LiberaMENTE MAGAZINE

Shine on you, Crazy Africa

di Luca Giannoni

Africa. Questo curioso e gigantesco bidone della spazzatura. Questa enorme pentola a pressione sempre in ebollizione e pronta ad esplodere da un momento all'altro. Ma senza troppo rumore. L'Africa è l'esempio lampante di che cosa abbia potuto produrre la sedi(u)cente civiltà occidentale. Si, quella evoluta, liberale, democratica, socialista, liberalista, tecnologica ma anche solidale, cremosa, satira (nel senso classico) fluida e chi più ne ha più ne metta. Visto che parliamo di follia proviamo allora a rileggere la storia recente di questo continente.

Ne viene fuori un romanzo che neanche Palahniuk avrebbe potuto lontanamente immaginare. Altro che il grasso dei ricchi rivenduto agli stessi ricchi sotto forma di saponette. Roba da matti. Quale diverso attributo si potrebbe riconoscere nelle vicende di Jean Bedel Bokassa e del suo amico Bongo (non è un cartone animato), di Idi Amin Dada, di Sekon Tourè oppure del Dottor Banda? Cosa possiamo pensare di un continente che, prima del colonialismo occidentale, non soffriva la fame, possedeva leggi ed istituzioni politiche, modelli sociali consolidati, credenze religiose e culti sofisticati, strutture economiche e produttive? Non stiamo parlando di modelli idilliaci o migliori rispetto a quelli europei: erano semplicemente modalità altre di vivere l'esperienza umana. Che cosa possiamo pensare, guardando un atlante, di coloro che hanno separato gli stati africani tirando delle linee con il righello su una mappa? Guardate bene il mappamondo. Proviamo immaginare i confini dell'Italia del Nord fatti con lo stesso righello. Avremmo un bel rettangolo ed il nostro paese sarebbe una specie di martello con un piede! La Francia un esagono quasi perfetto. Naturalmente, dopo aver tirato la linea col righello chi sta di qui sta di qui e chi si trova dall'altra parte sta dall'altra parte. Il vero mondo euclideo. Quale africano conosceva il significato di stato di diritto, di divisione tra pubblico e privato, di preminenza della famiglia nucleare oppure di laicismo e separazione tra Stato e Chiesa? Ma poco importa. Il modello vincente è quello e va esportato a tutti gli infelici. Ma come convincere gli arcaici africani della superiorità del nuovo sistema politico-sociale-economico, sistema nel quale non si riconoscevano minimamente e che osteggiavano più o meno apertamente? Come convertire i poveri negretti continuando a spolpare le risorse del loro territorio facendogli anche credere di essere padroni del loro destino post-coloniale? Ci volevano degli esempi.

Ecco alcune delle soluzioni più famose ed efficaci:

Charles De Gaulle : <chi è quell'idiota che abbiamo a Bangui?> (Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana)

Bokassa è un personaggio da film. Se non fosse esistito veramente sarebbe stato un soggetto perfetto per Peter Sellers. Invece è esistito ed ha rappresentato uno dei più alti capolavori strategici della Francia di Giscard D'Estaing. Un mentecatto che andava in giro vestito come Napoleone Bonaparte o, nella migliore delle ipotesi, con delle uniformi speciali sulle quali erano appuntate le centinaia di medaglie raccolte nelle sue visite diplomatiche. Un antropofago riconosciuto, autoproclamatosi imperatore, che voleva dichiarare guerra alla Francia perchè rea di avergli restituito una figlia vietnamita falsa. Un uomo che riuscì a spendere in un solo giorno tutto il bilancio statale per la festa della sua incoronazione, tra un trono d'oro di circa due tonnellate e trenta cavalli di pura razza normanna, tutti immediatamente morti al caldo della Repubblica Centrafricana. Una cerimonia dove tutto il popolo, ridotto alla fame, fu costretto a manifestare gioia innalzando delle grottesche B di cartapesta al passaggio di Bokassa. Per risolvere i problemi di cassa del paese (cioè i suoi) ebbe un'idea geniale: riscuotere le imposte con tre anni di anticipo! Altro che finanza creativa! Per quanto riguarda l'opposizione interna invece fece ricorso alle stragi ed alla tortura, il classico metodo democratico. La Francia, tuttavia, continuò a reggere il gioco a questo fumetto anche perchè poteva continuare a contare sulle risorse del paese centrafricano. Come se fosse ancora una colonia. I politici francesi si limitavano a barattare questa strage delirante con qualche sacchetto di diamanti. I più raffinati, come D'Estaing, ottennero una enorme riserva di caccia per safari "privati" e il via libera al commercio illegale di uranio e diamanti. D'altra parte cosa ci si poteva aspettare dal paese di de La Rochefoucauld? Nous avons tous assez de force pour supporter les maux d'autrui.

