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Teppismo, Nonnismo e Bullismo
di Roberto Vincenzi

La differenza tra un teppista e un bullo, certe volte è una linea molto sottile.

Teppista è chi mette in atto comportamenti basati sulla violenza, la sopraffazione, il vandalismo, compiendo anche furti e reati contro i beni pubblici e privati. Bullo invece è chi, all’interno di un gruppo, perseguita un’altra persona, che può essere pari a lui, o trovarsi in una condizione socialmente più debole.

La persecuzione avviene direttamente, in modo fisico o verbale, con percosse, insulti, l’esclusione dal gruppo, l’isolamento. Ma è bullismo anche la persecuzione indiretta, che consiste nella la diffusione di maldicenze, calunnie e pettegolezzi. Se queste azioni vengono fatte attraverso Internet, con la diffusione sulla rete di testi, foto e video, allora si parla di "cyberbullying". Il bullo, se è abbastanza violento, può agire da solo nella sua persecuzione. In altri casi i bulli, in gruppo, se la prendono con un singolo o un altro gruppo. Gli altri appartenenti al gruppo, per paura, disinteresse o mancanza di valori civili e solidarietà umana, salvo eccezioni, non si oppongono.

I motivi che vengono addotti dal bullo, per spiegare il suo comportamento, sono i più diversi: dal principio del “c’ero prima io e quindi comando”, cioè il principio della autorità proveniente dalla anzianità di ruolo, a discriminazioni basate sul fisico, sulla regione italiana di nascita, su razza, religione, identità sessuale, colore politico, tifo calcistico.

In campo militare, il “nonnismo”, simile al bullismo, era una pratica in uso nell’esercito italiano, ai tempi della leva obbligatoria, e consisteva nel fatto che, i ragazzi che avevano quasi finito il periodo di leva, detti “nonni” o “vecchi”, perseguitavano i nuovi arrivati, detti “reclute”, “spine”, ”burbe”. Questi episodi, erano tollerati, in qualche modo, dall’autorità militare e considerati un rito di iniziazione, pittoresco e virile.

Tra gli studenti, la “goliardia” all’università consisteva, anche, nella persecuzione degli iscritti ai primi anni, chiamati “matricole”, che venivano tiranneggiati dagli studenti “anziani” degli ultimi anni o dai “fuori corso”. Il nonnismo, nell’esercito, ha lasciato dei morti sulla sua strada: ragazzi caduti dalle finestre, perché costretti a camminare sul davanzale, picchiati, costretti a pratiche umilianti, dolorose e pericolose, lasciati nudi al freddo, obbligati ad arrampicarsi senza protezione su strutture alte, gettati in vasche d’acqua d’inverno …

Il fenomeno, qualche tempo fa’, aveva assunto una tale drammaticità, da costringere le autorità militari a rivedere le proprie posizioni su questo “codice d’onore”, ed intervenire con precise direttive, come la Circolare 24 marzo 1999, che hanno ottenuto lo scopo. La fine della leva obbligatoria ha fatto il resto. La goliardia, considerata espressione della mentalità borghese, è stata spazzata via dalle università, nel periodo della contestazione degli anni settanta. Il bullismo, recentemente tornato in essere, costituisce uno dei i tanti problemi che la scuola italiana affronta tutti i giorni.   Non si tratta di un problema nuovo per la scuola; questo fenomeno è presente fin dall’Ottocento; la figura dell’”infame” Franti può far sorridere oggi, per il linguaggio di De Amicis, nel libro “Cuore”, ma descrive un ragazzo che oggi chiameremmo “bullo” o “teppista”.

I giornali e la televisione dedicano ampi spazi, spesso enfatizzano, gli episodi di bullismo che avvengono nelle nostre scuole.  Il Ministero della Pubblica Istruzione ha preso molto sul serio la questione, emanando di recente una normativa apposita sul bullismo, la N. 16 del 5 febbraio 2007. Lo stesso Ministero ha istituito un numero verde nazionale per denunciare gli abusi(800 66 96 96), e un portale su Internet (www.smontailbullo.it). Nelle prime 24 ore di attivazione del numero verde, sono state ricevute 1.150 telefonate. A livello di territorio, sono stati attivati Osservatori Regionali Permanenti, e assunte iniziative per sensibilizzare i genitori. 

Considerando, infine, il bullo e il teppista, dal punto di vista psicologico, rileviamo che il loro comportamento è da considerare come un sintomo di un profondo disagio interiore, le cui radici quasi sempre risiedono nella famiglia di origine del ragazzo e/o nell’ambiente socioculturale nel quale vive. Il comportamento antisociale, rappresenta per il ragazzo maltrattato in famiglia, rifiutato o non amato adeguatamente, il sistema prescelto per attirare l'attenzione su se stesso, nel tentativo, sbagliato e disperato, di affermare la propria esistenza.

