Shine on you, Crazy Africa |
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| di
Luca Giannoni |
| Ne viene fuori un romanzo
che neanche Palahniuk avrebbe potuto lontanamente immaginare. Altro che il grasso
dei ricchi rivenduto agli stessi ricchi sotto forma di saponette. Roba da matti.
Quale diverso attributo si potrebbe riconoscere nelle vicende di Jean Bedel Bokassa
e del suo amico Bongo (non è un cartone animato), di Idi Amin Dada, di Sekon Tourè
oppure del Dottor Banda? Cosa possiamo pensare di un continente che, prima del
colonialismo occidentale, non soffriva la fame, possedeva leggi ed istituzioni
politiche, modelli sociali consolidati, credenze religiose e culti sofisticati,
strutture economiche e produttive? Non stiamo parlando di modelli idilliaci o
migliori rispetto a quelli europei: erano semplicemente modalità altre di vivere
l'esperienza umana. Che cosa possiamo pensare, guardando un atlante, di coloro
che hanno separato gli stati africani tirando delle linee con il righello su una
mappa? Guardate bene il mappamondo. Proviamo immaginare i confini dell'Italia
del Nord fatti con lo stesso righello. Avremmo un bel rettangolo ed il nostro
paese sarebbe una specie di martello con un piede! La Francia un esagono quasi
perfetto. Naturalmente, dopo aver tirato la linea col righello chi sta di qui
sta di qui e chi si trova dall'altra parte sta dall'altra parte. Il vero mondo
euclideo. Quale africano conosceva il significato di stato di diritto, di divisione
tra pubblico e privato, di preminenza della famiglia nucleare oppure di laicismo
e separazione tra Stato e Chiesa? Ma poco importa. Il modello vincente è quello
e va esportato a tutti gli infelici. Ma come convincere gli arcaici africani della
superiorità del nuovo sistema politico-sociale-economico,
sistema nel quale non si riconoscevano minimamente e che osteggiavano più o meno
apertamente? Come convertire i poveri negretti continuando a spolpare le risorse
del loro territorio facendogli anche credere di essere padroni del loro destino
post-coloniale? Ci volevano degli esempi. Ecco alcune delle soluzioni
più famose ed efficaci: Charles De Gaulle : <chi è quell'idiota che abbiamo a Bangui?>
(Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana) Bokassa è un personaggio
da film. Se non fosse esistito veramente sarebbe stato un soggetto perfetto per
Peter Sellers. Invece è esistito ed ha rappresentato uno dei più alti capolavori
strategici della Francia di Giscard D'Estaing. Un mentecatto che andava in giro
vestito come Napoleone Bonaparte o, nella migliore delle ipotesi, con delle uniformi
speciali sulle quali erano appuntate le centinaia di medaglie raccolte nelle sue
visite diplomatiche. Un antropofago riconosciuto, autoproclamatosi imperatore,
che voleva dichiarare guerra alla Francia perchè rea di avergli restituito una
figlia vietnamita falsa. Un uomo che riuscì a spendere in un solo giorno tutto
il bilancio statale per la festa della sua incoronazione, tra un trono d'oro di
circa due tonnellate e trenta cavalli di pura razza normanna, tutti immediatamente
morti al caldo della Repubblica Centrafricana. Una cerimonia dove tutto il popolo,
ridotto alla fame, fu costretto a manifestare gioia innalzando delle grottesche
B di cartapesta al passaggio di Bokassa. Per risolvere i problemi di cassa del
paese (cioè i suoi) ebbe un'idea geniale: riscuotere le imposte con tre anni di
anticipo! Altro che finanza creativa! Per quanto riguarda l'opposizione interna
invece fece ricorso alle stragi ed alla tortura, il classico metodo democratico.
La Francia, tuttavia, continuò a reggere il gioco a questo fumetto anche perchè
poteva continuare a contare sulle risorse del paese centrafricano. Come se fosse
ancora una colonia. I politici francesi si limitavano a barattare questa strage
delirante con qualche sacchetto di diamanti. I più raffinati, come D'Estaing,
ottennero una enorme riserva di caccia per safari "privati"
e il via libera al commercio illegale di uranio e diamanti. D'altra parte cosa
ci si poteva aspettare dal paese di de La Rochefoucauld? Nous avons tous assez de force pour supporter les maux d'autrui. Lord Callaghan : <il nostro pagliaccio a Kampala> (Kampala,
capitale dell'Uganda, Lord Callaghan primo ministro inglese) Qui cambia lo sceneggiatore.
