LiberaMENTE MAGAZINE

Il tempo dell'attesa

di Chiara Novaro e Antonio Casillo

Secondo una concezione stoica il tempo si offre all’uomo sotto un’unica realtà, quella del presente. Tutto il resto è una sorta di nonluogo, una serie di eventi trascorsi e che quindi non possiamo più controllare, o l’attesa verso un futuro che non si conosce. Nel suo saggio “La brevità della vita”, Seneca afferma:

non abbiamo poco tempo, ma ne abbiamo perduto molto. Abbastanza lunga è la vita e data con larghezza per la realizzazione delle cose più grandi, se fosse tutta messa bene a frutto”.

Sin dall’inizio l’uso del tempo è per Seneca il banco di prova della saggezza, saggio è chi usa bene il proprio tempo. Ma che cosa significa usare bene il proprio tempo? Certamente ci sembra tempo sprecato quello trascorso ad aspettare nelle varie sale d’attesa con cui dobbiamo fare i conti nella nostra vita quotidiana ed è proprio qui che le due dimensioni del nonluogo si incontrano: tempo e spazio sono i termini di un’attesa che ci sembra infinita anche se dura pochi minuti, in cui ci rendiamo conto della nostra “brevità della vita”.

Si perché la vita è davvero troppo breve per passarla in una sala d’attesa!

Il tempo dell’attesa è stato da sempre tema privilegiato da scrittori e poeti, una sorta di liricità romantica che sembra del tutto assente quando attendiamo il nostro turno all’ufficio postale, all’agenzia delle entrate o al caf per la dichiarazione dei redditi. La “Settimana Enigmistica” che ci fa trascorrere ora di relax sotto l’ombrellone, qui è del tutto assente, e mentre siamo disposti a trascorrere ore sotto il casco del parrucchiere, in questi non luoghi della burocrazia improvvisamente scopriamo di avere mille cose da fare, mille impegni, che dobbiamo correre in un altro “nonluogo”, ad attendere…

Lo descriveva bene Domenico Modugno in una canzone di alcuni anni fa, alla fine il povero pensionato si trovava in paradiso accorgendosi di dover fare la fila anche li.

Ma il problema non è forse che noi italiani siamo insofferenti nel fare la fila? Passi per il tempo sprecato, ma diventiamo delle iene quando sospettiamo anche solo lontanamente che qualcun’altro ci voglia “fregare” il posto. Problema questo in parte risolto con l’istallazione in molti uffici dei numeri elettronici ma che perdura ancora dove il mezzo tecnologico è assente. In fondo siamo disposti ad aspettare, ma cavolo! Non sopportiamo i furbetti! Le povere segretarie si trovano allora alle prese con interminabili andirivieni di persone che vogliono essere redarguite sul perché e percome il tizio arrivato adesso è stato ricevuto mentre loro aspettano da ben mezz’ora. Ma hanno visto bene il cartello? I tempi di attesa sono diversi a seconda della pratica da espletare! Si, vabbé, ma chi ha tempo di leggere?

Eppure potrebbe essere proprio leggere un bel modo per trascorrere il tempo dell’attesa. Un buon libro magari, approfittare di quel non luogo fuori dallo spazio e dal tempo per ricavare un angolino tutto per noi, per dimenticare il traffico, la fretta, le mille commissioni da fare e seguire il consiglio di Seneca, rendere l’istante prezioso, rallentare i minuti a nostro vantaggio, trasformare il nonluogo in un luogo tutto per noi. Le segretarie sicuramente ve ne saranno grate.

 

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© LiberaMENTE MAGAZINE 25 luglio 2010
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