Dietro il bullo, che perseguita il compagno di scuola, spesso c’è stato un padre violento, che picchiava regolarmente moglie e figli. Oppure un padre assente, freddo, distante, talvolta crudele, tutto preso dalla vita fuori casa, che ha affidato alla moglie la gestione della casa, e che in qualche maniera disprezza i figli e non li stima. La madre, da parte sua, emotivamente instabile e insicura, con un rapporto coniugale che spesso non funziona, fa dipendere il suo umore da quello del figlio, ed è incapace di trasmettere valori morali o sociali. In questa situazione, l'incontro con la realtà esterna, viene vissuto dal ragazzo come una prova alla quale non è stato preparato, e alla quale reagisce o con l'aggressività o con la ricerca di evasione. In molti casi poi, i ragazzi cercano la loro identità attraverso l'appartenenza ad un gruppo, e , se si tratta di un gruppo di giovani teppisti, o tossicomani, è quella la mentalità che viene assunta dal ragazzo, nel tentativo di medicare le ferite al proprio io e colmare il vuoto di affetti e di valori che la famiglia ha lasciato.

Per quel che riguarda l’ambiente nel quale si trova la famiglia del ragazzo, anche questo elemento può influire pesantemente sul suo sviluppo psicologico. Situazioni ambientalmente degradate, economicamente precarie, senza ideali morali, sociali, politici, religiosi, immerse in una subcultura di stampo mafioso o criminale, offrono al ragazzo una falsa idea di realizzazione personale attraverso la messa in atto  di comportamenti delinquenziali. In questo contesto, i ragazzi si manifestano con reati vandalici contro i beni pubblici, con furti "inutili", lotte, sfide o competizioni pericolose tra gruppi o individui, uso di droghe  o alcol, evasione scolastica, furti ad uso di auto o motociclette, scippi,  partecipazione a risse.

Senza dimenticare i reati compiuti dai ragazzi provenienti da famiglie benestanti o ricche, ma prive di valori affettivi e morali.

 

Biografia dell'Autore

Nato a Genova nel 1949, iscritto all’ordine degli Psicologi della Liguria e abilitato alla Psicoterapia.

Esercita in studio privato dal 1987.

Nel 1974 comincia la propria formazione con uno stage, svolto da Franco Basaglia, presso l’Ospedale Psichiatrico di Trieste. In seguito frequenta l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere (Mantova). Nello stesso anno si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Genova.

Dal 1978 al 1981 lavora come Operatore Psicoterapeuta presso la Comunità Terapeutica “Daily” di Genova, destinata a pazienti schizofrenici adulti, sotto la direzione del Dott. Giandomenico Montinari.

Dal 1989 al 1994  frequenta i corsi di formazione quadriennale in Psicoterapia presso l'Istituto IFPIA (Istituto di Formazione in Psicoterapia a Indirizzo Analitico) di Genova; i corsi di ipnosi e tecniche di rilassamento presso l'Istituto IMCI (Istituto Mente e Corpo Integrati) di Genova; partecipa al Laboratorio di Arteterapia e a quello di Psicomotricità del Centro Studi di Psicoterapia e Psicologia Clinica di Genova.

Questi corsi vengono riconosciuti equivalenti ad una laurea in Psicologia e consentono l’iscrizione all’Ordine.

Dal 1990 al 1994 gestisce a Genova, assieme al Dott. Montinari,  un ambulatorio privato per pazienti psicotici.

Dal 1990 ad oggi, ha svolto docenze presso:

-         l'Associazione HNH (Handicap Non Handicap) di Genova, corsi per operatori terapeutici rivolti all'assistenza di pazienti ritardati mentali o portatori di handicap fisici e psicologici

-         A.P.R.E.S.P.A. (Associazione Per Ricerche e Studi di Psicologia Applicata) di San Donà di Piave (VE), corsi di formazione per counselor

-         "Scuola di Psicoterapia Istituzionale" di Genova, riconosciuta dal MIUR con decreto del 03/04/2003 n.152,  corsi di formazione per Psichiatri e Psicologi

-         Centro Italiano Opere Femminili Salesiane - Formazione Professionale Liguria, di Genova, corsi di formazione per Docenti Scolastici

Dal 2004 associato al CIRS (Centro Interdisciplinare per Ricerca e la Formazione in Sessuologia) diretto da Jole Baldaro Verde.

Iscritto all'Albo dei Consulenti Tecnici (CTU) del Tribunale di Genova.

Organizzatore, assieme all’Architetto Marco Vimercati di Genova, del progetto "Eureka": corsi di scrittura creativa e gruppi di crescita personale attraverso un laboratorio esperienziale sullo sviluppo della creatività.

Membro del comitato di redazione della rivista "Aggiornamenti di Psicoterapia e Psicologia Clinica" di Genova; pubblica regolarmente articoli divulgativi sulle riviste "Diagnosi & Terapia", "Rivista di Chiropratica" , "50 & più".     


© Dott. Roberto Vincenzi per D&T del Marzo 2007
pubblicato su concessione dell'autore