| La Solitudine dei Numeri Primi |
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| di
Chiara Bianchi |
| Titiolo: La Solitudine dei Numeri Primi
Mattia
e Alice si conoscono al liceo, reduci da esperienze infantili traumatiche, differenti
per svolgimento ma simili nelle conseguenze, che portano entrambi ad avere rapporti
conflittuali e patologici con il mondo e con se stessi; Mattia e Alice si “riconoscono”,
trovano conforto l’uno nell’altra, si frequentano, si comprendono ma mai profondamente,
mai in maniera risolutiva e liberatoria. E
qui la metafora suggerita dal titolo: ci sono, nella serie di numeri naturali,
alcuni numeri divisibili solo per uno e per se stessi: i numeri primi. Entro questa
categoria ne esiste un’altra, composta da numeri che si definiscono primi gemelli,
ovvero numeri primi separati da un unico numero, ad esempio l’11 e il 13, il 41
e il 43 ecc. più si procede nell’elencazione di numeri sempre più alti (e sempre
più complicati, anche da pronunciare e visualizzare) più questi numeri “speciali”
diventano rari. Non
riescono mai ad esprimersi totalmente, quello che pensano, e soprattutto ciò che
provano, è nascosto dietro ad un velo sottile, si può solo intuire ma mai svelare
completamente, è celato, vicino ma nello stesso tempo impossibile da raggiungere;
non c’è corrispondenza fra sensazione ed espressione, non c’è sincera condivisione,
il velo, seppur trasparente, impedisce di fatto il rapporto con gli altri (la
famiglia in primis ma anche gli amici, colleghi, chiunque, nei rapporti quotidiani
e superficiali e a maggior ragione in quelli più profondi) crea frustrazione ed
incomprensione, crea allontanamento; ma forse vi è crescita e soprattutto catarsi
nelle pagine che decretano la fine del libro e l‘inizio di un‘altra fase nella
vita dei due protagonisti, di cui noi lettori non saremo spettatori. Lo
stile di Paolo Giordano è asciutto, scorrevole, limpido, l’unico possibile per
poter affrontare tematiche così delicate e personaggi tanto complessi senza aggiungere
ulteriore difficoltà al lettore; in alcuni punti, è vero, è possibile riscontrare
una certa fatica nell’esposizione, un’interruzione della fluidità, ma credo ciò
sia dovuto alla giovane età e all’inesperienza dello scrittore che ha sicuramente
un talento su cui costruire uno stile più granitico e soprattutto tempo per farlo. Nel
complesso un lavoro sincero e partecipato, lontano dall’autocompiacimento e autoreferenzialità
che caratterizza parte degli autori, e non solo scrittori, contemporanei. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 18 maggio 2008 |