La differenza tra un teppista
e un bullo, certe volte è una linea molto sottile.
Teppista è chi mette in atto comportamenti
basati sulla violenza, la sopraffazione, il vandalismo, compiendo
anche furti e reati contro i beni pubblici e privati. Bullo invece è chi, all’interno
di un gruppo, perseguita un’altra persona, che può essere pari a lui,
o trovarsi in una condizione socialmente più debole.
La persecuzione avviene direttamente,
in modo fisico o verbale, con percosse, insulti, l’esclusione dal
gruppo, l’isolamento. Ma è bullismo anche la persecuzione
indiretta, che consiste nella la diffusione di maldicenze, calunnie
e pettegolezzi. Se queste azioni vengono fatte
attraverso Internet, con la diffusione sulla rete di testi, foto e
video, allora si parla di "cyberbullying". Il bullo, se è abbastanza violento,
può agire da solo nella sua persecuzione. In altri casi i bulli, in
gruppo, se la prendono con un singolo o un altro gruppo.
Gli altri appartenenti al gruppo,
per paura, disinteresse o mancanza di valori civili e solidarietà
umana, salvo eccezioni, non si oppongono.
I motivi che vengono addotti dal
bullo, per spiegare il suo comportamento, sono i più diversi: dal
principio del “c’ero prima io e quindi comando”, cioè il principio
della autorità proveniente dalla anzianità di ruolo, a discriminazioni
basate sul fisico, sulla regione italiana di nascita, su razza, religione,
identità sessuale, colore politico, tifo calcistico.
In campo militare, il “nonnismo”,
simile al bullismo, era una pratica in uso nell’esercito italiano,
ai tempi della leva obbligatoria, e consisteva nel fatto che, i ragazzi
che avevano quasi finito il periodo di leva, detti “nonni” o “vecchi”,
perseguitavano i nuovi arrivati, detti “reclute”, “spine”, ”burbe”.
Questi episodi, erano tollerati,
in qualche modo, dall’autorità militare e considerati un rito di iniziazione,
pittoresco e virile.
Tra gli studenti, la “goliardia”
all’università consisteva, anche, nella persecuzione degli iscritti
ai primi anni, chiamati “matricole”, che venivano tiranneggiati dagli
studenti “anziani” degli ultimi anni o dai “fuori corso”.
Il nonnismo, nell’esercito, ha
lasciato dei morti sulla sua strada: ragazzi caduti dalle finestre,
perché costretti a camminare sul davanzale, picchiati, costretti a
pratiche umilianti, dolorose e pericolose, lasciati nudi al freddo,
obbligati ad arrampicarsi senza protezione su strutture alte, gettati
in vasche d’acqua d’inverno …
Il fenomeno, qualche tempo fa’,
aveva assunto una tale drammaticità, da costringere le autorità militari
a rivedere le proprie posizioni su questo “codice d’onore”, ed intervenire
con precise direttive, come la Circolare 24 marzo 1999, che hanno
ottenuto lo scopo. La fine della leva obbligatoria
ha fatto il resto. La goliardia, considerata espressione
della mentalità borghese, è stata spazzata via dalle università, nel
periodo della contestazione degli anni settanta. Il bullismo, recentemente tornato
in essere, costituisce uno dei i tanti problemi che la scuola italiana
affronta tutti i giorni. Non
si tratta di un problema nuovo per la scuola; questo fenomeno è presente
fin dall’Ottocento; la figura dell’”infame” Franti può far sorridere
oggi, per il linguaggio di De Amicis, nel libro “Cuore”, ma descrive
un ragazzo che oggi chiameremmo “bullo” o “teppista”.
I giornali e la televisione dedicano ampi spazi, spesso
enfatizzano, gli episodi di bullismo che avvengono nelle nostre scuole. Il Ministero della Pubblica Istruzione ha preso molto sul
serio la questione, emanando di recente una normativa apposita sul
bullismo, la N. 16 del 5 febbraio 2007. Lo stesso Ministero ha istituito un numero verde nazionale
per denunciare gli abusi(800
66 96 96), e un portale su Internet (www.smontailbullo.it). Nelle
prime 24 ore di attivazione del numero verde, sono state ricevute
1.150 telefonate. A
livello di territorio, sono stati attivati Osservatori Regionali Permanenti,
e assunte iniziative per sensibilizzare i genitori.
Considerando,
infine, il bullo e il teppista, dal punto di vista psicologico, rileviamo
che il loro comportamento è da considerare come un sintomo di un profondo
disagio interiore, le cui radici quasi sempre risiedono nella famiglia
di origine del ragazzo e/o nell’ambiente socioculturale nel quale
vive. Il comportamento antisociale, rappresenta
per il ragazzo maltrattato in famiglia, rifiutato o non amato adeguatamente,
il sistema prescelto per attirare l'attenzione su se stesso, nel tentativo,
sbagliato e disperato, di affermare la propria esistenza.
