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Superpolitica Show
di Silvia Carena

La campagna elettorale è finita, le schede sono state contate, ora non resta che aspettare e sperare. Di certo non in silenzio, perché tra le mille idee confuse che ci ronzano in testa, trovano sicuramente il loro posto anche le note di musichette – tormentoni, che hanno invaso le piazze d’Italia e trasformato la campagna per le politiche 2008 in una tournée primaverile, un Festivalbar prematuro, una Super classifica Show di infimo livello.
Sul palco, a mixare suoni e parole, sono saliti loro, le stelle, i leaders dei rispettivi partiti politici, supportati da innumerevoli e fidatissime claques di adepti, a fungere da coro di sottofondo.

Ecco a Voi l’attesissimo responso degli elettori/uditori:

la Superpoliticashow vede al quarto posto (per cui fuori dal podio) un grande classico del genere: Faccetta nera. Sempreverde e facile da intonare, conosciuto da tutti e coinvolgente al punto giusto. Un successo assicurato per qualsiasi agitatore di folle (ed eventualmente di manganelli) della domenica.

Al terzo posto una new – entry che fa appello ai buoni sentimenti dell’italiano fedele, al lavoratore indefesso che, nonostante non riesca a far mangiare più frutta e verdura ai propri figli, non ha ancora gettato la spugna ed ha voglia di collaborare e di lottare per il cambiamento: è la hit veltroniana “Mi fido di te” (by Lorenzo Cherubini).
Un jingle semplice, poche parole vere, un inno alla semplicità e alla fiducia in un futuro comunque possibile.

Al secondo posto, una chicca inarrivabile, un capolavoro alla Battisti – Mogol dal testo mai retorico e/o banale: è lei, la mitica elegia a Silvio: “Menomale che Silvio c’è”. Il pezzo scritto da un inedito e (strano a dirsi) sconosciuto paroliere genovese, inizia con un trionfo di campanelli, stile Jingle Bells, quasi ad annunciare un imminente Avvento, poi il testo, pieno e significativo:
“Non ho interessi politici – e non ho neanche immobili – ho solo la musica – e penso che – Menomale che Silvio c’è. - Viva l’Italia - l’Italia che ha scelto di crederci un po’ in questo sogno - per questo dico che menomale che Silvio c’è (…) canto così – con quella forza – che ha solamente – chi non conta niente – Presidente questo è per te – menomale che Silvio c’è.  Da brividi.

Alcune voci fuori dal coro (è proprio il caso di dirlo) hanno gridato allo scandalo, al plagio (l’inno al Cavaliere sembra assomigliare in modo imbarazzante a Certe notti di Ligabue), ma a nulla è valsa la strenua opposizione di intellettuali del calibro di Edoardo Sanguineti. Il sommo vate genovese ha bocciato con queste poche parole il nuovo inno elettorale di Berlusconi & Co:  “ Orribile. Già l’inno di Forza Italia era tremendo. Ma questo qui non lo augurerei alle orecchie del mio peggior nemico. Sanguineti pensa con nostalgia ai canti della Resistenza che “al confronto diventano monumenti geniali all’estro del compositore” e conclude con amaro pessimismo: “il problema è che questi jingle possiedono la seduzione infantile della pubblicità e con la loro persuasione occulta agiscono nell’inconscio delle anime semplici restando inchiodati alla memoria.” Ma nemmeno il grande poeta potrebbe avanzare obiezioni di fronte alla prima canzone classificata: una sorpresa per i più, un vero e proprio inno nazionale, il “Va Pensiero” di Giuseppe Verdi. L’inno padano ha stravinto e convinto, e non ha lasciato spazio a recriminazioni di sorta: è questa la vera hit del momento:
“Va’ pensiero sull’ali dorate – va’ ti posa sui clivi, sui colli ove olezzano tepide e molli l’aure dolci del suolo natal!” Bello, possente, foriero di proficue speranze, il Va pensiero è in pole – position signori, e ci vorrà un antagonista degno di tale nome per riuscire a spodestarlo dal trono.

Nelle prossime settimane però si annuncia un nuovo ingresso in classifica, che potrebbe aspirare a posizioni di vertice: il remake di “Mi vendo” realizzato per l’occasione da un Pierferdinando Casini in gran spolvero, che per ora tace e rinnega qualsiasi ambizione canora.

Insomma, il settimanale britannico “The Economist” sbaglia in pieno quando parla del “ritorno del buffone”: gli inglesi non sanno che qui in Italia è in corso una competizione canora mica da ridere, che  presto assumerà veste ufficiale grazie alla presentazione di un probabile ministro dello spettacolo del calibro di Luca Barbareschi.

Il Financial Times lancia ingiurie davvero gratuite quando afferma che “Berlusconi è più conosciuto per il suo umorismo a buon mercato che per serie formulazioni politiche”, poiché dimentica che il Cavaliere è anche un ottimo cantautore, un paroliere senza pari, che ben sta figurando insieme al fido Bossi sul palcoscenico di Superpoliticashow. Uno spettacolo per tutti, per le famiglie disperate, per i precari in cerca di diversivi, per chi vorrebbe emigrare e per chi è costretto a restare.

Perché cantando possa passare il malumore, e perché la musica a tutto volume possa coprire quel sinistro scricchiolio simile al fruscio della matita copiativa sulla scheda elettorale, che altro non è se non l’inconfondibile rumore della nostra povera Italia che scende inesorabilmente sempre più in basso.

 

 

Fonti:
www.ilsole24ore.com
www.leganordrho.it
www.corriere.it


© LiberaMENTE MAGAZINE 20 aprile 2008