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In Fondo a Destra
Bruna Taravello

Non sarà stata una Caporetto, no di certo, per il Partito Democratico.

Per la sinistra, però, sì.

Negli uffici, nelle fabbriche, per strada, si riconosceva in alcuni il passo mesto e l’occhio lucido di chi sa che è finita un’epoca. per la prima volta nella storia della Repubblica, il Parlamento senza rappresentanti della sinistra: quella vera, rossa, fatta di quei comunisti tanto evocati da Berlusconi (che comunque continuerà, all’occorrenza, a vederne in ogni dove). Il vero evento delle politiche 2008 è stato questo; in secondo piano, il ridotto numero di partiti che entreranno in Parlamento; poi il distacco, davvero notevole, tra la forza vincente, il PDL, e il secondo classificato, il Partito Democratico. Una forza che il governo potrà usare a proprio piacimento, senza dover elemosinare l’aiuto dell’UDC, rimasta, insieme all’Italia dei valori, come uniche forze “minori”. Un’analisi del voto, così a caldo, non è semplice neanche per gli istituti di statistica: certo è che masse intere di votanti si sono spostate da un partito all’altro in un modo, e in una quantità, che non era facile prevedere anche solo la scorsa settimana. Il partito che ha riportato il maggior successo è stata la Lega, che grazie alla propria crescita ha rafforzato il PDL pur in presenza di una flessione di Forza Italia e di AN: ed analizzare le ragioni di questo successo ci porta, come logica conseguenza, a capire le sconfitte, sonore o moderate, di altri. chi ha votato Lega, dunque, e perché? Intanto iniziamo con il dire che, in base alle indagini demoscopiche, questo è lo schieramento che, finora, ha tenuto maggiormente legati a sé i propri elettori: significa che una percentuale ragguardevole ne compone lo zoccolo duro, quelli che in linea di massima votano sempre lo stesso partito.

Nella scorsa legislatura, però, la Lega ha avuto momenti di appannamento: ma chi la dava in via di estinzione quando il leader Bossi era in pericolo di vita ha sbagliato in pieno: come il proprio fondatore è stata capace di rigenerarsi, ha stretto i denti e, rischiando anche di sembrare la caricatura di se stessa è rinata fortificandosi.

Il risultato è stato il quasi raddoppio dei consensi, e proprio in quella percentuale mancata dallo schieramento arcobaleno, che raggruppava rifondazione, verdi e comunisti italiani. Sembra incredibile, e infatti molti analisti respingono la possibilità che i voti mancanti a questa coalizione siano confluiti nella Lega: in Italia è in effetti difficile un salto di questo tipo, o almeno lo era sino ad oggi: e si imputa ad una sorta di “effetto domino” questo flusso di voti. Come in un vaso comunicante, i consensi potrebbero essere passati dalla sinistra al PD, da qui a Casini (a causa della presenza dei radicali, invisi ai cattolici) e da Casini, per desiderio di attribuire un “voto utile” alla Lega, che a sua volta li avrebbe sottratti ad AN, rea di aver condotto una campagna elettorale senza personalità e all’ombra del Cavaliere.  Ma non tutto fila liscio in questa disamina, e forse proprio l’assunto di partenza ci mette sulla buona strada: perché il travaso di voti dall’arcobaleno a Vetroni, solo per il desiderio di battere Berlusconi? E’ in realtà molto più probabile che l’elettore di sinistra abbia volutamente punito coloro che sono stati percepiti come il principale fattore di destabilizzazione per il governo Prodi, insieme a Mastella che, però, si è auto eliminato (forse non del tutto spontaneamente): incapaci di decidere se essere una forza di lotta o di governo, hanno fatto opposizione alla tav e ad ogni altra opera pubblica, abbandonato la battaglia sulle unioni di fatto senza ricavarne conquiste su altri fronti: negando il loro appoggio al voto su molti provvedimenti sono stati di fatto il cavallo di troia per l’opposizione di destra nella caduta del governo. Questo senza poi essere in grado di ricompattarsi su di un’idea forte, di carattere. Quindi, parte dell’elettorato che rappresentavano li ha certamente abbandonati per il PD, ed una parte è entrato nella grande schiera degli astensionisti: ma sarebbe sciocco negare che, in tante zone del nord, il loro voto sia andato alla lega. Qui infatti viene percepita non tanto come un partito di destra, ma come un movimento fuori dagli schemi, in grado di condurre poche battaglie ma sempre quelle, (federalismo, devolution, controllo dell’immigrazione) con testardaggine, e con quella veemenza (violenza?) verbale che sicuramente riesce a far breccia in tanta parte dell’elettorato: operai, agricoltori, piccoli lavoratori autonomi che si sono sentiti rappresentati e difesi solo da chi, con linguaggio semplice, forse rozzo, ma efficace, di loro non si è mai dimenticato. Sempre in bilico tra il becero razzismo di Borghezio e Calderoli e la molto più raffinata cultura politica di Maroni o di Cota, la Lega è stata votata, dice Ilvo Diamanti di Repubblica, sia dall’imprenditore che dalla sua donna delle pulizie, tutti convinti di essere protetti e tenuti da conto in questo movimento che riesce davvero ad essere trasversale.

Difesa del territorio, valorizzazione delle risorse locali, distanza dai salotti buoni della politica e perché no, anche un po’ di sano clientelismo stile vecchia DC: ma loro sono lì, tra la loro gente.

E se anche a noi questo può non piacere, ci dobbiamo ricordare che in molte parti d’Italia la politica si fa ancora così, chiacchierando al bar e guardando i dibattiti in tivu’ tutti insieme, con l’assessore leghista che è lì a bersi un bicchiere insieme a te e non sembra uno venuto dalla luna: parla la tua lingua, impreca come te, e a volte anche lui non capisce. Semplice con i semplici e colto con i colti, questo è riuscito ad essere il movimento di Bossi. Ora staremo a vedere se riuscirà a diventare di governo senza deludere il suo popolo. Lla sfida è riuscire là dove la sinistra antagonista è caduta, i voti (e i dirigenti del carroccio lo sanno bene) così come arrivano se ne vanno da un’altra parte appena la delusione si fa sentire. Certamente possono contare, oltre che sullo zoccolo di cui dicevamo, anche sulla proverbiale indulgenza che in generale l’elettorato di destra riserva ai propri rappresentanti. Come le cronache di questi anni ci hanno dimostrato, qui si può essere divorziati e difendere l’unità familiare, cattolici ma frequentare prostitute, ministri ma inneggiare allo scontro fisico. Questo a sinistra certo non se lo possono permettere, e occorrerà ricostruire senza essere ostaggio di vecchi simboli o vecchie ideologie; capire i bisogni della società e chiedersi, senza pregiudizio, quale ruolo può avere, in un mondo dove conta avere ed apparire, l’Ideale: della solidarietà, dello sviluppo sostenibile, delle opportunità anche per gli ultimi. Di un mondo insomma migliore: ammesso che, ancora, interessi a qualcuno. Intanto il Cavaliere se la ride, prepara la lista dei ministri, elenca le priorità, stavolta non ci saranno scuse, deve governare in una fase obiettivamente difficile, ma ha tutti gli strumenti per farlo, per lui, nel quale evidentemente un gran numero di italiani si rispecchiano, la storia è adesso.

Fonti:

www.keypivot.com
www.corriere.it
lastampa16/4/2008
la repubblica 15-16/4/2008


© LiberaMENTE MAGAZINE 20 aprile 2008