Dietro il bullo, che perseguita
il compagno di scuola, spesso c’è stato un padre violento, che picchiava
regolarmente moglie e figli. Oppure un padre assente, freddo,
distante, talvolta crudele, tutto preso dalla vita fuori casa, che
ha affidato alla moglie la gestione della casa, e che in qualche maniera
disprezza i figli e non li stima. La madre, da parte sua, emotivamente
instabile e insicura, con un rapporto coniugale che spesso non funziona,
fa dipendere il suo umore da quello del figlio, ed è incapace di trasmettere
valori morali o sociali. In questa situazione, l'incontro
con la realtà esterna, viene vissuto dal ragazzo come una prova alla
quale non è stato preparato, e alla quale reagisce o con l'aggressività
o con la ricerca di evasione. In molti casi poi, i ragazzi cercano
la loro identità attraverso l'appartenenza ad un gruppo, e , se si
tratta di un gruppo di giovani teppisti, o tossicomani, è quella la
mentalità che viene assunta dal ragazzo, nel tentativo di medicare
le ferite al proprio io e colmare il vuoto di affetti e di valori
che la famiglia ha lasciato.
Per quel che riguarda l’ambiente
nel quale si trova la famiglia del ragazzo, anche questo elemento
può influire pesantemente sul suo sviluppo psicologico.
Situazioni ambientalmente degradate,
economicamente precarie, senza ideali morali, sociali, politici, religiosi,
immerse in una subcultura di stampo mafioso o criminale, offrono al
ragazzo una falsa idea di realizzazione personale attraverso la messa
in atto di comportamenti delinquenziali.
In questo contesto, i ragazzi si
manifestano con reati vandalici contro i beni pubblici, con furti
"inutili", lotte, sfide o competizioni pericolose tra gruppi
o individui, uso di droghe o
alcol, evasione scolastica, furti ad uso di auto o motociclette, scippi, partecipazione a risse.
Senza dimenticare i reati compiuti
dai ragazzi provenienti da famiglie benestanti o ricche, ma prive
di valori affettivi e morali.
Biografia
dell'Autore
Nato a Genova nel 1949, iscritto all’ordine degli
Psicologi della Liguria e abilitato alla Psicoterapia.
Esercita in studio privato dal 1987.
Nel 1974 comincia la propria formazione con uno
stage, svolto da Franco Basaglia, presso l’Ospedale Psichiatrico
di Trieste. In seguito frequenta l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario
di Castiglione delle Stiviere (Mantova). Nello stesso anno
si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Genova.
Dal 1978 al 1981 lavora come Operatore Psicoterapeuta
presso la Comunità Terapeutica “Daily” di Genova, destinata
a pazienti schizofrenici adulti, sotto la direzione del Dott.
Giandomenico Montinari.
Dal
1989 al 1994
frequenta i corsi di formazione quadriennale
in Psicoterapia presso l'Istituto IFPIA (Istituto di Formazione
in Psicoterapia a Indirizzo Analitico) di Genova; i corsi
di ipnosi e tecniche di rilassamento presso l'Istituto IMCI
(Istituto Mente e Corpo Integrati) di Genova; partecipa al
Laboratorio di Arteterapia e a quello di Psicomotricità del
Centro Studi di Psicoterapia e Psicologia Clinica di Genova.
Questi
corsi vengono riconosciuti equivalenti
ad una laurea in Psicologia e consentono l’iscrizione all’Ordine.
Dal
1990 al 1994 gestisce a Genova, assieme al Dott. Montinari, un ambulatorio privato per pazienti psicotici.
Dal
1990 ad oggi, ha svolto docenze presso:
-
l'Associazione HNH (Handicap Non Handicap) di Genova, corsi
per operatori terapeutici rivolti all'assistenza di pazienti
ritardati mentali o portatori di handicap fisici e psicologici
-
A.P.R.E.S.P.A. (Associazione
Per Ricerche e Studi di Psicologia Applicata) di San Donà
di Piave (VE), corsi di formazione
per counselor
-
"Scuola di Psicoterapia
Istituzionale" di Genova, riconosciuta dal MIUR con decreto
del 03/04/2003 n.152,
corsi di formazione per Psichiatri e Psicologi
-
Centro Italiano Opere Femminili Salesiane - Formazione Professionale
Liguria, di Genova, corsi di formazione per Docenti Scolastici
Dal
2004 associato al CIRS (Centro Interdisciplinare per Ricerca
e la Formazione in Sessuologia) diretto da Jole Baldaro Verde.
Iscritto
all'Albo dei Consulenti Tecnici (CTU) del Tribunale di Genova.
Organizzatore,
assieme all’Architetto Marco Vimercati di Genova, del progetto
"Eureka": corsi di scrittura creativa e gruppi di
crescita personale attraverso un laboratorio esperienziale
sullo sviluppo della creatività.
Membro
del comitato di redazione della rivista "Aggiornamenti
di Psicoterapia e Psicologia Clinica" di Genova; pubblica
regolarmente articoli divulgativi sulle riviste "Diagnosi
& Terapia", "Rivista di Chiropratica"
, "50 & più".
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