|
Perché le Donne non Sanno Leggere
le Cartine...
|
![]() |
|
di Graziella Parisi
|
|
Titolo:
Perché le donne non sanno leggere le cartine e gli
uomini non si fermano mai a chiedere? Un uomo non
riesce a capire come una donna non veda una spia che lampeggia
sul cruscotto, ma individui un calzino sporco a cinquanta
metri in un angolo buio. Ma non è così facile, e per ragioni che sono state scientificamente esaminate dai coniugi Allan e Barbara Pease, psicoterapeuti australiani i quali, dopo aver consultato psicologi, biologi, antropologi di tutto il mondo, sono giunti ad una serie di conclusioni, alcune abbastanza sorprendenti. Uomini e donne sono diversi tra loro, non migliori né peggiori, ma diversi. Non è una novità assoluta, in un certo modo la si conosceva già, ma ora conosciamo le basi biologiche di tale differenziazione: nel corso di decine di millenni il corpo e la mente dei due sessi si sono sviluppati in modi completamente differenti per meglio adattarsi a svolgere le rispettive funzioni. Così l’uomo,
cacciatore e difensore della famiglia, ha sviluppato meglio
alcune capacità sensoriali quali la visione a lunga distanza e notturna, la capacità di
orientamento, lo spirito di aggregazione: la
donna, in qualità di progenitrice, protettrice del nido
e tessitrice dei rapporti relazionali, ha sviluppato maggiormente
la comunicazione verbale, la sensibilità e l’intuito verso
gli stati d’animo altrui, la visione a distanza ravvicinata
e periferica. Uomini e donne
sarebbero quindi profondamente diversi a causa della differenza
nella struttura cerebrale e nella composizione ormonale,
considerati fattori determinanti e principali responsabili
del nostro modo di pensare e di comportarsi. La via da
seguire sembra quindi quella della conoscenza delle origini
e delle caratteristiche di tali differenze, per giungere
alla loro piena comprensione e/o accettazione; da qui
ci si potrà muovere alla ricerca di rapporti di coppia
più costruttivi ed appaganti, basati sulla reciproca consapevolezza
dei bisogni dell’altro e sulla complementarietà, piuttosto
che sull’irrealistica pretesa di una “identità”. |
|
© LiberaMENTE MAGAZINE 6 aprile 2008 |