Si trasloca dai Campi Elisi per arrivare a Londra, la
madre di tutte le democrazie costituzionali. In quest'altro film il protagonista
è un pugile analfabeta, più volte campione nazionale dei pesi massimi. Una persona
di una ignoranza straordinaria. Finissima. Idi Amin detto
Dada, il <papà>. L'uomo che il governo inglese appoggiò per pilotare l'Uganda
nel complicato percorso di democratizzazione. L'uomo che riuscì, in pochi anni,
a far crollare la produzione ugandese di cemento, acciaio e sapone di circa il
97%. Anche questa pellicola poteva essere perfettamente recitata da Peter Sellers
o Woody Allen. Amin si recava molto spesso in elicottero presso i più sperduti
villaggi del suo stato fantoccio. Si presentava sempre con alcuni dei suoi più
stretti collaboratori, i Bertolaso ugandesi, ai quali intimava: <dobbiamo immediatamente
costruire una scuola!>, <bisogna edificare subito un ospedale!> oppure
<fate in modo di costruire una nuova autostrada che colleghi questo villaggio
a Kampala!>. Ovviamente il tutto tra l'entusiasmo generale delle popolazioni
indigene locali che ricambiavano le folgoranti intenzioni con omaggi di ogni genere:
bestiame, ornamenti, preziosi, alimenti ed oggetti dell'artigianato locale. I
Bertolaso ugandesi guardavano il "papà" con aria incredula visto che
sapevano benissimo che non c'erano soldi per costruire un bel niente anche perchè
il bilancio dello stato veniva equamente suddiviso tra le disponibilità di Amin
e quelle dell'esercito. Amin si autoproclamò Signore
di tutte le bestie della terra e dei pesci del mare, Conquistatore dell'Impero
Britannico in Africa in generale ed in Uganda in particolare, nonché Imperatore di Scozia. Tutto Chiaro? Per
racimolare un po' di finanziamenti si recò dal colonnello Gheddafi (quello che
scende dagli aeroplani con la foto dei Take That appuntata sulla giacca) proponendogli
la completa conversione del popolo ugandese all'Islam. Poi pensò di espellere
tutta la popolazione asiatica, indiana e pakistana, che aveva in mano la stragrande
maggioranza delle attività commerciali, attività che vennero prosciugate dall'esercito
e ridistribuite solo in minima parte alla popolazione
locale seguendo il principio <chi tardi arriva male alloggia>. Un bagno
di sangue. Oltretutto gli ugandesi non avevano la più pallida idea di che cosa
fosse il commercio e quando si ritrovarono a vendere degli oggetti chiedevano
il prezzo agli acquirenti. Il sogno dei consumatori occidentali si era avverato
in Uganda! Epiche le sue lettere di insulti e la sua sfida a risolvere un contenzioso
con il presidente della Tanzania in un incontro di pugilato sul ring di Kampala.
Sfida che venne rifiutata ma che generò l'invasione dell'Uganda e la sua destituzione.
Amin, oltre al sangue versato ed alla distruzione di un paese, ci ha lasciato
un cofanetto sotto il suo letto. Al suo interno c'erano delle granate e dei fumetti
di Walt Disney. Gli esempi potrebbero andare
avanti per ore e ore ma il tutto diventerebbe incompatibile con la necessaria
scorrevolezza di una pubblicazione. Questo vuole essere semplicemente un invito
ad approfondire la vicenda di un continente nel contrasto tra i mostri creati
dall'Europa colonialista e le storie di personaggi indigeni che hanno avuto uno
spessore talmente straordinario da rendere ancora più ridicola la nostra presunta
civiltà. Steve Biko, Albert Lutuli, Walter Sisulu oppure Nelson Mandela, Nkrumah
o Nyerere. Approfondimento che potrà trovare adeguato supporto nella ricerca di
Albert Sanchez Pinol e di Pier Maria Mazzola, autori di pubblicazioni di estremo
interesse e facilmente reperibili in libreria o sul web.
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© LiberaMENTE MAGAZINE 7 marzo 2010 |