| Oltre i Confini del
Reale |
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| di
Giulio Paolicchi |
| Anno 2006, 25 novembre, stabilimento della Umbria
Olii SpA di Campello sul Clitunno in Umbria: Tullio Mocchini,
Giuseppe Coletti, Wladimir Thode
(albanese) e Maurizio Manili, dipendenti dell’Impresa
Manili stanno lavorando per realizzare una passerella
aerea fra due silos, che però sono pieni di gas “esano” -esplosivo- residuo della
raffinazione dell’olio vegetale. La procura di Spoleto sostiene che l’amministratore
delegato della Umbria Olii, Giorgio del Papa, sapesse perfettamente che i silos
erano pieni di gas e dunque sarebbe dovuto intervenire in qualche modo, nonché
mettere in atto ogni possibile intervento di prevenzione. Ma Del Papa si difende
dicendo che i quattro operai sapevano perfettamente che, in quel lavoro, non avrebbero
dovuto usare la fiamma ossidrica e che lo fecero per abbreviare la durata del
lavoro. Fatto è che i due silos saltarono in aria dilaniando i quattro. Dunque
ci sono state perizie su perizie finché il 30 giugno scorso il colosso della raffinazione
degli olii vegetali ha chiesto a tutti i parenti degli
operai morti TRENTACINQUE MILIONI di risarcimento perché sono state l’imperizia
e l’imprudenza di questi ultimi a provocare il disastro. Non solo gli UFO, dunque, non solo Uri Geller
o certi fenomeni paranormali come la trasformazione della polvere in sangue (di
San Gennaro) o le sedute spiritiche ci proiettano oltre i confini della realtà.
E’ la stessa realtà, addirittura quella quotidiana, a superarsi, a superare i
suoi stessi confini, visibili e intelligibili. Chi pensa che la realtà superi
sempre e di gran lunga ogni possibile immaginazione, pensa una verità indubitabile:
(a) uno legge che una sera di primavera su un Lungotevere
romano un tipo ha falciato due ragazzine irlandesi che stavano attraversando sulle
strisce pedonali e poche settimane dopo legge ancora che l’avvocato del tipo -ovviamente
un ragazzo normale...- ha esposto al giudice una singolare tesi difensiva secondo
la quale, atteso che gli irlandesi abitualmente si abbandonano ad abbondanti libagioni
serali fino a sbronzarsi e data l’ora dell’incidente, si deduce che le ragazzine
travolte erano certamente ubriache o almeno sufficientemente ubriache per attraversare
la strada senza alcuna attenzione e finire sotto le ruote di quel tapino, (b)
talvolta queste oscenità vanno sotto il nome di “garantismo” o “diritto alla difesa”,
come per quel tale che, sempre in un Lungotevere romano, falciò con un bel SUV
fiammante a velocità folle due ragazzini in Vespa che stavano passando col semaforo
verde e si è visto commutare il tipo di reato (da omicidio volontario a preterintenzionale)
perché sul selciato è stata trovata una piccola traccia di frenata, come se quell’inezia
potesse minimamente ridimensionare l’atto inaudito di uno che “vola” attraverso
un incrocio cittadino col semaforo rosso a centocinquanta o potesse restituire
un briciolo di “umanità” alla mente ottusa e ottenebrata del soggetto in questione. Dunque dicevamo che la realtà supera sempre e di gran lunga ogni possibile
immaginazione ed a quest’ultima si assegna, generalmente, valore di astrazione,
di formazione di contenuti non riscontrabili nella realtà che, al contrario, è
concetto fondamentale che esprime ogni cosa reale o la somma di tutte le cose
reali. I casi che abbiamo citato attengono evidentemente all’etica e quest’ultima
dovrebbe stare interamente nella realtà, storture comprese, ma è altrettanto evidente
che, pur stando nella realtà, certe sue “applicazioni o manifestazioni” non sono
considerate “realmente possibili”, salvo quando hanno luogo, lasciandoci totalmente
spiazzati e profondamente incerti sulla misura in cui la nostra mente sia
in effetti capace di “comprendere” La realtà ha il principale scopo di rassicurarci arginando l’incertezza
giacché è (riteniamo che sia) comprensibile, in quanto concreta ed evidente, ma
certi suoi imprevedibili sviluppi manderebbero in frantumi anche questa nostra
unica e residua certezza e ciò sarebbe inaccettabile, pena l’annegamento nel caos.
La realtà è studiabile e classificabile, il suo funzionamento è disciplinato da
leggi e criteri di funzionamento che si possono rinvenire, estrarre, analizzandone
la fenomenologia, dunque ha una certa solida prevedibilità ed ove quest’ultima
venisse meno crollerebbero i presupposti sui quali è edificato il senso della
nostra stessa esistenza: da qui la creazione di certe espressioni come “roba da
non credere”, “oltre ogni umana immaginazione” e simili. In altre parole, la realtà
intesa come insieme di leggi e dunque di limiti e confini, è una produzione esclusivamente
nostra: noi abbiamo recluso il “divenire” del mondo entro limiti sufficientemente
ristretti da essere compatibili con la nostra costitutiva finitezza (organica
e di capacità/comprensione). Ciò che ne resta fuori può subire diverse sorti:
essere “affidato” al presupposto trascendentale (fenomenologia dello spirito)
oppure alla classe degli eventi “incredibili” che lasciano sbigottiti e increduli
(fenomeni fisici) oppure, ancora, alla patologia/riabilitazione (comportamenti
umani). |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 13 luglio 2008 |