Un
film di Gianni Zanasi. Con Valerio Mastandrea,
Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, Caterina Murino,
Paolo Briguglia, Dino Abbrescia,
Teco Celio, Gisella Burinato, Paolo Sassanelli, Luciano Scarpa, Natalino Balasso.
Genere Commedia - colore
109 minuti. - Produzione Italia 2007. - Distribuzione
01 Distribution
Mentre
sta suonando con la sua band, Stefano(Valerio Mastandrea)
si guarda intorno smarrito: si sente stranito, qualcosa decisamente non va come
dovrebbe: a provarglielo è l’epilogo imprevisto del concerto, che lo riporta in
anticipo a casa, dove scopre la fidanzata a letto con un altro. E’ ora
di cambiare: a Roma da troppi anni, senza aver trovato il vero successo ed evidentemente
neanche il vero amore, decide di tornare a casa, con la sua vecchia auto e la
chitarra. I genitori lo accolgono festosi, il fratello Alberto(
Giuseppe Battiston) e la sorella Michela(Anita
Caprioli) increduli, gli amici subito disposti a riallacciare i rapporti. Ma non tutto è come sembra, anzi niente è come sembra: la piccola
azienda lasciata dal padre ad Alberto sta per fallire, così come il suo matrimonio;
Michela ha lasciato l’Università e le ambizioni per stare tutto il giorno con
i delfini dell’Acquario, e ne sembra soddisfatta; la madre è preda dei sensi di
colpa e passa i pomeriggi con improbabili gruppi new age. Sembra una storia piccola, e anche un pò scontata, quella di chi torna
e non trova più niente al suo posto, ma il pregio migliore di questo delizioso
film è proprio quello di parlarci di altro mentre racconta storie di provincia.
Così veniamo a sapere che il fallimento è anche dovuto alla mancata frequentazione
dei salotti importanti della città, che i sindacati non sono sempre paladini di
chi lavora, e che gli italiani in difficoltà si rivolgono sempre al potere come
i servi della gleba al castellano. Il ritratto, che sembrerebbe messo quasi per
caso, del giovane cugino divenuto politico di fama, è desolante eppure dolcissimo:
in questa Italia ci si salva come si può, ma a tutti viene
presentato il conto. Il racconto però, oltre alla dimensione sociale di questo
microcosmo così simile a tanti che conosciamo, ne offre una più intima, personale:“Non
stavamo meglio quando ci dicevamo le bugie?” dice ad un certo punto Stefano, che
sembra schiacciato dal peso di dover aiutare le persone a cui vuol bene, e di
salvare, con loro, sè stesso. Ma poi no, non si stava meglio prima: la verità
spesso è come una sberla che ti fa rinvenire, che ti toglie la sbornia e di colpo
inizi a ragionare, a far le cose sensate per te, che agli altri sembrano enormi
stupidaggini... Il tono del film è sempre allegro, vivace,
sfiora il comico senza mai volerlo essere; anche i momenti drammatici come un
suicidio e un funerale sono trattati con levità e riescono a suggerire, più che
imporre, lo stato d’animo dei protagonisti. Ognuno di noi, guardandolo, può aggiungere e togliere sorrisi e malinconie,
senza mai chiedersi se può essere vero, se è realistico: perchè raccontando di
loro parla di tutti noi, dei nostri dilemmi irrisolti e dei nostri sogni nascosti:
e uscendo dal cinema abbiamo la consolante sensazione di non essere da soli con
i nostri guai.
Le cronache
politiche riportano che Veltroni, nella
domenica elettorale, sia andato a vedere questo film dal titolo (per lui)
profetico: non sappiamo se gli sia piaciuto o no, ma il concetto della sconfitta
che serve per ripartire da capo, arricchiti dall’esperienza, il giorno dopo gli
avrà suggerito qualcosa...