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Parenti Serpenti
di Nicola Pegazzano

Un Natale come un altro, come tanti.
Due persone anziane, sole e per nulla accudite, in un paese da fiaba ma che poi tanto fiabesco non è.
E tre figli, che una volta all’anno, a Natale, salgono dalla città in questo piccolo paese montano, dove, fra la neve e le capre, si capisce il perché di tanta riottosità dei figli ad andarci più spesso.

Un vero e proprio dramma familiare, riunioni fra fratelli che non portano a nulla, litigate, confessioni (il figlio che è sempre stato gay finalmente si confessa e dice tutto ai genitori e alle sorelle), insomma: un bel caos.
Dove tutti sanno tutti dell’altro, ma poi non c’è nessuno che si prenda un po’ cura delle uniche persone che non hanno mai chiesto nulla della vita: i genitori.
Hanno deciso, i vecchi genitori (lui è un ottimo Paolo Panelli all’ultima interpretazione della sua vita), senza peraltro chiedere prima, che siano i figli, a prendersi cura di mamma e papà. I figli, tremendamente ed esageratamente egoisti e narcisisti, in tre a prendersi cura di due poveri e ignari genitori, i quali, raggiunta una certa età, pensano di lasciare l’eredità in cambio di un po’ di cura, e di poter così terminare la propria esistenza in modo sereno, tranquillo, circondati dai familiari.

Il Meneghetti definisce questo film un “bozzetto grottesco”, io invece lo definirei un “ritratto della borghesia arricchita”, perché sanno, i figli, che prima o poi dovranno tornare ad occuparsi di loro, dei vecchi.
Ed escogitano una soluzione brillante quanto tremenda: che naturalmente non vi racconto, per non rovinare il pathos dell’ultima scena.
L’intero film si basa sul tema in classe di uno dei nipotini, il quale descrive con dovizia di particolari tutti i retroscena, i resoconti dettagliati e la vita che si popola di colori, mano a mano che il tempo passa.
Le vacanze natalizie sono da sempre il periodo più bello per i bambini, ma non per tutti: la cuginetta, per esempio, esempio di grassezza e maleducazione, odia il Natale perché si mangia troppo, lei che certo non è una sifilide. O le zie, sempre impegnate in ore ed ore di trucchi, rossetti e smalti, tanto da far sembrare quasi ridicoli gli abitanti di questo piccolo villaggio di montagna.
Gran film, personaggi  in stile macchiette da film anni ‘50, regista straordinario, e soprattutto grande idea: quella di far vedere all’Italia dei primi anni ‘90 (prima di Tangentopoli, che scuoterà il mondo politico, finanziario e culturale dell’intero paese) come siamo cambiati e come siamo più individualisti, egoisti ed egocentrici. E come, se non stiamo attenti, rischiamo di diventare sempre di più.

 

FONTI

Il Meneghetti, anno 2000, Baldini&Castaldi
Il Morandini, anno 1999, Zanichelli


© LiberaMENTE MAGAZINE 16 dicembre 2007