"Il bisogno di credere in false meraviglie
a volte supera non solo la logica, ma apparentemente anche la salute mentale"
Rev. C. W. Rauscher
Sabato
14 giugno, il Buongiorno di Massimo Gramellini su La
Stampa esordiva così:
“Quando sui computer della redazione è piovuta la notizia
che lo Shuttle aveva urtato un oggetto non identificato di 45
centimetri, negli occhi dei miei colleghi ho visto spuntare
una luce strana. La conosco bene: è la luce della fuga. Quella voglia inesausta di evadere da un mondo che ti soffoca con
la sua prevedibilità”.
Il bisogno di credere, che qualcosa che non corrisponde
alla triviale e banale realtà di ogni giorno esiste davvero. Bisogno di poter
pensare ad un mondo ALTRO, ad un’altra possibile forma di esistenza.
Ma è pur
vero che questo bisogno può sfociare in una pericolosa forma di dipendenza dal
paranormale, in una vera e propria sindrome, che è stata definita come “sindrome
del vero credente”.
M. Lamar Keene, conosciuto negli
anni ’70 come il “Principe degli Spiritualisti” introdusse questo termine per
indicare un’apparente condizione di disordine cognitivo, caratterizzata dal credere
nella veridicità di eventi soprannaturali, anche dopo che siano state fornite
prove autorevoli della loro natura fraudolenta.
La sindrome del vero credente
è del tutto incomprensibile dal punto di vista irrazionale: a dispetto delle enormi
evidenze che personaggi come Uri Geller (il piegatore
di cucchiai “smascherato” dalla James Randi Educational Foundation), o Sai Baba
non sono altro che abili truffatori, è diffusa la credenza del tutto immotivata,
che essi possiedano in realtà capacità spiritistiche e poteri paranormali.
Per
osservare dal punto di vista sperimentale la “sindrome del vero credente”, gli
psicologi Barry Singer e Victor Benassi della California
State University presentarono ai loro allievi il prestigiatore di
spettacolo Craig Reynolds, che eseguì alcuni suoi trucchi di fronte a quattro
classi di studenti di psicologia. Due di queste classi sapevano che Craig era
uno studente come loro, il quale sosteneva di possedere dei poteri; l’insegnante
di psicologia aveva inoltre lasciato intendere di essere scettico in merito all’esistenza
effettiva di tali poteri paranormali.
Le altre due classi invece erano a conoscenza
del fatto che Craig fosse realmente un prestigiatore.
Singer e Benassi
riportarono che circa i due terzi degli studenti di entrambi i gruppi credettero al fatto che Craig fosse un mago, senza significative
differenze tra le due classi.
L’esperimento venne poi ripetuto con due classi
di studenti alle quali avevano esplicitamente detto che Craig non aveva alcun
potere, e che avrebbe eseguito alcuni trucchi per loro. Alla fine dell’esibizione
oltre la metà degli studenti affermò di essere convinto che il prestigiatore possedesse
dei poteri paranormali.
I due studiosi spiegarono i risultati dell’esperimento
affermando che “per molte persone la volontà di credere, a volte supera di gran
lunga la capacità di riflettere criticamente sulle prove pro o contro una propria
fede.”
Potrebbe essere questa sindrome l’origine di tanti fanatismi e psicosi
collettive, come nel caso degli ultimi, sempre più frequenti avvistamenti di UFO
in Gran Bretagna, dove nel giro di un anno le vere o presunte “apparizioni” di
dischi volanti sembrano essere aumentate, secondo i dati diffusi dalla polizia
inglese, addirittura del 40%?
Le possibilità sono due: o ci troviamo di fronte
ad un vero e proprio esodo di massa dagli altri pianeti, di uno sbarco di clandestini
sulla Terra, o molto più probabilmente questa psicosi dell’avvistamento
è legata ad una delle tante forme di reazione al quotidiano, all’ordinario, alla
banale routine.
E se invece il
mito dell’ E.T. non fosse altro che una
favola rispolverata per sostituire altri miti meno fortunati, come quello del
principe azzurro, del matrimonio felice e dell’amore eterno?
Se
partiamo da Albano e Romina ed arriviamo a Madonna e Guy
Ritchie, la lunga trafila delle unioni perfette crollate
miseramente sotto il peso del tempo non fa che allungarsi a vista d’occhio, mentre
le infedeltà di mogli e mariti stanchi della solita monogamia le conosciamo o
le sperimentiamo noi stessi, senza ormai scandalizzarci quasi più. Non sarà che
ci risulta più facile credere ad un’invasione di marziani e ad un possibile universo
parallelo piuttosto che ad un amore felice e duraturo? Perché in fondo i miti
servono a questo: ad aiutarci nella ricerca di un significato da attribuire alle
nostre futili vicende quotidiane. E se un altro mondo esiste, con i suoi abitanti
e le sue leggi, senza le code in macchina sotto il sole e gli autobus in ritardo,
in definitiva tutte le nostre fatiche potrebbero trovare soluzione. Un viaggio
su Marte e una vita migliore per tutti sono in fondo progetti più realizzabili
di quelli tirati fuori in l’occasione di una campagna elettorale e poi subito
riposti nel dimenticatoio, perché ovviamente irrealizzabili.
Fonti:
www.cicap.org
www.lastampa.it
www.ufologia.net