torna all'indice
La Casta
di Graziella Parisi

Titolo: La Casta
Autori: Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella
Edizioni: Ed. Rizzoli
Prezzo: Euro 18,00

Casta: gruppo sociale chiuso e, per estensione, classe di persone che si arroga  speciali diritti e privilegi (diz. Palazzi). Tale è definita dai due autori, entrambi redattori del Corriere della Sera e saggisti di valore, una certa politica “obesa, ingorda e auto - referenziale, che ha finito per invadere l’intera società italiana, divenendo costume (o malcostume) e ponendosi sempre meno l’obiettivo del bene comune e della sana amministrazione, per perseguire piuttosto quello di alimentare se stessa. Questa vorace bulimia avrebbe contagiato tutti: deputati, assessori regionali, sindaci, consiglieri circoscrizionali, fino ai “portaborse e…reggipanza”.

Il libro, letteralmente esploso nel 2007 con 23 edizioni (tra maggio e ottobre) è una vera e propria denuncia, corredata di nomi, numeri e date precise, degli aspetti di quella tipologia di “malapolitica” rovinosa economicamente e moralmente, che finisce per coinvolgere nel giudizio globale della pubblica opinione anche i politici seri ed onesti; i primi ad essere a disagio di fronte a tutto questo.
Sono tanti, troppi gli aspetti sconcertanti ed inammissibili che vengono evidenziati in questo vero e proprio dossier del paradosso della politica italiana: costi esorbitanti della gestione politico – amministrativa a tutti i livelli, “alla faccia dei quotidiani appelli ai cittadini perché tirino la cinghia”; privilegi autoconferiti e mai più abbandonati, clientelismi e nepotismi, partiti divenuti “oligarchie di potere”, in cui le uniche candidature possibili sono decise dalla leadership.

Democrazia o partitocrazia?

Per fare qualche esempio pratico: il Quirinale spende 4 volte quanto Buckingham Palace, e il suo bilancio non è altrettanto trasparente, mentre la Camera, che nel 1948 occupava 4 edifici, ora ne occupa 30, per l’affitto dei quali sborsa cifre enormi (circa 650 milioni di euro in vent’anni); i rimborsi elettorali ai partiti (anche dopo il referendum del ’93 abrogativo del finanziamento pubblico) sono letteralmente spropositati rispetto alle spese sostenute, e l’intera lista dei privilegi e/o benefit conferiti (o per meglio dire autoconferiti) ai parlamentari è in grado di far ribollire il sangue al comune cittadino che non muove passo senza dover metter mano al portafoglio.
Dal diritto al vitalizio (non chiamatela pensione!) anche per soli dieci anni di attività “onorevole” all’uso (ed abuso) di aerei di Stato e auto blu, all’utilizzo di appartamenti e di uffici romani di rappresentanza, agli spostamenti gratuiti con tutti i mezzi esistenti in aria, terra e mare (naturalmente sempre in prima classe!), al Telepass gratuito, fino alla tessera Agis per il cinema ed al barbiere offerto dalla Camera (la lista potrebbe continuare all’infinito…).
Quanto alle possibilità di carriera, secondo gli autori, la tessera di fedeltà ad un partito politico è una sorta di contratto a tempo indeterminato: “La Casta una volta che sei dentro ti permette quasi sempre di campare tutta la vita; un po’ di qui, un po’ di là, un po’ in Parlamento, un po’ nei Consigli di Amministrazione, o nelle Segreterie…Basta accontentarsi, avere un po’ di elasticità…”

Il libro è ricchissimo di storie stupefacenti, di aneddoti al limite dell’assurdo, di notizie inedite e numeri da bancarotta: una raccolta di prove di come “la politica, sia di destra che di sinistra abbia continuato negli anni ad accumulare privilegi  e contemporaneamente a divorare denaro pubblico; un dettagliato atto d’accusa che dovrebbe spingere (?) la stessa classe dirigente a dire: BASTA!


© LiberaMENTE MAGAZINE 23 marzo 2008