| Tutta la Vita Davanti |
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| di
Chiara Bianchi |
| Tutta la vita davanti.Paolo Virzì /
Il mondo deve sapere. Michela Murgia Paolo
Virzì è in possesso di una poetica autoriale di tutto rispetto e ormai riconoscibile
nel panorama cinematografico italiano; le sue sono commedia agrodolci con un occhio
attento alle tematiche sociali, al mondo dei giovani o meglio dei neoadulti, alle
sue difficoltà, caratteristiche, aspirazioni e soprattutto illusioni (anzi sempre
più disillusioni). I
suoi personaggi tragicomici sono ben caratterizzati e, anche se spesso sfiorano
la macchietta, rimangono saldamente ancorati alla realtà e rendono possibile il
gioco della verosimiglianza e dell’identificazione dello spettatore, soprattutto
di quello che, a vari livelli, ha avuto o sta avendo esperienze analoghe (nel
caso di questo film, precariato lavorativo e sentimentale, buio rispetto al domani,
incertezze varie ed eventuali); ma mai come in questa pellicola, la realtà supera
la brutale e spietata fantasia della messa in scena. Si
tratta di un ritratto generazionale estremamente ricco, barocco, coloratissimo
e, anche se prevedibile in più punti, la situazione narrata, pur essendo al limite
dell’assurdo, risulta, proprio per questa sua caratteristica, assolutamente e
tristemente credibile. La
forza del pensiero e dell’analisi della giovane protagonista, Marta, neo dottoressa
in filosofia, è contrapposta violentemente alla logica del guadagno, dell’apparenza,
della superficialità della maschera del “vincente” che recita “non conta ciò che
sei ma solo ciò che fai”, quanto e come sei in grado di spogliarti dell’umanità
più banale, dell’etica e del rispetto minimo per l’altro a favore del raggiungimento
di famigerati obiettivi sempre più alti e sempre più astrusi; il giudizio e il
metro di misura del valore personale sono quantificati sul successo e sulla disumanità. I
rapporti interpersonali e il valore umano sono considerati difetti, ostacoli,
vere e proprie debolezze, nella multinazionale “multiple” in cui la ragazza trova
lavoro come telefonista part-time. Marta
dà immediatamente l’idea di essere una persona senza troppe illusioni, senza grilli
per la testa, con i piedi ben piantati a terra; è calma e pratica, con uno sguardo
assolutamente disincantato: questo suo sguardo ci calza a pennello, è quello del
regista e anche il nostro che si immerge sempre con occhio critico e analitico
in questa strana realtà, che è sfiorato dalle persone che la abitano e dalle loro
folli maschere virtuali. Elio
Germano e (sì!) Sabrina Ferilli, brillano nella negatività dei loro personaggi,
Massimo Ghini dà corpo e voce ad un personaggio vincente sul lavoro e distrutto
nella vita privata; Michaela Ramazzotti è invece una giovane madre alla deriva,
ingenuamente seducente e strapazzata da responsabilità più grandi di lei e che
non riesce a gestire da sola; Valerio Mastrandrea, forse l’unico “idealista” di
questo strano gruppetto, è un sindacalista militante e fedifrago. Complessivamente
il film è ben riuscito, riesce a dare addirittura una speranza nella scena finale,
che ricrea un originale nucleo familiare tutto al femminile, proprio quando la
famiglia e gli affetti sono tristemente venuti meno, quando l’unica cosa da fare
è abbandonarsi ad un pianto liberatorio ed a un ghiotto pollo alle erbe, e che
sancisce perfettamente il detto “prendere le cose come vengono”: oggi va così,
domani chissà, come disse la sempre saggia Rossella “domani è un altro giorno”
e quindi meglio pensarci a tempo debito: l’atteggiamento precario è questo, un
passo alla volta, un giorno alla volta, lottando sempre e cercando di stare a
galla in qualche modo. Il
libro di Michela Murgia, cui Virzì si è ispirato per questo film, è un puntualissimo
resoconto di un mese circa di lavoro presso il call center di una multinazionale
che si occupa di pubblicizzare e vendere, vendere, vendere un aspirapolvere
di nuova (sic!) generazione in cui giovani e volenterose telefoniste propinano
la favola del buono omaggio per un’igienizzazione gratuita con il fantasmagorico
e miracoloso arnese per poterlo poi piazzare alle ingenue casalinghe (disperate)
a prezzi esorbitanti e lontani anni luce dal suo valore reale. La
Murgia, con un piglio da spionaggio internazionale, analizza con precisa e lucida
semplicità la sofisticata e terrificante strategia di marketing messa a punto
dall’azienda che uccide l’etica ed eleva il profitto a sovrano incontrastato,
in cui il rispetto per il cliente e il perseguimento della qualità sono assolutamente
opinabili, dove l’unica logica possibile è quella del guadagno smodato e selvaggio,
preferibilmente attraverso tecniche di raggiro e circuizione, non solo nei riguardi
dei potenziali clienti, ma anche di quelli dei lavoratori stessi che sono costretti
in un clima di terrore e folle competizione. Non
possiamo credere che ci siano realtà simili, non vogliamo farlo ma è così, è spaventoso
e illogico ma reale. “il
mondo deve sapere”, quindi: e possibilmente non solo deve prenderne atto, ma fare
al più presto qualcosa. |
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© LiberaMENTE MAGAZINE 20 aprile 2008 |