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La Parola alle Donne: Intervista a Caterina Rossi
di Silvia carena

Se ne parla in campagna elettorale e nelle piazze, se ne parla troppo e male, se ne discute sulle pagine dei giornali e sull’autobus, senza cognizione di causa e con subdola curiosità. Vorremmo sentire parlare di aborto e di legge 194 da chi lavora da anni insieme alle donne, per le donne, e che meglio di tanti altri può comprendere a fondo problematiche complesse ed eticamente molto delicate.

Caterina Rossi ha 38 anni e da quasi 11 lavora nell'A.I.E.D. di Alberga ,sezione nata nel   luglio 1997, di cui è anche fondatrice. A Genova ha aderito alla "Rete 194", recentemente costituitasi e che ha organizzato la manifestazione di piazza del 23 febbraio scorso in difesa della legge più conosciuta, sostenuta e contestata di tutte: la 194 appunto.

 

Quali sono secondo te i pregi e quali  i difetti della legge 194?

Credo che la 194 (norme sulla tutela sociale della maternità e sull’interruzione di gravidanza) sia una buona legge che ha dato, negli anni, ottima prova di funzionamento. Nasce nel 1978 come  risultato di un compromesso tra istanze di diverse forze politiche e sociali e all’inizio non soddisfa nessuno tanto che, ad appena due anni dall’introduzione , viene sottoposta a referendum abrogativo che  viene però sepolto da una valanga di “no”. Finalmente una legge sull’interruzione di gravidanza(d’ora in poi scrivo i.v.g., in sintesi), c’è e le donne, evidentemente, non la vogliono cambiare! Tieni conto che nel nostro paese  i contraccettivi sono stati vietati fino al 1971. L’aborto era un fenomeno diffusissimo di cui non si parlava mai, se non tra donne, un vero e proprio tabù. Il fatto di non nominarlo lo faceva sembrare inesistente, invece esisteva eccome, nella completa omertà sociale. Non ne parlava chi lo eseguiva, perché ne traeva guadagno e sarebbe stato perseguito penalmente. Non ne parlavano le donne che sarebbero state perseguite penalmente e, socialmente, ostracizzate.

Dall’introduzione della legge 194 ad  oggi le ivg sono diminuite complessivamente del 44,60% , del 60% se prendiamo in considerazione le sole donne italiane. Al fenomeno  della diminuzione degli interventi si associa il dato, non scontato, del ricorso all’ivg come estrema ratio, cioè,nella stragrande maggioranza dei casi , si ricorre all’aborto solo dopo il fallimento dei metodi contraccettivi e non come scelta d’elezione.

 Il numero degli aborti ripetuti (cioè i casi in cui la stessa donna, dopo avere abortito, ricorre di     nuovo a questo metodo) in Italia è tra i più bassi al mondo.

Credo che questi dati (Ministero della Salute, febbraio 2008) parlino da soli.  Penso non sia facile trovare molte altre leggi, tra tutte quelle che regolano la nostra comunità sociale organizzata a Stato, in qualsiasi settore, che abbiano funzionato così bene. E c’è da meravigliarsi, perché questa legge è disattesa  in varie  parti e trova continuamente ostacoli, nella pratica , alla sua corretta applicazione . Senza potere elencare tutti i problemi: abbiamo ospedali in cui le ivg non vengono effettuate, in violazione della legge, c’è un grandissimo numero di obiettori di coscienza (60%tra i ginecologi,46% degli anestesisti, 39% del personale non medico), c’è soprattutto, infine, la continua sottrazione di fondi ai consultori,che dovrebbero essere invece rafforzati in quanto sono il luogo ideale per l’accoglienza della donna e della coppia, per parlare di contraccezione, di prevenzione, per raggiungere le fasce “deboli” della popolazione, in particolare  i giovani e le donne extracomunitarie.

Detto questo, non credo sia una legge perfetta e sicuramente la si potrebbe aggiornare (come essa stessa prevede) rispetto all’evoluzione della scienza medica. Non credo però vada modificata nei suoi punti essenziali, nei capisaldi, anzi, è di tutta evidenza che una sua applicazione completa e corretta aiuterebbe in modo ancor più significativo a diminuire  il ricorso all’aborto.

