I giovani cantano, e cantano
forte, con le cuffie infilate nelle orecchie, stonati ed avulsi dal resto del
mondo, che continua a girargli attorno, senza fare rumore. Se la musica è la rappresentazione
più vera e spontanea del pensiero di una generazione, pensiamo a come sono cambiate
le cose da quando i giovani cercavano “una terra promessa, un mondo diverso” dove
crescere i loro pensieri, e canzonavano gli “yuppies oppure yappies” che avevano
“la macchina col telefono e le iniziali sul taschino”. Ma ci pensate che i giovani
di un tempo riuscivano a cantare con orgoglio e decisione: “noi, siamo ragazzi di oggi noi, con tutto il mondo davanti
a noi (…) noi sappiamo in cosa credere..." !!!! Vent’anni dopo tutte le
sicurezze dei ragazzi di oggi sembrano andate in fumo, e i giovani non possono
far altro che cantare con pessimistica indecisione: “io
non voglio crescere, andate a farvi fottere…” e ancora: “si stava meglio quando
si stava peggio, non trovo lavoro, non trovo parcheggio…” E non basta il buon vecchio
Liga a dir loro: “niente paura, ci pensa la vita, mi
han detto così…”, perché i giovani la paura ce l’hanno negli occhi, il timore
per un futuro tanto impensabile quanto flessibile, il terrore di perdere “il giro
giusto”, di non ritrovarsi, nella frantumazione continua di identità e di appartenenze
cui sono costretti ad aderire per sopravvivere. Ci
sono però anche oggi i giovani che riescono a vedere il bicchiere mezzo pieno,
che hanno ancora voglia di sognare, perché: “nonostante
le bombe alla televisione, malgrado Belgrado, l’America e Bush(…) la guerra è
finita, almeno per me.” , e ancora : “dammi i soldi e ti porto la soluzione, cosa
ti manca, tranquillo sono io qua.”. Poi
ci sono i visionari, i seguaci delle utopie sempreverdi, che cantano: “non sarebbe bello riprendere Berlino, non sarebbe strano se
capitasse a noi(…) non sarebbe bello vivere all’incontrario, non sarebbe strano,
non essere degli eroi…” Infine i border – line, gli anti – sociali,
quelli che vorrebbero solo e soltanto “una vita tranquilla”, perché da quando
sono nati non sono altro che disperati, e nonostante notino “una lieve flessione
del senso sociale, una flessione costante”, preferiscono voltare le spalle all’umanità
dei “sani” e dichiararsi apertamente e volutamente “out”, regalando rose rosse
“per dipingere ogni cosa”, e chiedendo di poter restare il più possibile “in clandestinità”. E meno male che ci pensano
le giovani donne a tirare fuori un po’ di verve e a ricordare a tutti l’importanza
dell’amore, l’unico vero valore ancora non svalutato, in barba all’inflazione
e al caro – carburante. Nonostante i tronisti e le veline,
il sesso on-line e le letterine, c’è infatti chi ha ancora
voglia di credere nel rapporto a due, nella coppia che diventa famiglia, nella
“costruzione” di un amore alla Mannoia –Fossati (il revival è sempre di moda).
Sono loro, le ragazze di oggi, che chiedono a gran voce: “non ti scordar mai di me, di ogni mia abitudine, in fondo siamo
stati insieme, e non è un piccolo particolare”…cari maschi disegnati sui metrò,
siete avvisati: noi donne ci proveremo ancora e sempre, nonostante la recessione
e i mutui subprime, a costruire la nostra famiglia ideale.
E anche se urliamo in un
megafono nelle prime file dei cortei riusciamo ancora a dirvi, con semplicità: “se fossi
qui con me questa sera, sarei felice e tu lo sai”. Le
parole più belle però le hanno cantate i giovani d’oltreoceano, i giovani sognatori
americani che stanno realizzando un po’ i sogni di tutti noi, rendendo possibile
ogni utopia. Questa canzone è un pezzo swing, come si evince dal titolo,
con refrain basato sulla famosa «Hit the road, Jack» trasformata in «Takin’ it back with Barack, Jack». Purtroppo,
come spesso accade per titoli dei films americani, anche
in questo caso l’opera del traduttore italiano è stata disastrosa. Nel nostro
Paese, infatti, la canzone che i giovani di tutto il mondo intonano come un inno
al cambiamento ed alla liberazione dalla schiavitù dello stereotipo, suona inspiegabilmente
così: “A-A-Abbronzatissimo…”,
in perfetto stile vianello – berlusconiano. Per fortuna
i giovani d’oggi l’inglese lo sanno, e canteranno il testo originale, diffidando
dalle contraffazioni e/o dalle imitazioni nostrane. |