Il fenomeno
chiamato “Nu Shu” (“scrittura delle donne”)
pare essersi sviluppato durante il XVII secolo nella provincia cinese dello Hunan, la quale, precedentemente abitata dalla minoranza Yao, viene conquistata dai cinesi
che vi impongono la loro cultura confuciana patriarcale.
Le donne Yao, abituate alla loro indipendenza, decisero
di creare una scrittura per comunicare tra di loro all’insaputa degli uomini.
Questo nuovo alfabeto
recava, a differenza degli ideogrammi cinesi prevalentemente squadrati, tratti
curvilinei e sinuosi, tanto da venir scambiati per disegni
(tanto più che le donne solevano ricamarli sui vestiti, senza che gli uomini potessero
decifrare nulla).
La nuova scrittura veniva usata prevalentemente per donare conforto ad una “consorella”
nel momento del bisogno, come per esempio dopo un matrimonio combinato. Sono noti,
a questo proposito, i così chiamati “Libri del terzo giorno”: testi inviati alle
spose nel loro terzo giorno di matrimonio per incoraggiarle a resistere alle fatiche
della vita coniugale e domestica – in quanto per le donne del tempo, il matrimonio
significava un inevitabile passaggio dalla sottomissione al padre alla sottomissione
al marito.
Più in generale, però, questa scrittura rappresentava l’espressione
di un non ignorabile desiderio di comunicazione e quindi di vita da parte delle
donne sottomesse, le quali furono così capaci di stabilire rapporti esclusivi
e privilegiati tra di loro.
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Il
linguaggio, formato da 7.000 caratteri e tramandato di madre in figlia, veniva
cantato durante le riunioni delle donne in cucina o durante il ricamo: esprimevano
poeticamente ma con un linguaggio quotidiano le emozioni femminili e le difficoltà
del dover accettare il dominio maschile (e l’obbligo del silenzio) giorno dopo
giorno.
Rimasta pressoché sconosciuta fino agli anni Trenta del Novecento,
solo negli anni Cinquanta la “scrittura delle donne” catturò l’attenzione dei
vertici cinesi: creduto un linguaggio usato per lo spionaggio
internazionale ai danni della stessa Cina, i servizi segreti iniziarono le indagini
e chiamarono i maggiori esperti di linguistica e di codici criptati,
ma senza successo.
Soltanto negli anni Ottanta questa scrittura fu riconosciuta
come Nu Shu: la scrittura delle donne.
Per chi vuole informarsi
maggiormente, è possibile visionare un documentario della regista canadese Yang Yueqing dal titolo “Nu Shu: a hidden
language of women in China” che ottenne molti riconoscimenti
tra cui il premio del Festival delle Donne di Torino; vi si racconta la vita e
le mille difficoltà di alcune di queste donne, le quali cercano con ogni sforzo
di non lasciar perire quel tesoro che così in poche conservano – quel grande e
solenne simbolo dell’indipendenza interiore femminile.
Fonti:
http://www.casainternazionaledelledonne.org/newsletter_archivio/03_txt.htm
http://www.associna.com/modules.php?name=News&file=article&sid=403
http://www.wmm.com/filmcatalog/pages/c473.shtml