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La Masseria delle Allodole
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di Simone Maldino
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Titolo originale:
La masseria delle allodole Non fu solo il III° Reich a cercare di perseguire in modo criminale il progetto di una Germania dei tedeschi, ma anche l'élite politica e culturale dell'ex impero ottomano ha attuato una politica simile, all'inseguimento del sogno di una "Grande Turchia". Tale denominazione nasconde la visione di una Turchia "imperiale", che secondo il nazionalismo laico avrebbe dovuto comprendere i territori da Istanbul fino al Sinkiang cinese, abbracciando tutte le popolazioni di etnia turco-mongola. Sarebbe sbagliato collocare tale visione politica nel passato lontano; basti pensare che ancora nel luglio del 2005 il premier Erdogan in un viaggio in Mongolia inneggiava alla presunta fratellanza tra Turchia e Mongolia. Il genocidio del popolo armeno (la cui semplice menzione oggi in Turchia può portare fino a tre anni di reclusione come atto antipatriottico) inizia il 24 luglio del 1915 e viene attuato dai “Giovani Turchi”, un movimento politico che dal 1908 era di fatto alla guida del paese. Le cifre dello sterminio sono ancora oggetto di controversia, ma una cifra attendibile sembra aggirarsi intorno al milione e mezzo di assassinati tra uomini, donne e bambini. Il film dei fratelli Taviani è stato presentato al recente festival di Berlino ed in tale occasione ha fatto molto parlare di sé, anche perché il luogo era, quello sì, quanto mai simbolico: la capitale del fu «Reich millenario», oggi città aperta e cosmopolita dove vivono decine di migliaia di immigrati turchi. E il film racconta il genocidio degli armeni (anche se la parola «genocidio» non è mai pronunciata), una delle pagine più tragiche del '900 sulla quale la Turchia continua nella propria opera negazionista. Fosse solo per quello, La masseria delle allodole è un film da difendere con le unghie, da mostrare in tutte le scuole di quell'Europa nella quale la Turchia vorrebbe oggi entrare con tutti gli onori. La masseria delle allodole dei fratelli Taviani, tratto dall'omonimo struggente romanzo di Antonia Arslan, è quindi il primo film che affronti a viso aperto il genocidio: la narrazione dei fatti è resa da un approccio diretto, in cui vengono mostrate le fasi dell'eccidio ed il suo impatto sulla popolazione armena e turca, attraverso la forma, molto viscontiana, di una saga familiare. Il film narra infatti delle vicende degli Avakian, famiglia di ricchi borghesi e figure di spicco della comunità armena in una cittadina turca. È il 1915, infuria la prima guerra mondiale. Al funerale del vecchio Avakian intervengono anche i notabili turchi della città: c'è tolleranza, c'è amicizia, c'è persino l'amore della bella armena Nunik (Paz Vega) per un militare turco. Ma dalla capitale arrivano le terribili direttive del governo: gli armeni vanno arrestati, i maschi adulti devono essere tutti uccisi, donne e bambini deportati. Il colonnello Arkan, amico degli Avakian, tenta di mediare, ma i quadri più giovani dell'esercito sono convinti della necessità di estirpare il «nemico interno». La strage si compie. Nunik, la cui storia è il filo conduttore della narrazione, e le altre donne conoscono l'umiliazione del tremendo viaggio nel deserto, sottoposte a fame e a torture, raccontate dai Taviani in forma allusa, ma fortissima. A nulla varrà, per Nunik, l'affetto che prova per lei un ufficiale turco meno crudele degli altri. Dopo la guerra, i processi-farsa dureranno pochi giorni: il governo metterà ben presto una pietra tombale su tutto. Degli armeni, in Turchia, non si dovrà - non si deve - più parlare. Per quanto riguarda
il titolo, è evidente il richiamo al "Giardino dei Finzi
Contini" (libro e film). Sia il giardino che la masseria sono
dei luoghi ideali, che portano in sé una fallace forma di sicurezza
destinata ad essere spazzata via dalla violenza degli uomini: i
rifugiati nella masseria non saranno al sicuro dal massacro degli
uomini armeni e dalle "marce della morte" riservate alle
donne. Anche se la pellicola dei Taviani a volte risente di un impianto
un pò “televisivo”, questo piccolo difetto
è controbilanciato dai molti pregi, tra cui un cast davvero europeo.
Fra gli attori, tantissimi, vanno citate almeno Arsiné
Kanjian (di origine armena) e la giovane
e brava Paz Vega. Quello che è davvero importante
è che |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 23 Settembre 2007 |