 

Sapevi dell’esistenza di un giro di aborti illegali? Qual è la tua opinione in merito?

E’ noto a tutti che esistono ancora  medici che effettuano aborti illegali, a pagamento, anche se poi l’attenzione sul “caso” si risveglia solo in seguito a fatti di cronaca nera, come in occasione del suicidio del ginecologo genovese il mese scorso. Sempre a Genova, tre anni fa, una giovane donna è morta in seguito alle complicanze di un aborto clandestino…

Trovo ingiustificabile praticare aborti clandestini in un paese, come il nostro, che prevede la possibilità di effettuarli a norma di legge ed in modo del tutto gratuito nelle strutture ospedaliere .

Devo aggiungere che talvolta sono le stesse donne a chiedere se sia possibile effettuare l’ivg ” in privato”, probabilmente perché temono, e non sempre a torto, che la comprensibile necessità di riservatezza che dovrebbe caratterizzare questo tipo  di intervento non si possa avere nelle strutture pubbliche.

Questo non può certo essere un motivo per giustificare la pratica degli aborti clandestini, semmai dovrebbero essere potenziate le strutture pubbliche e le donne che richiedono l’ivg dovrebbero essere sempre trattate con la sensibilità che una scelta così dolorosa impone.

 

L’obiezione di coscienza: una necessità etica o un alibi perfetto?

L’obiezione di coscienza è lecita e si può manifestare nelle forme previste dall’art. 9 della legge. Esonera il personale sanitario dal compimento delle attività necessariamente dirette a determinare l’ivg, ma non dall’assistenza antecedente e conseguente all’intervento.

Ove vi siano obiettori è previsto che gli interventi vengano in ogni caso effettuati attraverso la mobilità del personale.

La realtà è che spessissimo vi sono reparti  paralizzati, di soli obiettori e “ginecologi volanti”, come piccioni viaggiatori, che si spostano da una parte all’altra della Liguria per effettuare gli interventi.

 Questa situazione crea  lunghe file di attesa, ed in violazione della legge,  per quello che  dovrebbe essere, dopo l’attesa di una settimana, un intervento di urgenza. Non dimentichiamo l’impatto psicologico devastante sulla donna che ha già deciso di interrompere la gravidanza e si trova ad attendere per settimane. La conseguenza,il risultato di fatto, probabilmente voluto da certi ospedali, è che le donne non vi si rivolgano più, perché sanno che l’accoglienza che troveranno non sarà delle migliori.

Non parlo di realtà marginali . Fino a due mesi fa  l’ospedale San Martino di Genova aveva lunghissime file di attesa, mentre l’altro grande ospedale della città,il Galliera, con l’espediente di una ristrutturazione dei servizi non effettua ivg da circa un anno. All’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure(SV) arriva un ginecologo volante da Genova (questo ospedale dovrebbe ricevere tutte le donne della zona più a Ponente della provincia di Savona, visto che il reparto di ginecologia dell’ospedale di Alberga è chiuso da 10 anni)…e così via.

Per finire una cosa nota a tutti: l’obiezione di coscienza capita che di coscienza abbia ben poco. Nei nostri ospedali spesso l’obiezione è premiata con lo svolgimento di attività professionalmente e scientificamente più gratificanti, mentre nulla è previsto per i non obiettori, che si trovano ad affrontare un lavoro ripetitivo e pesante dal punto di vista psicologico (sobbarcandosi del  lavoro che dovrebbe essere diviso tra più medici) fino a  che molti di questi, dopo anni di ivg decidono di obiettare a loro volta, non per coscienza ma per stanchezza!!!

 

Un tuo commento sulla proposta di moratoria per l’aborto

Non ci trovo niente di interessante, mi sembra una trovata ad effetto, sensazionalistica, che ha ben poco a che fare con il rispetto per la vita. Trovo che rischi solo di spostare il tono della discussione, che deve essere ragionevole ed equilibrato quando si parla di argomenti così delicati, ad un livello da arena o da talk show.

Avete riscontrato un aumento della richiesta di interruzioni di gravidanza conseguente all’aumento della popolazione femminile immigrata?

