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Terrorizzati
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di Silvia Carena
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L’11 Marzo 2004 una serie di attacchi terroristici coordinati al sistema di treni locali a Madrid portò all’uccisione di 191 persone. La mattina di giovedì 11 marzo, tre giorni prima delle elezioni spagnole, dieci zaini pieni di esplosivo furono fatti esplodere su quattro treni regionali, in quattro stazioni differenti. Il numero delle persone ferite fu alla fine di 2.057. Si rese necessaria quel giorno l’installazione di un ospedale da campo per fornire i primi aiuti. Tra i morti di quel giorno vi fu anche un bambino che sarebbe dovuto nascere di lì a quarantott’ore; le ferite subite dalla madre nell’attentato non gli permisero di vedere la luce. Questi i
dati freddi e crudeli, i numeri di uno degli episodi
più tragici della storia contemporanea, che esattamente
quattro anni fa riportò alla ribalta della cronaca mondiale
l’emergenza terrorismo. In una delle
numerose Conferenze sul Terrorismo (Il Cairo – 2006),
l’On. Amato parlava in questo modo al mondo arabo: “Noi
non siamo un blocco, voi non siete un blocco. Occidente
e Oriente coltivano un’immagine deformata l’uno dell’altro,
e agli uomini di buona volontà spetta il compito di
smontarla”. Se è vero che i due blocchi contrapposti sono rappresentati dal mondo arabo e da quello occidentale, ad un livello più globale, la contrapposizione più netta è in realtà quella tra il Mondo Terrorizzato e il Mondo Terrorista: nel primo vivono i pendolari e i bambini con il secchiello e la paletta, le mamme che prendono l’autobus e vanno al mercato, gli scrittori che immaginano un futuro e lo disegnano migliore; nel secondo vivono invece individui disperati, troppo disperati per comprendere a pieno la loro crudeltà, i kamikaze cresciuti nell’odio e portatori dello stesso odio, rafforzato dal loro personale dolore. Un mondo di carnefici, incapaci di accettare il ruolo di vittime che la Storia gli ha riservato.
Il procuratore G. Caselli, che dal
1973 al 1984 si occupò dei reati commessi da Brigate
Rosse e Prima Linea, definì il terrorismo come: “la
guerra di chi non può fare la guerra: pochi combattenti
da una parte, che si battono contro un avversario che,
dall’altra, possiede la stragrande maggioranza delle
forze armate ed economiche, produttive e sociali, industriali
e culturali. In una guerra vera e propria sarebbero
destinati allo sterminio; le loro azioni estemporanee
conseguono invece il risultato, quanto meno, di mantenere
viva la loro istanza. In quest’ottica il terrorismo
serve, anche se non vince.” Tutto sommato almeno un
tratto accomuna effettivamente chi terrorizza e chi
è terrorizzato: la disperazione. La stessa tremenda
sensazione di aver subito un torto, un’ingiustizia assurda,
lo stesso dolore sordo e costante. Il dolore che solo
un lutto può causare, accompagnato da una sete di vendetta
tanto inspiegabile quanto naturale. Ma uno dei due mondi a tratti assume il moto e la forza di un’ asteroide incontrollata, che fa deviare l’universo della Vita e ne rompe i precedenti equilibri, sviandolo dalle rotte del quotidiano. Dopo l’impatto però l’asteroide si distrugge, mentre il pianeta con tutto il suo contenuto continua ad esistere, a ruotare, a respirare. La bomba esplode, la Vita resiste. Fonti: G. De Michele, « Scirocco »,
Ed. Einaudi 2005. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 23 marzo 2008 |