Parole, Soltanto Parole
di Silvia Carena

I giovani cantano, e cantano forte, con le cuffie infilate nelle orecchie, stonati ed avulsi dal resto del mondo, che continua  a girargli attorno, senza fare rumore.
Se la musica è la rappresentazione più vera e spontanea del pensiero di una generazione, pensiamo a come sono cambiate le cose da quando i giovani cercavano “una terra promessa, un mondo diverso” dove crescere i loro pensieri, e canzonavano gli “yuppies oppure yappies” che avevano “la macchina col telefono e le iniziali sul taschino”.
Ma ci pensate che i giovani di un tempo riuscivano a cantare con orgoglio e decisione: “noi, siamo ragazzi di oggi noi, con tutto il mondo davanti a noi (…) noi sappiamo in cosa credere..." !!!!
Vent’anni dopo tutte le sicurezze dei ragazzi di oggi sembrano andate in fumo, e i giovani non possono far altro che cantare con pessimistica indecisione: “io non voglio crescere, andate a farvi fottere…” e ancora: “si stava meglio quando si stava peggio, non trovo lavoro, non trovo parcheggio…”
E non basta il buon vecchio Liga a dir loro: “niente paura, ci pensa la vita, mi han detto così…”, perché i giovani la paura ce l’hanno negli occhi, il timore per un futuro tanto impensabile quanto flessibile, il terrore di perdere “il giro giusto”, di non ritrovarsi, nella frantumazione continua di identità e di appartenenze cui sono costretti ad aderire per sopravvivere.
Ci sono però anche oggi i giovani che riescono a vedere il bicchiere mezzo pieno, che hanno ancora voglia di sognare, perché: “nonostante le bombe alla televisione, malgrado Belgrado, l’America e Bush(…) la guerra è finita, almeno per me.” , e ancora : “dammi i soldi e ti porto la soluzione, cosa ti manca, tranquillo sono io qua.”.

Poi ci sono i visionari, i seguaci delle utopie sempreverdi, che cantano: “non sarebbe bello riprendere Berlino, non sarebbe strano se capitasse a noi(…) non sarebbe bello vivere all’incontrario, non sarebbe strano, non essere degli eroi…”

Infine i borderline, gli anti – sociali, quelli che vorrebbero solo e soltanto “una vita tranquilla”, perché da quando sono nati non sono altro che disperati, e nonostante notino  “una lieve flessione del senso sociale, una flessione costante”, preferiscono voltare le spalle all’umanità dei “sani” e dichiararsi apertamente e volutamente “out”, regalando rose rosse “per dipingere ogni cosa”, e chiedendo di poter restare il più possibile “in clandestinità”.

E meno male che ci pensano le giovani donne a tirare fuori un po’ di verve e a ricordare a tutti l’importanza dell’amore, l’unico vero valore ancora non svalutato, in barba all’inflazione e al caro – carburante. Nonostante i tronisti e le veline, il sesso on-line e le letterine, c’è infatti chi ha ancora voglia di credere nel rapporto a due, nella coppia che diventa famiglia, nella “costruzione” di un amore alla Mannoia –Fossati (il revival è sempre di moda). Sono loro, le ragazze di oggi, che chiedono a gran voce: “non ti scordar mai di me, di ogni mia abitudine, in fondo siamo stati insieme, e non è un piccolo particolare”…cari maschi disegnati sui metrò, siete avvisati: noi donne ci proveremo ancora e sempre, nonostante la recessione e i mutui subprime, a costruire la nostra famiglia ideale.

E anche se urliamo in un megafono nelle prime file dei cortei riusciamo  ancora a dirvi, con semplicità: “se fossi qui con me questa sera, sarei felice e tu lo sai”.
Le parole più belle però le hanno cantate i giovani d’oltreoceano, i giovani sognatori americani che stanno realizzando un po’ i sogni di tutti noi, rendendo possibile ogni utopia.
Questa canzone è un pezzo swing, come si evince dal titolo, con refrain basato sulla famosa «Hit the road, Jack» trasformata in «Takin’ it back with Barack, Jack».
Purtroppo, come spesso accade per titoli dei films americani, anche in questo caso l’opera del traduttore italiano è stata disastrosa. Nel nostro Paese, infatti, la canzone che i giovani di tutto il mondo intonano come un inno al cambiamento ed alla liberazione dalla schiavitù dello stereotipo, suona inspiegabilmente così: “A-A-Abbronzatissimo…”, in perfetto stile vianello – berlusconiano.

Per fortuna i giovani d’oggi l’inglese lo sanno, e canteranno il testo originale, diffidando dalle contraffazioni e/o dalle imitazioni nostrane.


© LiberaMENTE MAGAZINE 16 novembre 2008