Si, certamente, le statistiche del Ministero della Salute che citavo prima lo confermano. Si tratta di donne che provengono da paesi dove non esiste una cultura della contraccezione, della prevenzione, della salute. Spesso il primo contatto con i consultori, privati come l’A.I.E.D. e pubblici, è proprio in occasione di una gravidanza indesiderata.

 

Ci puoi parlare un  po’ dell’AIED?

L’ AIED è l’ Associazione Italiana per l'Educazione Demografica. Nasce nel 1953 a Roma, e aveva come programma di massima (a parte lo statuto coi fini fondativi che puoi trovare sul sito nazionale dell'AIED) la prevenzione delle gravidanze indesiderate attraverso l'uso della contraccezione, allora proibita. Il primo consultorio viene aperto nel 1955. Siamo a 16 anni dalla legalizzazione dei contraccettivi (1971), a 23 anni dalla legge 194 (1978) e, aggiungo ,a 20 anni dalla legge di riforma del diritto di famiglia che equipara i figli naturali a quelli illegittimi (1975). Tengo molto a sottolineare anche quest'ultimo punto. Quando molti si riempiono la bocca con parole altisonanti sul valore della maternità e dei figli, valori che peraltro io condivido in pieno,ma lo fanno  solo per opporre un' argomento a chi sostiene la liceità dell'aborto dimenticano sempre che né la maternità né i figli  erano stati ritenuti un valore assoluto dalla società. Lo erano solo se inquadrati nello schema familiare che la società accettava (matrimonio in chiesa ecc...).

Insomma, un'associazione che parlava di argomenti tabù. Negli anni poi l'AIED  si è battuta anche per ottenere la legge sull'aborto, sul divorzio e per l'istituzione dei consultori familiari. Voglio finire sottolineando l'importanza strategica dei consultori, pubblici o privati che siano, ma laici, nella prevenzione dell'aborto, delle malattie a trasmissione sessuale, nell'accoglienza del disagio giovanile e delle famiglie. Spero che queste parole, che sento fare proprie, in questi giorni, anche da varie parti politiche, non siano solo a scopo di propaganda elettorale. Temo invece che sia così. I consultori andrebbero potenziati: gli ultimi 10 anni di storia della sanità italiana (almeno per i consultori pubblici) mostrano come invece siano stati sviliti dalla mancanza di fondi che porta ad una inevitabile contrazione qualitativa e quantitativa delle attività.

 

Potresti definire l’aborto e spiegarci che cosa esso comporta a livello fisico e soprattutto psicologico per una donna?

Quello che l’aborto comporta dal punto di vista psicologico è ovviamente individuale, le donne sono diverse...però io ho sempre visto nei loro occhi, che fossero già determinate all'intervento o  ancora incerte, una grande sofferenza. Pochissime donne sembrano "neutre" rispetto all'evento. Alcune sono molto rigide e nascondono in profondità tutte le emozioni che provano, tanto che poi non è infrequente avere pazienti che si rivolgono a noi per supporto psicologico per un aborto magari effettuato 10,20 anni prima e mai "elaborato" psicologicamente. Alcune straniere, poi (spesso accade con le rumene) sembrano chiedere questo intervento con superficialità. Parlando con loro, si capisce che provengono da un paese dove la cultura del rispetto del corpo, del corpo della donna in particolare, non ha alcuna importanza. Insomma, se devo ravvisare un tratto comune, nella stragrande maggioranza dei casi, è che si tratta di un evento sofferto, tant'è vero che le donne che fanno un aborto,come è confermato dalle statistiche, a parte casi di disagio particolare (straniere, sofferenze psicologiche, stati di povertà sociale ed intellettuale..) non lo ripetono più.

Vorremmo che questa sofferenza fosse sempre ricordata, quando si parla di aborto, e vorremmo sentirne parlare soprattutto le donne, per capire come una legge possa, a volte, rappresentare un aiuto reale; per analizzare il problema in profondità, al di là di qualsiasi pregiudizio, o moralismo propagandistico.


© LiberaMENTE MAGAZINE 6 aprile 2008