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Mi Vendo
di Silvia Carena

Titolo: Mi  Vendo
Autore: Saradisperata
Edizione: Newton Compton editori, settembre 2007
Prezzo: 9,90 Euro

Lo pseudonimo di Serena Basetti, l’autrice di questo libro – verità identifica uno stato d’animo molto diffuso e, se vogliamo, caratteristico di un’intera generazione: la disperazione.
Una lenta e continua disperazione, che si annida tra i gesti, le abitudini, le routines quotidiane, divenendo anch’essa abituale, solita, conosciuta.

La storia di Sara è anche quella di migliaia di giovani, aggrappati ad una speranza per il loro futuro con le unghie e con i denti, appesi ad un lavoro precario, in balia delle altalenanti sorti dell’economia mondiale, confusi dalle mille possibilità che la post-modernità offre, al tempo della rete e della connessione globale.
Le giornate di Sara sono scandite da un ritmo frenetico, che ben si rispecchia nella velocità di una scrittura che diventa dialogo, imprecazione, sfogo, lamento rabbioso.
Sara si butta a capofitto nella vita, non accetta di essere schiacciata, di annullarsi e di arrendersi di fronte al fantasma della disoccupazione ed agli stereotipi tradizionali: Sara non diventerà una casalinga frustrata come sua madre, non vivrà accanto ad un uomo che l’ha tradita, e lotterà strenuamente contro la precarietà, il peggior nemico dei nostri giorni.

La precarietà si respira in ogni riga di questo divertentissimo romanzo, e nelle esilaranti vicende di questa trentenne disperata aleggia un senso di incertezza e di confusione, di perdita dell’equilibro, di straniamento. Sara è una delle tante lavoratrici interinali flessibili per forza, costretta a cambiare lavori come calzini, a vivere alla giornata, a subire soprusi ed angherie da parte di colleghi e superiori. Ma un giorno Sara decide di sfruttare davvero le potenzialità di quest’epoca post-moderna, e lancia nel magico mondo del web la sua proposta indecente: una notte di sesso in cambio di un lavoro vero, di un’assunzione in piena regola.
L’offerta di Sara può sembrare sconvolgente, ma è solo l’ultimo atto di una commedia assurda, talmente assurda da essere reale.
Nel mondo globale, dove tutto ha un prezzo, questa intraprendente trentenne si mette in vendita, come una merce ad un’asta su E-bay, attirando l’attenzione di tv e carta stampata, nonché di un’opinione pubblica divisa tra lo sdegno, l’interesse e la preoccupazione.
Di fronte alle reazioni di chi la stigmatizza come una mera prostituta, Sara risponde:
“Se ogni precario d’Italia trovasse il modo di sfruttare la propria rabbia compiendo un minimo gesto, le cose potrebbero cominciare a cambiare (…) Continuare a star zitta e inghiottire il rospo con la testa china non riesco più a farlo, senza contare che le umiliazioni nei nostri confronti sono all’ordine del giorno”.
La flessibilità è un’umiliazione, la flessibilità è mercificazione: “un tubo è flessibile, un elastico è flessibile, e stiamo parlando di oggetti”; tanto vale allora mettersi in vendita proprio come una cosa, che può essere posseduta, a patto di pagarla il giusto prezzo.

E Sara si vende a caro prezzo: chiede in cambio la dignità di un lavoro, che, come tutti sanno, “nobilita l’uomo”.  Quando non è precario.


© LiberaMENTE MAGAZINE 27 gennaio 2008