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Salvate il Soldato Linch
di Antonio Casillo

Lo show della politica è anche lo spettacolo mediatico che l’informazione fornisce ad un pubblico che non chiede tanto la verità, ma la messa in scena di un vero copione hollywoodiano. Nell’episodio di Jessica Linch, la soldatessa americana rapita in Iraq nel 2003 e salvata eroicamente da un commando di marines gli ingredienti c’erano proprio tutti: una ragazza giovane e carina in pericolo, i cattivi che la tenevano prigioniera, gli eroi che misero a repentaglio la loro vita per trarla in salvo. Una bella storia di eroismo moderno, una versione attuale di “arrivano i nostri”, l’unico vero lieto fine di una guerra che ha seminato lutti e sconfitte al di la di ogni previsione. Peccato soltanto che nulla di tutto questo fosse vero.

Jessica Linch era tra i dieci soldati americani presi prigionieri dagli iracheni proprio nelle prime settimane del conflitto. Secondo la versione del Pentagono la Linch cadde in un’imboscata il 23 marzo. Undici tra i suoi colleghi morirono, cinque furono tenuti in ostaggio e Jessica – ferita in modo grave a causa di un incidente automobilistico che la rese incosciente per tre ore – riprese conoscenza in un letto di ospedale di Nassiriya nel quale rimase per nove giorni. L’esercito americano armò un commando che prese d’assalto l’ospedale alla mezzanotte del primo aprile . Avevano con se – oltre a fucili mitragliatori – videocamere e microfoni, si apprestavano a liberare Jessica e ad immortalare l’atto eroico della damigella tratta in salvo. In soli cinque minuti il commando liberò la Linch dalla sua prigionia: i marines fecero irruzione nell’ospedale – che si disse essere una base logistica dei soldati repubblicani di Saddam - , intrapresero un aspro combattimento contro i carcerieri della donna senza perdere nemmeno un uomo, e con l’ausilio di una barella portarono via Jessica su di un elicottero.

Jessica Linch

Interpretando male il testo di una traduzione dalla lingua araba il New York Post scrisse che la Linch, prima di essere stata presa prigioniera, si difese fino all’ultimo combattendo con coraggio e preferendo la morte alla cattura. Ma questa versione, che in realtà si dimostrò veramente falsa come il resto della storia, non piacque nemmeno ai vertici del Pentagono che, dimenticando che la  Linch era prima di tutto un soldato, vedevano sfumare la loro versione ufficiale, la versione della ragazza inerme e spaventata salvata da impavidi guerrieri. Ma in questo caso il resto della stampa fu sollecitò nello smentire la versione del New York Post, Jessica non era affatto un eroina, soltanto una donna in pericolo.
Otto giorni dopo la liberazione dell’ostaggio il Pentagono consegno una cassetta ai media girata nel corso dell’impresa, una vera scena da film alla Rambo. Tra le pallottole vaganti il comando si fa strada all’interno dell’ospedale, sgomina i carcerieri iracheni, neutralizza le guardie sistemate davanti alla porta della stanza della ragazza e terminano brillantemente l’operazione. Il presidente Bush è al settimo cielo.
Il nove aprile un gruppo di giornalisti inglesi della BBC sono a Nassiriya per verificare la veridicità dei fatti: rimangono stupefatti.

Secondo la versione dei medici dell’ospedale iracheni che avevano avuto in cura Jessica le ferite non erano state provocate da armi o da percosse, ma soltanto dall’incidente automobilistico nel quale era stata coinvolta. Tutt’altro che maltrattata o prigioniera, la ragazza era stata sottoposta con diligenza a tutte le cure del caso. Raccontò il dottor Abdul Razaq, uno dei medici dell’ospedale:
“Abbiamo dovuto praticare una trasfusione. Fortunatamente alcuni dei miei familiari hanno lo stesso gruppo sanguigno: zero positivo. Così abbiamo potuto disporre di un quantitativo sufficiente di sangue. Aveva il polso a 140 quando è arrivata qui. Credo di poter dire che le abbiamo salvato la vita”.
Furono gli stessi medici dell’ospedale, a rischio della loro stessa vita, a cercare invano di mettersi in contatto con le forze americane, ma il due aprile assistettero increduli alla messa in scena dell’irruzione del commando:
“Sembrava di essere in un film di Hollywood. Di soldati irachene non c’era nemmeno l’obra, ma le forze speciali americane hanno sfoderato le armi sparando a salve. Tra le esplosioni i soldati urlavano “Go! Go! Go!”. Quell’attacco contro l’ospedale è stato una sorta di show, di film di azione, di quelli con Sylvester Stallone”.

Ma lo spettacolo ormai era montato, una volta in america Jessica fu subissata dalla stampa che le chiedeva di raccontare sempre lo stesso copione del film. Quando la Linch affermava di non ricordare quello che riportavano i giornali e di non essere stata maltrattata, i vuoti venivano riempiti ad arte da esperti suggeritori che distorcevano il senso delle sue parole. L’apice della messa in scena toccò il suo vertice quando la stessa Jessica dichiarò di non riconoscersi affatto nell’autobiografia che avevano scritto per lei.
Ora era la stessa Linch ad accusare il Pentagono di manipolazione: “"Mi hanno usato per fare di me un simbolo. Non è giusto. Non so perché abbiano filmato la mia liberazione, perché hanno detto le cose che hanno detto".

Nel libro 1984 George Orwell immagina un mondo in cui a dominare vi è un “Grande Fratello” che, tra le altre cose, riscrive la storia a proprio piacimento. Con molta meno ambizione il Pentagono – con il sostegno acritico dei media americani – ha provato a riscrivere soltanto una scena di quella parte della storia nota come seconda guerra del Golfo. Ma la coscienza professionale di altri giornalisti e l’onestà di Jessica hanno smascherato velocemente l’inganno. La realtà a volte non ha nulla di spettacolare, nulla di epico, e quando è troppo banale bisogna riscriverla. Che importa se tutti sanno dal principio che si sta montando semplicemente uno show? Ora rimane soltanto Jessica, e il suo legittimo desiderio di leggere la parola The End. Se è vero che è “beata quella nazione che non ha bisogno di eroi”, che dire di coloro che hanno il bisogno di inventarli?

Fonti:

- Il Mercato della Paura, Carlo Bonini e Giuseppe D'Avanzo, Edizioni Einaudi, Torino 2006
- Il Sesso del Terrore, Susan Faludi, Edizioni Isbn, Milano 2008


© LiberaMENTE MAGAZINE 20 aprile 2008