Un
Natale come un altro, come tanti.
Due persone anziane, sole
e per nulla accudite, in un paese da fiaba ma che poi tanto fiabesco
non è.
E tre figli,
che una volta all’anno, a Natale, salgono
dalla città in questo piccolo paese montano, dove, fra la neve e
le capre, si capisce il perché di tanta riottosità dei figli ad
andarci più spesso.
Un
vero e proprio dramma familiare, riunioni fra fratelli che non portano
a nulla, litigate, confessioni (il figlio che è sempre stato gay
finalmente si confessa e dice tutto ai genitori e alle sorelle),
insomma: un bel caos.
Dove tutti sanno tutti dell’altro,
ma poi non c’è nessuno che si prenda un po’ cura delle uniche persone
che non hanno mai chiesto nulla della vita: i genitori.
Hanno
deciso, i vecchi genitori (lui è un ottimo Paolo Panelli all’ultima
interpretazione della sua vita), senza peraltro chiedere prima,
che siano i figli, a prendersi cura di mamma e papà. I figli, tremendamente
ed esageratamente egoisti e narcisisti, in tre a prendersi cura
di due poveri e ignari genitori, i quali, raggiunta una certa età,
pensano di lasciare l’eredità in cambio di un po’ di cura, e di
poter così terminare la propria esistenza in modo sereno, tranquillo,
circondati dai familiari.
Il
Meneghetti definisce questo film un “bozzetto
grottesco”, io invece lo definirei un “ritratto della borghesia
arricchita”, perché sanno, i figli, che prima o poi dovranno tornare
ad occuparsi di loro, dei vecchi.
Ed escogitano una soluzione
brillante quanto tremenda: che naturalmente
non vi racconto, per non rovinare il pathos dell’ultima scena.
L’intero film si basa sul
tema in classe di uno dei nipotini, il quale descrive con dovizia
di particolari tutti i retroscena, i resoconti dettagliati e la
vita che si popola di colori, mano a mano che il tempo passa.
Le vacanze natalizie sono
da sempre il periodo più bello per i bambini, ma non per tutti:
la cuginetta, per esempio, esempio di
grassezza e maleducazione, odia il Natale perché si mangia troppo,
lei che certo non è una sifilide. O le zie, sempre impegnate in
ore ed ore di trucchi, rossetti e smalti, tanto da far sembrare
quasi ridicoli gli abitanti di questo piccolo villaggio di montagna.
Gran film, personaggi
in stile macchiette da film anni ‘50, regista straordinario,
e soprattutto grande idea: quella di far vedere all’Italia dei primi
anni ‘90 (prima di Tangentopoli, che scuoterà il mondo politico,
finanziario e culturale dell’intero paese) come siamo cambiati e
come siamo più individualisti, egoisti ed egocentrici. E come, se
non stiamo attenti, rischiamo di diventare sempre di più.
FONTI
Il
Meneghetti, anno 2000, Baldini&Castaldi
Il
Morandini, anno 1999, Zanichelli