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La Solitudine dei Numeri Primi
di Chiara Bianchi

Titiolo: La Solitudine dei Numeri Primi
Autore: Paolo Giordano
Edizione: Mondadori

Il dodici di mezzo 
Paolo Giordano è uno dei maggiori chitarristi acustici moderni.
Paolo Giordano è anche un importante giornalista musicale de Il Giornale.
Ma in questa sede Paolo Giordano è soprattutto un ragazzo (classe 1982) laureato in fisica presso l’Università di Torino, che sta facendo il suo dottorato di ricerca nella stessa facoltà e che nel frattempo ha scritto un bel libro, La solitudine dei numeri primi, edito da Mondadori, 300 pagine che scorrono via senza che ce ne accorgiamo.

Mattia e Alice si conoscono al liceo, reduci da esperienze infantili traumatiche, differenti per svolgimento ma simili nelle conseguenze, che portano entrambi ad avere rapporti conflittuali e patologici con il mondo e con se stessi; Mattia e Alice si “riconoscono”, trovano conforto l’uno nell’altra, si frequentano, si comprendono ma mai profondamente, mai in maniera risolutiva e liberatoria.
Nel loro rapporto non c’è possibilità di guarigione, sono come due persone che cadono; non possono impedirsi di cadere, possono al massimo tenersi per mano mentre lo stanno facendo.

E qui la metafora suggerita dal titolo: ci sono, nella serie di numeri naturali, alcuni numeri divisibili solo per uno e per se stessi: i numeri primi. Entro questa categoria ne esiste un’altra, composta da numeri che si definiscono primi gemelli, ovvero numeri primi separati da un unico numero, ad esempio l’11 e il 13, il 41 e il 43 ecc. più si procede nell’elencazione di numeri sempre più alti (e sempre più complicati, anche da pronunciare e visualizzare) più questi numeri “speciali” diventano rari.
Mattia e Alice sono come due primi gemelli, simili, vicini, ma non abbastanza; c’è un altro numero fra loro, che rappresenta quello che li unisce e che nello stesso tempo li divide: la loro esperienza lesionante, la loro natura che li fa sentire sì gemelli, ma anche inevitabilmente lontani.

Non riescono mai ad esprimersi totalmente, quello che pensano, e soprattutto ciò che provano, è nascosto dietro ad un velo sottile, si può solo intuire ma mai svelare completamente, è celato, vicino ma nello stesso tempo impossibile da raggiungere; non c’è corrispondenza fra sensazione ed espressione, non c’è sincera condivisione, il velo, seppur trasparente, impedisce di fatto il rapporto con gli altri (la famiglia in primis ma anche gli amici, colleghi, chiunque, nei rapporti quotidiani e superficiali e a maggior ragione in quelli più profondi) crea frustrazione ed incomprensione, crea allontanamento; ma forse vi è crescita e soprattutto catarsi nelle pagine che decretano la fine del libro e l‘inizio di un‘altra fase nella vita dei due protagonisti, di cui noi lettori non saremo spettatori.

Lo stile di Paolo Giordano è asciutto, scorrevole, limpido, l’unico possibile per poter affrontare tematiche così delicate e personaggi tanto complessi senza aggiungere ulteriore difficoltà al lettore; in alcuni punti, è vero, è possibile riscontrare una certa fatica nell’esposizione, un’interruzione della fluidità, ma credo ciò sia dovuto alla giovane età e all’inesperienza dello scrittore che ha sicuramente un talento su cui costruire uno stile più granitico e soprattutto tempo per farlo.

Nel complesso un lavoro sincero e partecipato, lontano dall’autocompiacimento e autoreferenzialità che caratterizza parte degli autori, e non solo scrittori, contemporanei.


© LiberaMENTE MAGAZINE 18 maggio 2008