Lord Callaghan : <il nostro pagliaccio a Kampala> (Kampala, capitale dell'Uganda, Lord Callaghan primo ministro inglese)

Qui cambia lo sceneggiatore. Si trasloca dai Campi Elisi per arrivare a Londra, la madre di tutte le democrazie costituzionali. In quest'altro film il protagonista è un pugile analfabeta, più volte campione nazionale dei pesi massimi. Una persona di una ignoranza straordinaria. Finissima. Idi Amin detto Dada, il <papà>. L'uomo che il governo inglese appoggiò per pilotare l'Uganda nel complicato percorso di democratizzazione. L'uomo che riuscì, in pochi anni, a far crollare la produzione ugandese di cemento, acciaio e sapone di circa il 97%. Anche questa pellicola poteva essere perfettamente recitata da Peter Sellers o Woody Allen. Amin si recava molto spesso in elicottero presso i più sperduti villaggi del suo stato fantoccio. Si presentava sempre con alcuni dei suoi più stretti collaboratori, i Bertolaso ugandesi, ai quali intimava: <dobbiamo immediatamente costruire una scuola!>, <bisogna edificare subito un ospedale!> oppure <fate in modo di costruire una nuova autostrada che colleghi questo villaggio a Kampala!>. Ovviamente il tutto tra l'entusiasmo generale delle popolazioni indigene locali che ricambiavano le folgoranti intenzioni con omaggi di ogni genere: bestiame, ornamenti, preziosi, alimenti ed oggetti dell'artigianato locale. I Bertolaso ugandesi guardavano il "papà" con aria incredula visto che sapevano benissimo che non c'erano soldi per costruire un bel niente anche perchè il bilancio dello stato veniva equamente suddiviso tra le disponibilità di Amin e quelle dell'esercito. Amin si autoproclamò Signore di tutte le bestie della terra e dei pesci del mare, Conquistatore dell'Impero Britannico in Africa in generale ed in Uganda in particolare, nonché Imperatore di Scozia. Tutto Chiaro? Per racimolare un po' di finanziamenti si recò dal colonnello Gheddafi (quello che scende dagli aeroplani con la foto dei Take That appuntata sulla giacca) proponendogli la completa conversione del popolo ugandese all'Islam. Poi pensò di espellere tutta la popolazione asiatica, indiana e pakistana, che aveva in mano la stragrande maggioranza delle attività commerciali, attività che vennero prosciugate dall'esercito e ridistribuite  solo in minima parte alla popolazione locale seguendo il principio <chi tardi arriva male alloggia>. Un bagno di sangue. Oltretutto gli ugandesi non avevano la più pallida idea di che cosa fosse il commercio e quando si ritrovarono a vendere degli oggetti chiedevano il prezzo agli acquirenti. Il sogno dei consumatori occidentali si era avverato in Uganda! Epiche le sue lettere di insulti e la sua sfida a risolvere un contenzioso con il presidente della Tanzania in un incontro di pugilato sul ring di Kampala. Sfida che venne rifiutata ma che generò l'invasione dell'Uganda e la sua destituzione. Amin, oltre al sangue versato ed alla distruzione di un paese, ci ha lasciato un cofanetto sotto il suo letto. Al suo interno c'erano delle granate e dei fumetti di Walt Disney.

Gli esempi potrebbero andare avanti per ore e ore ma il tutto diventerebbe incompatibile con la necessaria scorrevolezza di una pubblicazione. Questo vuole essere semplicemente un invito ad approfondire la vicenda di un continente nel contrasto tra i mostri creati dall'Europa colonialista e le storie di personaggi indigeni che hanno avuto uno spessore talmente straordinario da rendere ancora più ridicola la nostra presunta civiltà. Steve Biko, Albert Lutuli, Walter Sisulu oppure Nelson Mandela, Nkrumah o Nyerere. Approfondimento che potrà trovare adeguato supporto nella ricerca di Albert Sanchez Pinol e di Pier Maria Mazzola, autori di pubblicazioni di estremo interesse e facilmente reperibili in libreria o sul web.

 

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© LiberaMENTE MAGAZINE 7 marzo 2010