| Ricordi di un Vicolo Cieco |
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| di
Chiara Bianchi |
| Titolo:
Ricordi di un vicolo cieco La
prima volta che mi sono avvicinata al mondo di Banana Yoshimoto avevo circa 14
anni, mi godevo una vacanza ligure e, poiché normalmente al mare non riesco a
leggere per via della spossatezza che il clima mi provoca, non ho portato libri
con me e mi sono improvvisamente trovata con una voglia incredibile di leggere
senza la materia prima per poterlo fare; così, nella biblioteca pubblica della
località in cui mi trovavo, ho scelto questo libro sottile dalla copertina bianca,
con 27 piccole donnine in fila come minuscoli soldatini di piombo…e l’ho detestato,
non riuscivo ad entrare in contatto col mondo che tratteggiava, con le descrizioni,
con le tempistiche, con la riflessiva lentezza, con gli spazi. Dopo
parecchi anni, su consiglio di un’amica, ho deciso di leggere Tzugumi;
l’effetto è stato molto diverso e ha innescato una reazione a catena inarrestabile
che non solo mi ha portato a riprendere - e ad amare moltissimo – Kitchen,
ma anche a divorare gran parte della
produzione letteraria della prolifica autrice giapponese: ultimo della mia serie
personale, il recente Ricordi di un vicolo cieco, apparso in Giappone nel
2003 e in Italia nel 2006 edito da Feltrinelli. La
descrizione di un pasto completo non è meno importante di un dialogo serrato fra
due personaggi, la semplicità con cui l’autrice procede al ghiotto elenco delle
portate è la stessa con la quale analizza uno stato d’animo o rivela un retroscena
drammatico, e ciò non appiattisce il tutto, anzi, lo livella e lo rende alla portata
di chiunque; leggerezza non significa certo superficialità: la semplicità di esposizione
non fa che rendere il messaggio ancora più efficace e diretto. La
raccolta si compone di cinque brevi racconti che hanno in comune la ricerca della
felicità e la possibilità che venga ripristinato un equilibrio interiore in seguito
ad eventi tragici; ne La casa dei fantasmi, Setchan e Iwakura, dopo anni
di amicizia, si scoprono innamorati e condividono un’esperienza soprannaturale,
in Mammaa! una giovane editor, dopo aver subìto un accidentale avvelenamento,
rielabora l’abbandono da parte della madre e rivaluta l’amore delle persone che
la circondano; ne La luce che c’è dentro le persone, una scrittrice traccia
con struggente affetto il ritratto di un amico d’infanzia perduto, tanto speciale
quanto sfortunato; in La felicità di Tomo-Chan la protagonista, grazie
alla sua purezza e semplicità, continua a gioire della vita e dell’amore nonostante
abbia subìto una grave violenza; ed infine, in Ricordi di un vicolo cieco,
il racconto che dà il titolo all’opera - il più toccante e ben riuscito anche
secondo l’autrice stessa che nella postfazione dichiara “(…)è, fra quanto ho scritto
finora, quello che amo di più. Solo per aver potuto scrivere questo racconto,
ringrazio di essere diventata scrittrice“ - Sono
cinque piccole pietre preziose che scaldano il cuore e che aprono la mente su
riflessioni importanti riguardanti i rapporti interpersonali, gli atteggiamenti
di vita, la forza di lottare sempre anche nella quotidianità, anche per le piccole
cose, dove la parola d’ordine è “assaporare” e cercare di trasformare il dolore
in occasione per farsi attraversare da nuova consapevolezza e per tarare la propria
sensibilità sulle cose davvero importanti. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 4 maggio 2008 |