. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 29 giugno 2008 |