LiberaMENTE MAGAZINE

Welcome

di Bruna Taravello

Un film di Philippe Lioret.

Drammatico, durata 110 min. - Francia 2009.

 

Esiste forse un linguaggio universale dell'infelicità. Forse. E se esiste, Simon e Bilal l'hanno trovato. Nuotando in piscina, scambiandosi uno sguardo fra l'odore di cloro ed il vociare dei bagnanti si sono parlati a lungo, senza che noi vedessimo altro che l'indugiare di un'occhiata silenziosa.

Welcome racconta la storia di alcune infelicità, fra le tante che ci attraversano la vita ogni istante.

Quella di Bilal è quella che potremmo conoscere parlando con coloro che si accalcano ai nostri confini, sia che sbarchino a Pantelleria sia che passino attraverso la Slovenia nascosti dentro ad un camion.

Partito a piedi dall'Iraq, per la precisione dal Kurdistan, rimediando passaggi a pagamento o attaccandosi sotto i treni in Albania, è arrivato fino a Calais. La sua meta è Londra, dove  vive la ragazza che, tre anni prima, l'ha fatto innamorare. Ma proprio l'ultimo tratto, proprio quel braccio di mare che separa Francia e Inghilterra sembra proibitivo, e le mitiche bianche scogliere di Dover che nelle giornate più chiare si mostrano invitanti, poi lo respingono sdegnose.

Simon invece ha una storia apparentemente ben più banale, è istruttore di nuoto e sta formalizzando la separazione dalla moglie che segretamente ama ancora, una volontaria che abbiamo visto nelle prime scene distribuire pasti caldi ai clandestini. Quelli che non possono essere rimpatriati forzosamente perché provenienti da zone di guerra, infatti, bivaccano intorno al molo, aspettando ogni giorno l'invenzione che magicamente li farà entrare nell'Occidente dei sogni.

Simon, invece, di loro non si cura: e anche questa sua indifferenza di fondo alle ingiustizie ha allontanato la moglie. Ma un giorno Bilal e Simon si conoscono, perché il ragazzo dopo altri tentativi falliti  si inventa di oltrepassare la Manica a nuoto. Ed è in questo progetto che investe i suoi ultimi soldi. L'istruttore intuisce subito che non è certo per sport che il ragazzo vuol nuotare, ma decide di non immischiarsi; poi forse pensa di poter sfruttare Bilal per impressionare l'ex moglie. Giorno dopo giorno però Simon si sente sempre più coinvolto e neanche si rende conto che, forse, quel ragazzo che sogna di giocare con Cristiano Ronaldo gli sta insegnando qualcosa. Ed è diventato parte della sua vita.

“Lui è arrivato a piedi dall'Iraq per la ragazza che ama e io per te non sono stato neanche capace di attraversare la strada e fermarti”. Questo dice l'istruttore all'ex moglie, e forse è lui il primo a stupirsi delle proprie parole, mentre lei capisce che l'uomo che conosceva per qualche motivo è cambiato, e forse Bilal nella sua disperata ostinazione di diciottenne ha insegnato qualcosa a chi nella rassegnazione  cercava una qualche sopravvivenza.

Il regista Philippe Lloret con questo film ha raccolto 10 nomination ai Cèsar, gli Oscar francesi; la sua opera, molto   critica sulla legge voluta da Sarkozy per combattere l'immigrazione, ha anche la capacità di mostrare la solitudine di chi si trova, da solo, in contrasto con quanto è previsto da norme che appaiono buone solo in teoria; pare infatti che il Presidente non l'abbia gradito affatto. Nessuna pietà, verrebbe da dire, e tanto meno indulgenza; Simon deve infatti combattere contro vicini troppo zelanti e funzionari rassegnati a  perseguire il reato penale di chi si limita a dare un aiuto umanitario, nella fattispecie persino un passaggio in macchina.

Tutta l'Europa sembra unita da questa disumanizzazione ormai ben più che latente: l'altro è solo un corpo da sfruttare o da respingere, e chi oltrepassa questi limiti paga di persona. Ma forse il prezzo vale la pena: Bilal  forse non giocherà di fianco al suo calciatore preferito, e l'amore di Simon forse resterà sospeso per sempre; ma l'affetto che nasce fra di loro va ben oltre la solidarietà umana, e li arricchisce di un sentimento e di  uno spessore che noi spettatori possiamo solo augurarci di poter possedere, anche solo per alcuni tratti della nostra vita

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© LiberaMENTE MAGAZINE 7 marzo 2010