torna al sommario
La Promessa dell'Assassino
di Simone Maldino

Genere: Thriller, Drammatico
Anno: 2007
Nazione: USA, Canada, Gran Bretagna
Regista: David Cronenberg
Interpreti: Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel, Armin Mueller-Stahl, Sinéad Cusack, Jerzy Skolimowski

Ancora una volta la distribuzione di casa nostra va a modificare il senso stesso di un titolo.

La pellicola di Cronenberg è, infatti, giunta da noi come La Promessa dell'Assassino, che snatura completamente il significato dell'originale, Eastern Promises. Ma si tratta di imperfezioni, cui siamo fin troppo abituati…

Nella Londra dei giorni nostri una ragazza russa, di 14 anni, muore in ospedale dando alla luce una bambina. Anna (Naomi Watts) l'infermiera di origini russe che l'ha messa al mondo, decide di cercare i parenti della giovane. Si troverà immischiata nel giro della mafia russa, visto che la madre della piccola altro non era che una baby prostituta “appartenente” a quel mondo. A capo della fazione londinese vi è Seymon (Armin Mueller-Stahl) in apparenza gestore di un ristorante, ma in verità potente “padrino” a capo di numerosi traffici illeciti. Suo figlio Kirill (Vincent Cassel) è un ubriacone violento e immaturo, che ha alle sue dipendenze l'amico siberiano Nikolai (Viggo Mortensen), autista e becchino dell'organizzazione. Tra intrighi e tradimenti, omicidi e violenza, si dipana una storia di grande impatto emotivo.

Violento, oscuro, indagatore dell'anima, il nuovo capolavoro di Cronenberg è uno splendido, raffinato apologo sul mondo crudele, che vede persone imprigionate all'interno di un ruolo non voluto, seguito ideale del precedente “History of Violence” (2005), non a caso interpretato dallo stesso Viggo Mortensen.
In quest’opera il giro delle prostitute legato alla mafia russa viene trattato con una durezza emotiva di non poco conto, e la scena in cui Nikolai è costretto a violentare una di loro è l'esempio migliore per narrare questo dramma. Il diario della giovane prostituta morta, che invischierà Anna in un gioco pericoloso, torna più volte come voce narrante all'interno del film, una scelta forse discutibile ma di sicuro coinvolgimento.

I personaggi sono tutti ottimamente caratterizzati, a cominciare da Nikolai, cui Mortensen regala anima e corpo in maniera strepitosa. A quasi 50 anni Viggo mostra una forma fisica impeccabile, con un corpo nervoso e muscoloso, reso ancor più massiccio da enormi tatuaggi, marchio di riconoscimento della mafia russa. E non è un caso se la scena più “chiacchierata” del film, in cui combatte completamente nudo contro due sicari pronti ad ucciderlo, si farà senz'altro ricordare nella storia del cinema. Potente, sanguinaria, perfetta nel movimento dei corpi, che qui riescono ad avere una forza non solo fisica, ma anche psicologica di altissimo livello. Se Mortensen quindi regala un'interpretazione magnifica, per cui un Oscar non sarebbe per nulla inappropriato, anche gli altri interpreti non sono da meno. Vincent Cassel delinea una figura instabile, malata e folle, carica di un'immaturità espressa con sguardi e scatti d'ira magnifici, e comunque capace di provar pietà. Il tedesco Armin Mueller-Stahl, nella sua apparente tranquillità, regala un cinismo estremo al suo personaggio, sintomo anche qui di una grande abilità recitativa. La Watts, il cui compito era a dir la verità ben più semplice, si fa comunque apprezzare.
La fotografia è lucida, e complice anche delle splendide ambientazioni notturne, riesce a rendere l'atmosfera ancor più inquietante e vivida. Le stesse musiche sono silenti accompagnatrici della storia, ed aiutano ad immergersi in questa storia cupa.
L'accento russo volutamente marcato dato ai protagonisti, una scelta rischiosa che avrebbe potuto far cader tutto nel ridicolo, si rivela invece azzeccata, anche se è a tratti inspiegabile il cambio di lingua nella stessa discussione tra due personaggi.

A livello di sceneggiatura, interessante il colpo di scena verso la fine del film, che rivoluziona tutto quello che lo spettatore aveva fin lì creduto, mentre un po' banale il finale pseudoaffettivo, unica concessione ai canoni dell’”happy ending”. Lo stesso finale, in parte irrisolto (ma che non dovrebbe lasciare adito a seguiti, in quanto comunque il cerchio si chiude), è tuttavia carico di gran fascino. Niente appare finto, non si può neanche lontanamente paragonare a nessuno dei classici film d'azione made in Hollywood, giacché la violenza qui è viva, reale, pulsa da ogni fotogramma, come trasformasse la realtà in immagine, in un'ossessiva e convulsiva ricerca di esistenza.

Un prodotto morale nella sua pur completa immoralità, dove tuttavia gli sprazzi di umanità sono ancor più grandiosi, giacché nati dal dolore e dalla tristezza, da personaggi insospettabili.
Un noir dell'anima, uno dei prodotti migliori degli ultimi anni, intenso e calamitante. Cronenberg e Mortensen ancora una volta insieme, e ancora una volta un capolavoro. Di solito non c'è il due senza il tre...


© LiberaMENTE MAGAZINE 27 gennaio 2008